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Storie dolorose

L. è un ragazzo diverso dagli altri. Per la prima volta quest'anno lo vedo ogni tanto girarsi indietro verso il resto della classe, ridendo con gli altri, rispondendo alle battute degli altri. L'anno scorso sembrava pressochè muto, isolato, su un pianeta lontano e sconosciuto, dal quale riscendeva ogni tanto per dire qualcosa di stentato e frammentario alle interrogazioni. Non che sembrasse non studiare, ma piuttosto uno che fosse assalito da dubbi amletici ogni volta che toccava un argomento.
Non bello, cicciotto, parecchi brufoli, un look opposto a quello dei ragazzi considerati i più "fighi" della classe.
Poi pian piano scopro che ha due grandi passioni: l'informatica e gli scacchi: Ogni cosa chiedo di trovare su internet, lui è il primo a portarmela, a postarmela su facebook, dove ha creato una pagina dedicata alla sua classe. L'anno finisce e viene promosso con un bel sei pieno di media.
Quest'anno è seduto allo stesso posto, in una classe diversa. Vicino alla stessa compagna di banco, silenziosa, un po' come lui, ogni tanto sorride, voltandosi indietro come lui...in fin dei conti si assomigliano: fisicamente, caratterialmente, persino nel rendimento scolastico.
Pochi giorni fa il ricevimento dei genitori: si presenta un tizio, calvo, con un atteggiamento un po' supponente: Si presenta: "Sono il padre non affidatario di L:" e mi dà subito fastidio. Prosegue dicendo che ha un pessimo rapporto con l'ex-moglie e il figlio, che ha un'altra compagna, che ha un'altra figlia più piccola di L., che non riesce ad avere, nonostante i suoi sforzi, un buon rapporto con lui. Gli manda messaggi, auguri di Natale e di buon compleanno, ma non riceve risposta. Intanto penso se la legge, in questi casi, mi permetta di dare notizie sul figlio al genitore "non affidatario". Aggiunge che L. non vuole mai andare da lui, nè tanto meno avere rapporti con la sorella. Continua a ripetere che non si spiega come mai il figlio, alle superiori, non vada un granchè, mentre prima era bravissimo (capirò poi che accusa sottintende con queste parole)

Improvvisamente capisco tante cose e decido di dire a L., che è venuto il padre. Non tanto per farglielo sapere, anzi preferirei che non lo sapessero nè lui nè la madre. Quanto per dirgli che forse non è giusto rinunciare ad un padre e che, magari, tra qualche anno ne sentirà la mancanza, le cose magari cambieranno e potrebbe trovarsi bene con lui.
Incontro L. a ricreazione sulle scale, davanti ad uno dei finestroni, che guardano la campagna romana. Gli dico in breve quello che penso, raccomandandomi di non dire niente alla mamma, perchè è meglio non creare altre occasioni di litigio.
Non l'ho mai sentito mai parlare tanto questo ragazzo: mi dice che odia il padre che l'ha abbandonato a quattro anni, che ha subito una serie infinita di violenze (per fortuna solo verbali) e di cattiverie da parte di quest'uomo, che arrivava a chiuderlo a chiave in una stanza da piccolo e rimaneva dietro la porta a sbraitare contro di lui e la madre. Che una volta si è messo ad urlare sotto al palazzo, perchè lui non voleva andare a casa sua, provocando le ire di tutti i condomini. Che un'altra volta è andato da una sua insegnante delle medie, dicendo che non capiva come facesse, il figlio, a prendere voti così alti e così quella prof. gli aveva diminuito il voto.Che prima si scriveva tutte le malefatte del padre su un quaderno per ricordarsele poi, per fortuna, ha smesso. Conclude dicendo che non vuole vederlo mai più e che spera che la madre riesca a vendere la casa coniugale al più presto così non avranno più motivo di incontrarlo e di parlargli.
E io non so come dargli torto, dar torto a quegli occhi belli, arrabbiati, pieni di rancore, finalmente sicuri di sè nel ricordare il male che gli è stato fatto.

Pubblicato il 10/2/2011 alle 17.8 nella rubrica Diario.

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