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Blog aperto il 16/08/2005


GEMELLI
Chiacchiera, scrive, legge, parla ingrese, domanna, vede, compera, sbaratta,
svolazza, guida, interpreta, contatta, telefona, s'empiccia ma è cortese.
Facile, svelto, fino testa matta, sorte, ritorna, gioca, va' pe' spese,
se fa cinque, sei viaggi drent'un mese, quarziasi cosa già l'ha vista e fatta.
Cammia lavoro, donna, veste, umore, tie' le fette in du' staffe:
è opportunista; nun je chiede costanza ne l'amore.
È spiritoso, ironico, ballista, giovanile, ne fa d'ogni colore.
Si s' ammala è ai pormoni e se rattrista
.



In Italia è molto duro essere un intellettuale di destra.
Quelli di sinistra non ti leggono
perchè sei di destra,
quelli di destra non ti leggono
perchè non leggono niente!!!
Marcello Veneziani
 


Scriviamo per farla finita con noi stessi, ma con il desiderio di essere letti, non c’è modo di sfuggire a questa contraddizione. E come se annegassimo urlando: “Guarda, mamma, so nuotare! “. Quelli che gridano più forte all’autenticità si gettano dal quindicesimo piano, facendo il tuffo d’angelo: “Vedete, sono soltanto io!”. Quanto a sostenere di scrivere senza voler essere letti (tenere un diario, per esempio), significa spingere fino al ridicolo il sogno di essere contemporaneamente l’autore e il lettore. (D.Pennac)

"Amo: la parola più pericolosa per il pesce e l'uomo"
Groucho Marx

Livietta: la nuova arrivata!

Cesare: il mio ex-attempato amante
(ci ha lasciato alla veneranda età di diciotto anni!)

Diva: la gatta della mia adolescenza:trovatella, un po' furastica.

Conan: il mio bellissimo, completamente
 pazzo, gatto americano (stroncato dalla leucemia  a soli due anni)
Benigni dixit:" Se su dieci persone ci sono sei operai, tre impiegati e un ricco. Perchè alle elezioni vince sempre il ricco? Allora o ci sono brogli elettorali o il popolo è stupido"

Paolo Rossi: "La fuga dei cervelli. Un bel problema: i cervelli fuggono e i corpi rimangono qui a fare il ministro o il politico..."

Ho sceso, dandoti il braccio, almeno un milione di scale
e ora che non ci sei è il vuoto ad ogni gradino.
Anche così è stato breve il nostro lungo viaggio.
Il mio dura tuttora, nè più mi occorrono
le coincidenze, le prenotazioni,
le trappole, gli scorni di chi crede
che la realtà sia quella che si vede.
Ho sceso milioni di scale dandoti il braccio
non già perchè con quattr'occhi forse si vede di più.
Con te le ho scese perchè sapevo che di noi due
le sole vere pupille, sebbene tanto offuscate,
erano le tue.
(E.Montale)

Messico 1984: il più bel viaggio della mia vita

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27 gennaio 2009

Lavorare tre giorni a settimana?


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permalink | inviato da Gattara il 27/1/2009 alle 19:57 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (3) | Versione per la stampa

26 gennaio 2009

La scuola virtuale

 

Addio pagella.
 Niente più  fatidici dopocena quadrimestrali con la pagella da sventolare orgogliosi sotto il naso di papà, niente più pagelle da tenere nascoste nello zaino fino all'ultimo giorno utile. Addio filoni, niente più scoccianti file per i colloqui: la scuola si avvicina alle famiglie offrendo la possibilità di contatti digitali, sms, email.
 Insomma il ministro abbina le promozioni  didattiche a quelle telefoniche. Nelle opzioni c'è l'imbarazzo della scelta: Alice ( per chi vive in  ltalia, che è il paese delle meraviglie), Me and You ( per chi ha scelto l'inglese potenziato ), Infinity ( riservato ai precari...)
Già mi immagino i dialoghi tra le segreterie scolastiche e le segreterie telefoniche. Già mi immagino i gestori telefonici stropicciarsi le mani, le reti commerciali vedersi aumentare lo share perchè le mamme non si perderanno più le puntate di Amici e delle soap per andare a perdere tempo a parlare con i professori dei loro figli.
 "La comunicazione scuola-famiglia migliorerà" insiste il ministro. E quella genitori-figli? Cari genitori, niente più discussioni, basta connettersi! Ci sarà una sterile valutazione numerica che vi dirà davvero tutto dei vostri figli-studenti.
 A questo punto, un suggerimento al ministro. Ai colloqui su Facebook ci hai mai pensato?

25 gennaio 2009

Non la conoscevo...

....ed è bellissima! Molto adatta alla celebrazione della giornata della memoria (martedì prossimo)

e il cielo mi prese con sè
alex baroni

se vai nel mondo
se torni la placa il mio pianto
(dimmi la verita')
niente medaglie ne ali su me
laggiu' si muore
(senza un perche')
non vidi piu' il sole fra l'odio
e il rancore
la vita si arrese
e il cielo mi prese con sè
madre mi manchi fratelli anche voi
in questa notte (che non passa mai)
credevo era un gioco
eterno sorriso e mi sono smarrito
perche' mi hanno ucciso
soldato bambino racconta tu
tutta la verita'
soldato bambino giustizia ti chiedo
e se tu ritorni
riprendi i miei giorni
rinasci per me per me
per me

24 gennaio 2009

Leghisti a Lampedusa






Il segno dell'assurdità dei nostri tempi è la situazione di Lampedusa, la cui popolazione prima ha fatto in modo che fosse eletto un vicesindaco leghista ed ora si rammarica, perchè tale politica pensa di fare dell'isola un bel parcheggio di extracomunitari a tempo indeterminato (fintanto che vengano rimpatriati: operazione difficile e lunghissima).
La stessa cosa accade in questo paesello fatto di poche anime e molto ristrette mentalmente, che prima eleggono un sindaco di An, sostenuto soprattutto dai palazzinari e lui stesso costruttore, e poi si lamentano che tale personaggio stia chiudendo le finestre delle loro case a furia di costruire (dalle finestre di casa mia, prima si godeva del bellissimo panorama verso Monte Cavo, ora si vede una distesa infinite di gru...)

23 gennaio 2009

Ho voglia di fare a botte con te......

.........come ho voglia di bere quando ho sete (Archiloco)

E' po' di tempo che dentro di me c'è l'irascibile Braccio di Ferro. Mi si stanno accumulando internamente piccole rabbie quotidiane (niente di importante, piccole stupidaggini senza senso), fastidiose e indispettenti (si può dire?), che forse dovrei sfogare prendendo a pugni (o a parolacce) qualcuno. Perchè penso che essere troppo accomodanti, gentili, educati, dolci e affettuosi, porti il resto della gente a non rispettarti.

Potrei elencare:
1) Prenderei a schiaffi chi, su Facebook, ti dice:"Correggi qua, leva là, escludi questo, metti quest'altro....." (ma io stavo tanto bene sul blog, dove non mi conosceva nessuno a fare e a dire quello che mi pareva! Chi me l'ha fatto fare? Sono solo i complimenti dei miei ex-alunni che me lo fanno tenere!)
2)Prenderei sotto con la macchina quel cretino che pochi giorni fa ad atletica , dopo anni che non mi rivolge neanche un "Buongiorno" o un "Buonasera", mi bussa sul vetro dell'auto, mentre sto correggendo i compiti in classe (così passo il tempo, aspettando che mia figlia finisca) e mi dice, usando il tu:"Che ti sposti che se no ci infanghiamo i piedi?"(mi ero messa senza accorgermene accanto ad una pozzangherona...aveva anche ragione, ma che modi!)
3) Coprirei di volgarità l'allenatore di mia figlia, che, solo perchè abbiamo saltato una gara a Rieti, domenica scorsa, ha detto che "Dovrebbe educare i genitori, anzichè i figli!" Di educatori ne ho avuti proprio molti, certo non stavo ad aspettare lui(per questo tipo di gente non esiste che tu abbia la necessità, una domenica ogni tanto, di fare quello che ti piace fare; no, devi stare con la squadra senza fare o concepire nessun'altra attività al mondo!)! E così via...

Però non sono Braccio di Ferro, Dio, o chi per lui, non mi ha fatto neanche nascere maschio (sapeva benissimo che, altrimenti,prima o poi, mi sarei messa nei guai.....)

18 gennaio 2009

Annozero





 Dopo la lite di qualche giorno fa ad Annozero trovo sui blog qualcuno che dice che sì, sì, Santoro è proprio fazioso e dà proprio fastidio compreso quel rompiballe di Travaglio...devo dire che il giorno dell'Epifania appena trascorso stavo per lasciare il cinema, dove un conoscente pontificava sul fatto che deve pagare il canone e poi sorbirsi Santoro. Ora non che io sia una fan accanita: ne vedo qualche pezzo causa sonno, qualche puntata l'ho trovata addirittura deludente, al massimo mi vedo su Youtube Travaglio il giorno dopo (perchè a lui certo fazioso non si può contestare di non dire altro che fatti!). Ma oggi non capisco come la gente possa pensare che un giornalista possa e debba essere obiettivo…ognuno ha le idee che ha ed è giusto combattere ed impegnarsi per esse. Oppure dovrebbero essere tutti melliflui leccaculo come Vespa??? Forse la gente non ricorda che dall'altra parte dobbiamo continuare sopportare un Fede o le testate di Libero o del Giornale?? Che non sono neanche faziose, ma documentate, bensì sono solo una serie di attacchi gratuiti, ricchi di insulti e basta, e spesso infondati alla sinistra. Io non ne posso più invece dell’informazione cerchiobottista….a prescindere dalle idee che ha, un giornalista deve fare a pezzi la parte opposta alla sua…è così che succede in America ed è così che vengono fuori gli scandali e le pulci di tutti gli uomini politici! Se poi ad uno non piacciono Santoro e Travaglio (ma certe verità scomode basate sui fatti bisognerebbe anche avere il coraggio di ascoltarle!) è liberissimo di cambiare canale!!!
Per quanto rigurada poi l'Annunziata devo dire che ha sbagliato proprio il modo: uno perchè ha offerto la possibilità a Berlusconi di dire che si è ispirata a lui, due perchè ha usato un modo poco civile, con cui ribattere a come era impostata la discussione (ma insomma qui non sa più discutere civilmente proprio nessuno???), tre perchè come ha detto Santoro non doveva criticare lui per come conduceva la trasmissione, ma portare avanti, sostenendole con veri argomenti, le sue idee.

15 gennaio 2009

Semplicemente foto ( e tanta nostalgia delle vacanze)

Due delle più belle piazze d'Italia: Spoleto e Gubbio





Un bellissimo vicolo a Perugia



L'albero di natale più grande del mondo: Gubbio



Tutti I MATTINI??????



Un incredibile presepe di sabbia a Città di Castello







Tramonto a Gubbio



Lo stemma di Fabriano: il duro mestiere del cartaio



L'eccezionale invenzione della filigrana (Fabriano "Museo della carta")



La bicicletta dello stracciarolo (Fabriano ibidem)



Le meraviglie di Palazzo Trinci a Foligno


14 gennaio 2009

Vivo un periodo di particolare armonia...

...con i miei alunni. Ci ritroviamo su Facebook (anche classi di sei anni fa), usiamo emule (e loro mi danno consigli), giochiamo alla Wii fit (mi dicono come si sbloccano le attività più nascoste). Se leggono, so cosa leggono (Twilight), se vanno al cinema io ho visto quasi tutti i film che hanno visto loro (tranne quelli demenziali di Natale)......Nonostante non mi vada assolutamente di correggere i compiti in classe e talvolta addirittura di fare lezione (me ne starei lì ore a parlare di tutto con loro:musica, politica, spettacoli), nonostante spesso abbia l'impressione che più che istruirli io debba solo avere la pazienza di aspettare che crescano, che maturino e che apprezzino il piacere finalmente di tante cose belle che ora detestano (tipo "Il nome della rosa" di U.Eco o "Il gattopardo" di L.Visconti), credo che questo sia uno dei periodi migliori della mia carriera e temo che invecchiando non avrò più questa bellissima sintonia con loro, che perderò il gusto di vedere e cercare quello che cercano loro. Chissà se sarò capace di matenere il loro ritmo, chissà se sarò capace di colloquiare sempre alla pari con loro.............

12 gennaio 2009

Il cavallo di battaglia dell'attuale maggioranza

 Il Tax Freedom Day quest'anno cadrà il 23 giugno. Ci vogliono 173 giorni di lavoro per pagare le tasse, due di più del 2008

Liberarsi dalla morsa di un fisco considerato troppo esoso. E’ stato a lungo uno dei cavalli di battaglia dell'attuale maggioranza. Ma come un cane alla catena che abbaia da troppo tempo, il Tax Freedom Day ha finito per mordere i suoi stessi padroni.

Stiamo parlando del giorno di “liberazione fiscale”, cioè di quella ipotetica data dell’anno in cui, secondo calcoli effettuati su alcune fasce di reddito-campione, si smette di lavorare per pagare le tasse e si comincia a guadagnare per sé, per i propri consumi e (eventualmente) per i propri risparmi. Ebbene il peso fiscale complessivo medio per gli italiani nel 2009 – secondo le stime fatte dalla Cgia di Mestre per conto del Corriere della Sera – cresce di due giorni. Ciò significa che il Tax Fredoom Day nel 2009 cadrà il 23 giugno cioè dopo 173 giorni trascorsi a lavorare per il fisco. L'anno scorso la liberazione arrivava il 20 giugno, dopo 171 giorni (perché il 2008 era bisestile).

850 euro di tasse in più

E' il cosiddetto ceto medio quello più tartassato. Questo calcolo infatti fa riferimento a un impiegato con un reddito lordo di circa 40 mila euro più 500 euro di assegni familiari e con circa 30 mila euro di spese per consumi. Tra imposte dirette (cioè sui redditi) e indirette (cioè l'Iva sui consumi) nel 2009 avrà un carico fiscale di poco più di 21 mila euro, 850 in più rispetto all'anno scorso.

Va un po' meglio ai redditi più bassi. Un operaio con 20 mila euro lordi all'anno e 14 mila euro di spese paga circa 7.800 euro di tasse. Trasferito sul calendario significa che il Tax Freedom Day cade il 5 maggio, dopo 120 giorni di lavoro. Ma nel 2008 era il 2 maggio: ci sono sempre due giorni di tasse in più.

Vicini al giro di boa

Siamo ai livelli peggiori degli ultimi vent'anni. Guardando indietro andava peggio (di un giorno) solo nel 2007 e nel 2000. Si è pericolosamente vicini al giro di boa, cioè al 30 giugno, la metà dell'anno: il giorno in cui lavoreremo più per il fisco che per noi.

Ma come mai, nonostante l'abolizione dell'Ici sulla prima casa, le tasse medie crescono? L'aumento di quest'anno è dovuto essenzialmente al cosiddetto fiscal drag, cioè agli effetti dell'inflazione sul carico fiscale dovuto alla progressività delle aliquote fiscali. In altre parole, l'aumento medio degli stipendi fa sì che aumenti anche la percentuale d'imposta da pagare, quindi una parte dell'incremento del reddito viene mangiato dal fisco. (A.D.M.)

12 gennaio 2009

Anch'io per quattro anni ho subito questa umiliazione! Questi sono quelli che prendono soldi dallo Stato senza essere soggetti a nessuna regola!

 

Assunzioni regolari per il punteggio, ma stipendio uguale a zero o quasi

Insegnare per anni gratis nelle private

La tacita regola imposta ai giovani docenti in Campania. Tutti sanno, ma nessuna denuncia

(Emmevi)
(Emmevi)
NAPOLI
- Insegnare per anni gratuitamente nelle scuole private. È il destino che accomuna centinaia di giovani docenti che lavorano in istituti paritari in Campania senza ricevere compenso o al massimo ottenendo solo una piccola parte del salario. Esiste ormai da anni una regola tacita imposta dai dirigenti di tante scuole private ai docenti freschi di abilitazione all'insegnamento che entrano nel mondo della scuola attraverso il canale degli istituti privati: le scuole paritarie assumono con un regolare contratto i giovani insegnanti permettendo loro di accumulare punteggio e scalare le graduatorie provinciali d'insegnamento (condizione necessaria per lavorare un giorno nella scuola pubblica e ottenere il fatidico posto fisso). I docenti in cambio accettano di lavorare gratuitamente o per poche centinaia di euro nelle scuole private. È raro che un giovane insegnante si ribelli a questa prassi: nelle regioni meridionali il numero dei docenti precari è molto alto e le scuole private non hanno problemi a trovare insegnanti pronti a tutto pur di ottenere un incarico annuale.

STATISTICHE - Secondo i dati Istat del 2006, oltre il 20% delle scuole italiane sono private e dei 9 milioni di studenti italiani almeno uno su dieci frequenta un istituto privato. In Campania le scuole non statali riconosciute sono oltre 2 mila: la maggioranza sono istituti per l'infanzia o elementari, ma nel corso degli ultimi anni si sono moltiplicati i licei e gli istituti tecnici. Con la legge del 2000 le scuole paritarie sono state equiparate in tutto e per tutto alle scuole pubbliche e ricevono sussidi e finanziamenti dallo Stato (la legge di bilancio 2008 ha stanziato oltre 530 milioni di euro a favore delle scuole private per l'anno 2008/2009). Ma, a differenza degli istituti pubblici, le scuole paritarie non assumono gli insegnanti prendendo in considerazione le graduatorie nazionali e provinciali, ma contrattando con il docente compenso e condizioni lavorative. L'unico obbligo che le scuole paritarie hanno è quello di assumere insegnanti che hanno superato il concorso di abilitazione all'insegnamento. Per tanti giovani alle prime armi che vivono nell'Italia meridionale è davvero difficile ottenere una supplenza in una scuola pubblica a causa del gran numero di insegnanti presenti nelle graduatorie provinciali: proprio per questo si rivolgono alle scuole paritarie. Tanti istituti paritari propongono ai docenti il medesimo accordo: punteggio annuale in cambio di lavoro gratis o sottopagato.

LA STORIA DI M. – M. è una trentenne che da quasi tre anni lavora in un istituto primario paritario che si trova nell'agro nocerino-sarnese, area a metà strada tra Salerno e Napoli. Non vuole che il nome della sua scuola sia divulgato perché teme di perdere il lavoro. «Come tanti giovani insegnanti meridionali per cominciare a lavorare ho dovuto fare una scelta», dichiara. «O emigravo al Nord con la speranza di ottenere qualche supplenza nella scuola pubblica oppure dovevo accettare di restare a casa e lavorare gratis per qualche istituto privato. Grazie alla raccomandazione di un mio parente (la maggioranza delle scuole paritarie locali assumono solo persone di cui si possono fidare) sono stata presentata alla preside di una scuola privata della zona e ho cominciato a insegnare. Già il primo giorno è stata chiara: mi ha detto che a fine mese avrei dovuto dichiarare di aver ricevuto il compenso ordinario firmando la busta paga, ma mi sarebbero stati concessi solo 300 euro. Sono costretta a firmare e a dichiarare il falso perché questa finta retribuzione garantisce il pagamento dei contributi previdenziali, condizione necessaria per l'attribuzione dei 12 punti annuali in graduatoria. I 300 euro mensili mi permettono di pagare la benzina e l'autostrada che ogni giorno prendo per raggiungere la scuola». Durante questi tre anni, M. non ha ottenuto nessun aumento salariale, mentre le ore a scuola sono aumentate e spesso la sua giornata lavorativa si conclude nel tardo pomeriggio. «Io amo insegnare e per me non è un peso passare intere giornate con i bambini. Certo se fossi pagata il giusto sarei più felice. Lavorare gratuitamente nelle scuole private può apparire uno scandalo ai più, ma qui in Campania è la regola. Nell'istituto dove insegno ci sono decine di giovani colleghe che si trovano nella mia stessa condizione. Con la riforma del maestro unico presentata dal ministro Gelmini, per gli insegnanti elementari la situazione è destinata a peggiorare: aumenteranno i maestri senza lavoro e diminuiranno i posti a disposizione. Non mi stupirei se fra qualche anno le scuole paritarie ci chiedessero di offrire un contributo simbolico per lavorare».

LA STORIA DI S. – C'è chi come S. dopo tanti anni di lavoro gratuito è riuscita a liberarsi dal ricatto del punteggio diventando un'insegnante di ruolo in una scuola pubblica. Oggi lavora in un liceo di Salerno, ma ricorda ancora con rancore e rabbia gli anni di docenza in un famoso istituto privato della città campana: «I primi anni insegnavo solo italiano e latino», dichiara S., che oggi ha poco più di 30 anni. «Poi ho cominciato a fare lezione anche di storia e geografia. Lavoravo fino a 30 ore alla settimana e a fine mese l'istituto mi pagava solo 200 euro. Questo calvario è durato ben sei anni». S. dichiara di non aver mai parlato di compenso con il preside del liceo, ma di aver sempre saputo che se voleva lavorare in quella scuola bisognava accettare la somma esigua che le offrivano: «La cosa più degradante avveniva a fine mese. Entravo nella stanza del preside e fingevo di volerlo salutare. Lui capiva e mi metteva in mano duecento euro. Anche altri insegnanti erano costretti a ripetere questa sceneggiata. Nella scuola vi erano oltre trenta docenti e la maggioranza si trovava nelle mie stesse condizioni. Poi ogni tanto ti chiamavano e ti facevano firmare in blocco le buste paga. Quando hai bisogno di lavoro e denaro fai mille compromessi, alla fine se penso a quegli anni mi sembra di aver rimosso tante cose spiacevoli e tristi». S. racconta che dopo aver passato sei anni in quella scuola privata finalmente tre anni fa ha ricevuto la chiamata per la prima supplenza in una scuola pubblica: «Avevo accumulato un buon punteggio e ho deciso di lasciare l'istituto privato. Dopo varie supplenze sono diventata di ruolo. Il giorno che ho ricevuto il primo stipendio regolare è stato indimenticabile». Tuttavia S. non rinnega il passato: «Mi dispiace dirlo, ma senza i compromessi accettati nella scuola privata, oggi non lavorerei in un istituto pubblico. Chi sfrutta giovani docenti dovrebbe vergognarsi. Ma ciò che più sconcerta è il fatto che dai sindacati agli insegnanti di ruolo tutti accettino questa realtà facendo finta di niente».

8 gennaio 2009

E' ora di tornare....

...a lavorare, a fare lavatrici, piegare panni, stirarli, correggere compiti, fare avanti indietro da scuola, rifare i letti, preparare il sugo e mettere su l'acqua che poi arrivano tra poco per il pranzo. E' ora di smettere di sognare quel casale, diruto, in pietra, affacciato su una valle con un giro di montagne imbiancate tutto intorno, con gli alberi che spuntano da quelle due finestre del secondo piano, quelle lì, quasi sull'angolo....sarebbe bello ristrutturarlo e trasferirsi là, tra cani e gatti, gestirlo come agriturismo, preparare marmellate e sott'olio...sarebbe forse bello, ma quella non sei tu!

 

8 gennaio 2009

Egregio signor Presidente della Repubblica,

 

a scriverle sono venti ragazzi che quest'anno sosterranno l'esame di maturità, studenti e studentesse del liceo Scientifico «XXV Aprile» di Pontedera. Ci rivolgiamo a Lei per la prima volta, ma l'argomento di cui vorremmo renderla partecipe ci sembra alquanto importante. La questione riguarda una visita che la nostra classe, insieme a due insegnanti, ha effettuato il 2 dicembre al Senato della nostra amata Repubblica.

Avremmo tanto voluto dimostrarle il riconoscimento verso le Nostre istituzioni e la felicità per aver avuto la possibilità di partecipare a tale visita, ma purtroppo i sentimenti che ci spingono a scriverle sono decisamente altri.

Siamo da poco maggiorenni, alcuni di noi hanno già avuto l'onore, nonché il dovere, di votare alle ultime elezioni. Tutti ci interessiamo alla politica, chi più e chi meno. Tutti, a scuola, seguiamo le lezione di educazione civica. Tutti studiamo gli articoli più importanti della nostra Costituzione e tutti crediamo nei suoi Principi Fondamentali. Ci stanno insegnando che non bisogna cedere a quella malattia, diffusa fra molti giovani, che è l'«indifferentismo». Ci stanno insegnando quel principio che un certo signor Piero Calamandrei insegnò agli studenti milanesi nel '55 e cioè che sulla libertà bisogna vigilare ogni giorno, vigilare dando il proprio contributo alla vita politica.

Dopo aver letto queste parole si immagini dunque con quale entusiasmo e aspettativa attendevamo la visita al Senato. Nel primo pomeriggio siamo stati alla Libreria del Senato, dove una cortese signorina ci ha parlato di quest'importante organo di Stato: il ruolo, i poteri, la fisionomia. Dopo aver chiarito alcune curiosità ci ha esposto che cosa avremmo sentito alla seduta pubblica. L'ordine del giorno prevedeva la conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 9 ottobre 2008, n. 155, recante misure urgenti per garantire la stabilità del sistema creditizio e la continuità nell'erogazione del credito alle imprese e ai consumatori, nell'attuale situazione di crisi dei mercati finanziari internazionali. Visto il tema molto attuale, la signorina ci ha anche spiegato che eravamo fortunati, in quanto avremmo assistito ad un'importante, se non accesa, discussione parlamentare.

Un po' intimoriti, ma molto emozionati, siamo entrati a Palazzo Madama e, scortati dai commessi, siamo finalmente entrati per assistere alla seduta. Il presidente del Senato stava già introducendo la relazione del disegno di legge e si immagini il nostro stupore, mettendoci seduti, nel vedere che decine di posti erano vuoti, che le tribune a sbalzo erano pressoché deserte e che nessuno di quei pochi signori presenti stava ascoltando il Presidente. Ci è venuto spontaneo chiedere spiegazioni ai commessi, i quali ci hanno cortesemente rassicurati, spiegandoci che ogni senatore conosceva già il disegno di legge e la lettura da parte del Presidente era pura formalità. La situazione e soprattutto il grado di attenzione sarebbero sicuramente cambiati da lì a poco.

Ma ancora più stupore lo abbiamo provato nel momento in cui ci siamo resi conto che la situazione, con il passare dei minuti, non solo non cambiava, ma degenerava: i senatori parlavano fra di loro ed al cellulare con estrema naturalezza, generando un fastidiosissimo brusio di sottofondo, per altro non captato dal Presidente, che neppure tentava di richiamare all'ordine tali senatori. Ai più sfrontati con il cellulare alla mano si contrapponevano però i senatori più pacati: non conversavano, non interagivano, ma sfogliavano semplicemente le pagine dei quotidiani o dei giornali di gossip. Non dimentichiamo poi coloro che usavano con naturalezza il computer, aperto in bella vista davanti ai loro scanni. Dalla nostra tribunetta, esterrefatti, scrutavamo tutto e tutti. La situazione stava per toccare il fondo: alcuni senatori cominciano a esporre i loro discorsi e le loro opinioni riguardo il decreto-legge, ma il brusio ovviamente non si placa neppure adesso.

Molti di loro, concluso il discorso, prendono la ventiquattr'ore e se vanno, senza nemmeno ascoltare la risposta degli altri parlamentari. Altri continuano insistentemente a conversare e come l'esponente del proprio schieramento conclude il discorso si girano e con estrema naturalezza applaudono, senza nemmeno aver ascoltato una virgola dell'arringa. Molti altri entrano ed escono, leggono e scrivono, ci guardano e sorridono.

Ma lo stupore provato fino ad adesso in un soffio si trasforma in profonda delusione e vergogna. Ad alcuni di noi infatti capita per caso di ascoltare alcune frasi frammentarie, ma purtroppo del tutto intelligibili, di un senatore che, salito sulla tribunetta, stava rispondendo alle domande di altri signori scandalizzati quanto noi. «E' normale, è anni che è così», ripeteva tale signore alle loro domande riguardo l'assenteismo. «L'Italia ormai è un Paese che non può più essere riformato», sosteneva. «I senatori si presentano solo per le votazioni più importanti; il titolo ormai è acquisito», rimarcava.

L'entusiasmo di venti giovani cittadini si è cancellato al sentire queste frasi. L'unica cosa che provavamo uscendo da Palazzo Madama quel martedì era delusione, amarezza, vergogna. Tutte quelle belle aspettative di cui eravamo pieni la mattina sono sfumate in quella mezz'ora.

Come si può governare bene un Paese se non si siede quasi mai in quelle tribune? Come si possono risolvere i problemi dello Stato senza dar loro attenzione? Come si possono trovare compromessi senza ascoltare le opinioni altrui? Come si può aiutare un Paese che sta soffrendo, che ha molte lacune da sanare, che ha gravi problemi da affrontare, se si hanno radicate nella mente le convinzioni di quel senatore?

Nei giorni successivi abbiamo continuato a parlarne in classe e le nostre professoresse si sono sentite quasi in dovere di chiederci scusa. I loro intenti erano due: coltivare e cementare il nostro senso civico e il nostro interesse per la politica e formare la nostra fiducia nelle istituzioni. Quest'ultimo è crollato come un castello di sabbia, lasciando dietro di sé le fondamenta della delusione. Ma per quanto riguarda la coscienza civica, difficile a crederci, si è resa ancora più salda: di assenteismo, di disinteresse, di falsità nella politica italiana avevamo sentito solo parlare, adesso però li abbiamo visti con i nostri occhi. Vedere per credere. La presa di coscienza di una realtà che in pochi vogliono ammettere ha generato un'unica, ma forte, sicurezza: la politica non può e non deve essere quella che ci si è presentata davanti. «Ogni membro del Parlamento rappresenta la Nazione», così recita l'articolo 67 della nostra Costituzione, e, se noi siamo la Nazione, non siamo più così sicuri di voler essere rappresentati da chi non si ripete ogni giorno questa frase.

Come noi anche altri studenti potrebbero aver avuto, e a nostro parere è cosa certa che sia accaduto, la stessa reazione. Perciò, pur essendo consapevoli che questa nostra lettera non cambierà quello che abbiamo visto e sentito nell'aula del Senato, ci è sembrato doveroso doverla rendere partecipe della nostra esperienza, delle nostre sensazioni e delle nostre conclusioni.

In veste di garante della Costituzione e rappresentante dell'unità non le poniamo alcuna richiesta, né le formuliamo alcun appello, ma la ringraziamo soltanto di aver speso un po' del suo tempo nel leggere questa lettera. In veste di cittadino italiano invece le chiediamo di far tesoro del pensiero, per non dire dello sdegno, di venti studenti, fieri cittadini italiani esattamente come Lei.

La Quinta A del Liceo

Scientifico «XXV Aprile»

Pontedera

7 gennaio 2009

Si torna a scuola incrociando le dita

 

07 gennaio 209 - Prof. Gianfranco Pignatelli
Il nostro è un Paese di coccodrilli pentiti. I politici, talvolta, si pentono di quanto fanno. All'occorrenza piangono le loro vittime, oppure le scaricano sulle maggioranze precedenti.

A Torino come a San Giuliano di Puglia. Oggi come ieri. Al momento, nelle scuole italiane, avvengono oltre centomila infortuni all'anno.

L'incremento del 20%, negli ultimi otto anni, la dice lunga sull'accresciuta fatiscenza e pericolosità delle strutture e degli impianti dei nostri edifici scolastici.
Tre su quattro sono fuori norma.
Uno su due è sprovvisto di certificato d'agibilità statica.
Più di un terzo non è fornito di impianti elettrici a norma.
Mancano le agibilità sanitarie, i certificati di prevenzione degli incendi, le misure di evacuazione in caso di pericolo.
Il personale, inoltre, non è formato per fronteggiare eventuali emergenze. Le strutture sono vecchie e inadeguate.
Una scuola su dieci è addirittura collocata in una costruzione edificata per altra destinazione d'uso.
La metà ha ben oltre quaranta anni.
Solo una su venti ha meno di quattro lustri.
Quasi nessuna riceve i finanziamenti per la necessaria manutenzione.

I tagli economici, invece, aumentano. Questo è l'unico, e solo, fattore di continuità tra governi di destra e di sinistra. Un esempio? La legge finanziaria 133/2008, varata con grande orgoglio dal ministro Tremonti in soli nove minuti, prevede consistenti aumenti degli alunni per singole classi. Ma i parametri previsti per la formazione delle classi - varati dal CdM. lo scorso 18 dicembre e in attesa del parere della Conferenza Unificata Stato-Regioni e del Consiglio di Stato per la definitiva conversione in legge - contrastano con la qualità della nostra edilizia scolastica e con le disposizioni previste dal D.M. 18 dicembre 1975 (Norme tecniche aggiornate relative all'edilizia scolastica, ivi compresi gli indici minimi di funzionalità didattica, edilizia ed urbanistica da osservarsi nella esecuzione di opere di edilizia scolastica).

Questo decreto stabilisce che ogni alunno delle scuole dell'infanzia, primaria e secondaria di primo grado dovrebbe disporre di 1,80 metri quadri netti di aula, mentre ogni allievo delle secondaria di secondo grado dovrebbe contare su 1,96 metri quadri netti. E non finisce qui.

Il D.M. 26 agosto 1992 (Norme di prevenzione incendi per l'edilizia scolastica), stabilisce che ogni classe non dovrebbe contenere più di 26 persone (insegnante compreso) per evitare i rischi da superaffollamento in caso di evacuazione.

Legiferare è facile, applicare meno. Che faranno i dirigenti scolastici, ad un tempo, incaricati dei tagli (comma 5 dell'art. 64 della legge 133) e, in quanto datori di lavoro, responsabili della sicurezza ai sensi della legge 626 (ora decreto legislativo 81 del 2008)?

Salvaguarderanno la "borsa" di Tremonti o la vita di chi frequenta e lavora a scuola? C'è da giurarci che, italicamente, incroceranno le dita nella speranza di non dover versare lacrime, ovviamente, da coccodrillo. Magari sosterranno che avrebbero tanto voluto ma, purtroppo, non hanno proprio potuto.

P.S. i dati e le valutazioni derivano dalla personale esperienza trentennale di docente ed architetto.

6 gennaio 2009

Previsioni per il 2009. Auguri!!!

 


A gennaio l’economia rallenta, ma tiene.
A febbraio Morfeo Napolitano nutre qualche preoccupazione per il PIL.
A marzo Tremonti implora gli italiani, Geronzi, Profumo e Passera di comprare Bot, Btp e CCT.
Ad aprile lo psiconano garantisce sul futuro dell’Italia.
A maggio Boss(ol)i rassicura che il federalismo è alle porte.
A giugno alle elezioni non ci va nessuno.
A luglio i nuovi disoccupati sono più di due milioni.
Ad agosto Morfeo Napolitano spiega in diretta televisiva che una possibile crisi lo inquieta.
A settembre Tremonti taglia del 30% le pensioni e gli stipendi del pubblico impiego.
Sempre a settembre il debito pubblico supera i 1900 miliardi.
Sempre a settembre lo psiconano si fa riprendere in via Montenapoleone a Milano a fare acquisti per rassicurare gli italiani. Bondi, Cicchitto e Gasparri passano tutti i pomeriggi alla Upim a riempire i carrelli.
A ottobre gli insegnanti non ricevono lo stipendio e le scuole sono chiuse.
A novembre falliscono le amministrazioni pubbliche di Roma, Napoli, Palermo e Bari. Sempre a novembre lo psiconano si reca due settimane alle Barbados per dare l’esempio e dimostrare a tutti che la crisi è un’invenzione dei comunisti.
A dicembre, dall’elicottero, mentre varca il confine austriaco, Tremonti dichiara la bancarotta dello Stato e il federalismo fiscale. Nel senso che ognuno si terrà per sé quello che gli è rimasto in tasca.
A dicembre lo psiconano decide di prolungare per qualche anno le sue vacanze e di farsi assistere dal super consulente Lucianone Gaucci per trattare il suo rientro in Italia ai domiciliari con i tribunali della Repubblica.
Buon 2009!


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permalink | inviato da Gattara il 6/1/2009 alle 17:12 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
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