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E un giorno tutti si stancarono di lui...

Se ne stancò la gente, non potendone più di veder campeggiare quel faccione tirato e ghignante e quei capelli d'asfalto su tutte le tv , le radio, i telegiornali, i giornali, le riviste patinate. Anche se non guardavano la voce gli arrivava dai video messaggi; se spegnevano tutto e non compravano nulla, arrivava ad inviargli per posta libretti con la sua storia e le sue imprese eccezionali. Se diffidavano il postino dal consegnare tale materiale nelle loro cassette, arrivava persino a telefonare a ciascuno di loro, a tutte le ore, compresi numeri privati e telefonini.

Se ne stancarono tutte quelle povere e giovani ragazze: non ne potevano più di vestirsi da crocerossina o da poliziotta, di guardare ogni sera "Baarìa", bere solo coca cola e ricevere in cambio un sacco di soldi da quello che per loro era solo un nonnetto molto invadente. Flaccido ed egocentrico pretendeva che tutte ridessero delle sue barzellette e intonassero in coro le squallide canzoni scritte a quattro mani con il suo pianista preferito. Non ne potevano più di abitare tutte insieme in quel condominio-alveare in monolocali un po' squallidi, da dove venivano chiamate ogni volta che magari avevano un piacevole appuntamento con un baldo giovane muscoloso.

Se ne stancò il suo alleato politico, tanto ormai il figlio un po' scemo l'aveva sistemato e quindi non aveva più niente da chiedere alla vita. Dividere l'Italia non gli era mai interessato visto che tanto era già divisa da sè. Aevava imparato poi ad apprezzare la collaborazione di uno stuolo di extracomunitari, che lustravano la casa, cucinavano benissimo e ogni tanto sopportavano pure la sua compagnia.

Se ne stancarono i figli visto il ritmo con cui sperperava la loro eredità con donnine allegre. Lo fecero interdire per incapacità di intendere e di volere. Lo rinchiusero in un ospizio con personale esclusivamente maschile di tendenze sessuali neanche tanto misteriose.

E fu presto dimenticato e visse i suoi ultimi anni raccontando a tutti di quando organizzzava feste meravigliose nelle sue fastose residenze insieme a donne giovani e bellissime, amato da tutti, confidente degli uomini più importanti di tutto il globo, padrone di radio, tv, case editrici, padrone dell'Italia, ma che dico del mondo, ma che dico dell'Universo.

Dopo la sua morte un oscuro poeta di provincia scrisse un carme a lui intitolato, che così cominciava: Ei fu. siccome immobile....

Pubblicato il 30/1/2011 alle 15.46 nella rubrica Diario.

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