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Nella calura e silenzio agostani, io scrivo…


Le piccole cose raggiungono il cuore. Due bambini stamattina in un supermercato affollato in maniera incredibile..quasi fosse la vigilia di Natale e non quella di Ferragosto. Hanno massimo cinque anni. Uno è italiano, biondino, capelli con il gel, canottiera e calzoncini di rigore. L’altro è straniero..non saprei..marocchino, tunisino…sono una frana nel riconoscere le nazionalità. Il primo grida: “Nonna, nonna, c’è la mamma di Giairo!” E poco dopo ancora più forte:”E c’è anche Giairo! Giairo! Giairo!”. L’altro bambino vede l’amico da lontano e grida anche lui:”Gianluca, Gianluca!”. Cominciano a cercarsi tra le corsie del supermercato e gli occhi di tutti i clienti, rassegnati, in fila, sono rivolti verso di loro. “Giairo! Giairo!” “Gianluca! Gianluca!”. Si sentono solo le voci e si immagina la loro disperata ricerca tra lattine di pomodoro, farine, spaghetti, birre, biscotti, gelati. Novelli figli stranieri di Marcovaldo nell’era del consumismo. Finalmente si trovano e trasudano gioia dalle loro faccine abbronzate, dai loro sorrisi di dentini bianchi e minuscoli. “Vieni a casa mia, Gianluca!” “No, vieni a casa mia tu, Giairo!” “Ti prego, vieni, vieni! Non puoi dirmi di no!” E questa affermazione adulta su labbra così piccole mi commuove.

I rispettivi genitori cominciano ad inanellare scuse banali: “Ma c’è la valigia da preparare..siamo dalla zia……dobbiamo partire!. Ma tutt’e due non desistono:” No, ti prego, mamma, solo un minutino, solo poco, poco!” Con il ditino alzato sulla manina chiusa. Ti prego, ti prego. Non è importante partire. È importante stare con l’amichetto ritrovato. Mostrare tutti i giochi ottenuti quest’estate. Giocare con i soldatini. Chi se ne importa del mare. Chi se ne importa se è Ferragosto.

Pubblicato il 14/8/2011 alle 16.16 nella rubrica Diario.

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