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Blog aperto il 16/08/2005


GEMELLI
Chiacchiera, scrive, legge, parla ingrese, domanna, vede, compera, sbaratta,
svolazza, guida, interpreta, contatta, telefona, s'empiccia ma è cortese.
Facile, svelto, fino testa matta, sorte, ritorna, gioca, va' pe' spese,
se fa cinque, sei viaggi drent'un mese, quarziasi cosa già l'ha vista e fatta.
Cammia lavoro, donna, veste, umore, tie' le fette in du' staffe:
è opportunista; nun je chiede costanza ne l'amore.
È spiritoso, ironico, ballista, giovanile, ne fa d'ogni colore.
Si s' ammala è ai pormoni e se rattrista
.



In Italia è molto duro essere un intellettuale di destra.
Quelli di sinistra non ti leggono
perchè sei di destra,
quelli di destra non ti leggono
perchè non leggono niente!!!
Marcello Veneziani
 


Scriviamo per farla finita con noi stessi, ma con il desiderio di essere letti, non c’è modo di sfuggire a questa contraddizione. E come se annegassimo urlando: “Guarda, mamma, so nuotare! “. Quelli che gridano più forte all’autenticità si gettano dal quindicesimo piano, facendo il tuffo d’angelo: “Vedete, sono soltanto io!”. Quanto a sostenere di scrivere senza voler essere letti (tenere un diario, per esempio), significa spingere fino al ridicolo il sogno di essere contemporaneamente l’autore e il lettore. (D.Pennac)

"Amo: la parola più pericolosa per il pesce e l'uomo"
Groucho Marx

Livietta: la nuova arrivata!

Cesare: il mio ex-attempato amante
(ci ha lasciato alla veneranda età di diciotto anni!)

Diva: la gatta della mia adolescenza:trovatella, un po' furastica.

Conan: il mio bellissimo, completamente
 pazzo, gatto americano (stroncato dalla leucemia  a soli due anni)
Benigni dixit:" Se su dieci persone ci sono sei operai, tre impiegati e un ricco. Perchè alle elezioni vince sempre il ricco? Allora o ci sono brogli elettorali o il popolo è stupido"

Paolo Rossi: "La fuga dei cervelli. Un bel problema: i cervelli fuggono e i corpi rimangono qui a fare il ministro o il politico..."

Ho sceso, dandoti il braccio, almeno un milione di scale
e ora che non ci sei è il vuoto ad ogni gradino.
Anche così è stato breve il nostro lungo viaggio.
Il mio dura tuttora, nè più mi occorrono
le coincidenze, le prenotazioni,
le trappole, gli scorni di chi crede
che la realtà sia quella che si vede.
Ho sceso milioni di scale dandoti il braccio
non già perchè con quattr'occhi forse si vede di più.
Con te le ho scese perchè sapevo che di noi due
le sole vere pupille, sebbene tanto offuscate,
erano le tue.
(E.Montale)

Messico 1984: il più bel viaggio della mia vita

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28 aprile 2008

L'amaro calice, quando ti tocca, lo devi bere fino in fondo....



....adesso vedremo quanto sarà bravo, lui e i suoi compagni, ops, scusate, camerati, a mettere a posto i secolari problemi di Roma: zingari, sporcizia, indecoro urbano, malavita, traffico etc.etc.
Tanto la colpa è sempre della sinistra: non avessero riciclato Rutelli, avessero, che so, proposto Zingaretti per il posto di sindaco, questa mia amata città non avrebbe fatto un balzo indietro di alcuni decenni.........

28 aprile 2008

La nuova ministra (o la solita minestra???)

 

MariaStella Gelmini al Ministero dell'Istruzione Fare clic con il pulsante destro del mouse qui per scaricare le immagini. Per motivi di riservatezza, il download automatico dell'immagine da Internet non è stato eseguito.

28 aprile 2008 - pd
Dopo quello di Formigoni, Bondi, Prestigiacomo, Carfagna, adesso circola il nome di Gelmini. Qual è la sua visione della scuola? "Meritocrazia", "liberalizzazione della professione" e chiamata diretta dei presidi

Mariastella Gelmini è già su Wikipedia. Giovane, nasce a Leno il 1973. Avvocato, è specializzata in diritto amministrativo e urbanistico. Coordinatrice regionale di ForzaFare clic con il pulsante destro del mouse qui per scaricare le immagini. Per motivi di riservatezza, il download automatico dell'immagine da Internet non è stato eseguito. Italia in Lombardia, è stata eletta alla Camera dei Deputati per la prima volta nel 2006 (XV legislatura).

Il 5 febbraio 2008 ha presentato una proposta di legge che si pone come primo obiettivo "l'attuazione concreta nella societa` italiana del principio del merito". Ed ha ben pensato di partire dalla scuola.

L'obiettivo per la Gelmini dovrebbe essere raggiunto attraverso questi salienti passaggi.

Citiamo dalla proposta di legge

  • rafforzamento dei poteri organizzativi e disciplinari dei dirigenti scolastici e degli organismi di amministrazione che li adiuvano, con compiti di gestione amministrativa e di reclutamento del corpo docente;
  • la promozione di una piena concorrenza tra le istituzioni scolastiche, mediante l'adozione di meccanismi di ripartizione delle risorse pubbliche in proporzione ai risultati formativi rilevati da un organismo terzo tenuto a pubblicare annualmente una classifica regionale delle istituzioni scolastiche fondata su parametri trasparenti e verificabili
  • cancellazione del sistema dei debiti formativi e l'aumento della selettivita` dei meccanismi di avanzamento scolastico, anche attraverso la reintroduzione degli esami di riparazione;
  • valorizzazione del merito dei docenti, mediante:
    • l'eliminazione di ogni automatismo nelle progressioni retributive e di carriera degli insegnanti;
    • la progressiva liberalizzazione della professione, da attuare attraverso la chiamata nominativa da parte delle autonomie scolastiche su liste di idonei, con un periodo di prova di due anni scolastici propedeutico all'assunzione a tempo indeterminato, garantendo comunque la mobilita` dei docenti;
    • la possibilita` , per le singole istituzioni scolastiche, senza oneri aggiuntivi a carico della Stato, di stipulare con i singoli docenti contratti integrativi di tipo
      privatistico.

28 aprile 2008

Che meraviglia(in una scuola così forse non avrei il mal di testa che ho oggi!)!

 da Repubblica

I bambini-contadini a lezione nell´orto

Sono finiti
i tempi del fagiolo nel cotone. Ora in cento scuole elementari si
coltiva sul serio. Grazie a maestre che hanno studiato con Slow Food,
nonni entusiasti e soprattutto piccoli ma già informatissimi
ambientalisti
MAURIZIO CROSETTI

SAN MAURO TORINESE
«Senti, la
pimpinella sa di melone». Marika fa la quinta elementare e nella sua
scuola c´è un orto. Si china verso la pianta, la accarezza e poi si
annusa la mano. Infine, la allunga verso un naso un po´ scettico. Però
sì, la pimpinella sa di melone, e anche un po´ di anguria. «Invece la
maggiorana sa di chewing-gum». Proprio.
Dopo la rotonda con la fontana
c´è un semaforo, poi si svolta a sinistra e lì sta la scuola "Giorgio
Catti", una costruzione bassa che custodisce un segreto pieno di
piante, erbe, frutti, fiori. C´è la serra. C´è il campo delle
coccinelle. C´è l´orto dei semplici. E ci sono quelli di prima
elementare che armeggiano con gli annaffiatoi accanto ad alberelli più
alti di loro. I più grandi, uomini e donne di anni dieci, aiutano e
spiegano. «Maestra, che insetto è? È po´ verde». La maestra Maria
Grazia Vincoletto, che di campagna non sapeva niente ma ha studiato con
Slow Food all´Università di Pollenzo e adesso è "formatrice", insomma
una maestra col bollino blu, risponde: «Direi un coccinellide. A
occhio, un Cryptolaemus Montrouzieri». Ecco, appunto.
La scuola che
non t´aspetti invece c´è. E non sta a lontananze geografiche siderali,
e neppure nei migliori mondi possibili, la Svezia, la Svizzera. Non
rincorre le tre "i", accontentandosi di qualche "p", passione,
pazienza, e di qualche "a", ascolto, amore. Il progetto si chiama "Orto
in condotta". L´idea è di Slow Food, perché insegnare a coltivare
significa anche imparare a mangiare, fare la spesa, conoscere la
propria bocca e la propria pancia, oltre al profumo di un giacinto.
Gli orti scolastici sono un´invenzione americana. La prima a pensarci
fu Alice Waters, a metà degli anni Novanta, in California: studiò per i
bambini un nuovo metodo di educazione alimentare, basato sull´attività
pratica nell´orto e sullo studio e la trasformazione dei prodotti in
cucina. Ogni scuola, un pezzo di terra. Lezioni di piante, fiori,
frutti e cibo. Le mani nelle zolle, per imparare senza quasi
accorgersene. Nacque il progetto The Edible Schoolyards, in Italia dal
2003: dire che ha messo radici è persino troppo facile. Oggi gli orti
scolastici sono più di cento e coinvolgono quattromila bambini, oltre
ai loro insegnanti, ai genitori e ai nonni (un motore fortissimo della
faccenda, vedrete perché). Il Piemonte è la regione italiana con il
maggior numero di "scuole verdi": trentatré. E la città di San Mauro
Torinese è stata tra le prime a crederci. Risultato: quattro scuole
elementari e una dell´infanzia, sette orti, seicento bambini e ventuno
volontari: tre papà, due mamme e il resto nonni come Alberto, Martino,
Felice, Rocco e Luigi, eccoli qui insieme ai nipoti e alle maestre.
«Facciamo i lavori più pesanti, zappiamo, prepariamo la baracca degli
attrezzi, aiutiamo a piantare». Martino ha lavorato nei campi fino a
diciotto anni, in provincia di Treviso. Poi l´emigrazione e la
fabbrica, con l´orto sempre nel cuore. «Un pezzetto di terra l´abbiamo
tutti, a casa o da qualche parte in paese», racconta Felice. «È bello
fare le cose con i bambini: di noi si fidano. E noi abbiamo la memoria
dei nostri padri e dei nostri nonni».
I bambini vanno nell´orto
nell´intervallo. «Ma solo chi vuole, non è obbligatorio, chi preferisce
va a giocare», dice la maestra Maria Grazia, che i nonni hanno appena
definito "un trattore". «Però, quando c´è da seminare, bisogna
muoversi, darsi da fare tutti. Tra poco è ora di insalate, ravanelli e
carote». Sara, anche lei di quinta, vuole proprio raccontare la storia
della salvia. «Un giorno ci siamo accorti che le piante erano piene di
parassiti, però l´intervallo era già finito e non c´era tempo per fare
niente. Dopo qualche giorno abbiamo visto che le coccinelle si erano
mangiate tutti i parassiti». È il principio della coltivazione
biologica: niente chimica, le piante proteggono le altre piante. «Nel
campo delle fragole, il frutto tipico di San Mauro, abbiamo messo anche
l´aglio e la cipolla che rilasciano sostanze antibiotiche naturali e
proteggono i frutti. Si chiama consociazione». Sara ha detto proprio
così: rilasciano sostanze antibiotiche naturali. E poi, consociazione.
«All´inizio, l´idea era quella vecchia del fagiolo nel barattolo con il
cotone: vedere come cresce. Poi si è spalancato un mondo», dice la
maestra che intanto convoca "gli ecologisti". «Cioè la squadra dei
bambini che puliscono e raccolgono le schifezze». Per seminare si segue
il calendario lunare biodinamico, appoggiato sulla cattedra insieme
agli altri libri e quaderni. Dietro la porta si allarga una nuvola di
profumi un po´ stordenti, lì dietro ci sono le erbe aromatiche. Su un
cartello c´è scritto a pennarello "Hortus Conclusus". Perché, incalza
Riccardo, nel Medioevo si chiamava proprio così. Accanto a ogni pianta
c´è una targhetta con le notizie scaricate da Internet. E i nomi
sembrano una filastrocca antica: liquirizia, cedrina, santoreggia,
calendula, tanaceto, tagete («che puzza molto e tiene lontani i
nemici!»), erba di San Pietro («ottima per le frittate»), ruta,
rabarbaro, pimpinella («si trita ed è buonissima come salsa sui
formaggi molli, poi aiuta nella mancanza di appetito»), dragoncello,
lavanda. I bambini più grandi stanno giocando con quelli di prima,
sembra mosca cieca ma non è: li bendano, e gli mettono sotto il naso le
erbe da indovinare dal profumo. «Il gioco degli odori piace molto»,
conferma la maestra Enrica Valabrega. «A parte basilico, origano e
rosmarino, è difficile che un ragazzino del 2008 ne riconosca altre con
l´olfatto. A volte, andiamo a trovare gli anziani della casa di riposo
di Sambuy, qui vicino. È stato commovente vedere una donna cieca che
annusava le erbe, aiutata dai bambini».
Insieme ai nonni, hanno
costruito anche la compostiera. Lo racconta Valentina, quinta B: «È
fatta a strati. Sopra si mettono i rifiuti organici, noi li portiamo
anche da casa, abbiamo spiegato ai nostri genitori che è importante. Lo
strato in fondo è quello della terra concimata che si chiama "compost"
e si ottiene più o meno in otto mesi. Noi non usiamo né concimi chimici
né pesticidi, mai». Riccardo "arieggia" il terreno sforacchiandolo con
la punta di un forcone della sua taglia: «Così respira e diventa più
fertile. Poi ci mettiamo della paglia sopra, in modo che non si
indurisca».
Tra una visita al vecchio mulino e un laboratorio di
cucina, dove si fanno il pane e la pasta insieme alle nonne, si è
realizzato pure il miracolo estremo: bambini che mangiano la verdura!
Giorgia rivela di avere detto alla sua mamma che i broccoli della mensa
sono più buoni di quelli di casa. «Abbiamo imparato a mangiare la
frutta e la verdura di stagione, che è più gustosa e costa meno, e
soprattutto è locale. Se viaggia poco, inquina poco perché non la
devono trasportare i camion». A proposito: è anche successo che i
ragazzini della scuola "Catti" si siano accorti che in mensa veniva
servita acqua minerale umbra. «Con tutta l´acqua che abbiamo in
Piemonte! E allora hanno chiesto di cambiare fornitori. Sono tremendi,
leggono tutte le etichette», dice la maestra-trattore. «Insieme
all´insegnante di matematica abbiamo fatto un lavoro sulle distanze che
percorrono i cibi e sui costi che variano secondo i periodi dell´anno.
Così i bambini imparano un po´ di statistica, di geografia e magari
suggeriscono alle famiglie come si dovrebbe fare la spesa».
Zappano,
strappano le erbacce, annaffiano («solo la terra e mai la pianta»),
spingono la carriola, ascoltano i nonni, aiutano i più piccoli. Ma
cos´è, il paradiso dell´educazione? La vera riforma della scuola,
magari? «Noi vogliamo solo conoscere. I bambini prendono le erbe, le
fanno seccare, le plastificano tra due fogli trasparenti e poi scrivono
la loro ricerca». Tutto semplice, sporcandosi le scarpe e le mani. E
quelle stesse erbe le macinano, le mettono nei sacchetti e poi le
vendono al mercatino: con il ricavato si comprano le cose utili
all´orto, per esempio il sangue di bue secco che è un ottimo concime,
oppure il "litotamnio", una polvere di alghe coralline: «Soffoca i
pidocchietti», spiega Marika. «Invece l´euforbia è repellente, tiene
lontani i topi e le talpe». Secondo miracolo, dopo quello della verdura
nel piatto: topi e vermi non fanno schifo ai bambini. Anzi, Riccardo ha
piazzato sotto il naso della maestra un bastoncino dove un bel
millepiedi arancione fa il contorsionista. «Prendere in mano le
bestioline e osservarle, questo è davvero educativo. Abbiamo anche
girato un piccolo film sui lombrichi».
E poi naturalmente si mangia.
L´anno scorso, con sette enormi zucche hanno preparato il risotto per
tutta la scuola. Nell´orto ci sono quattro varietà di peperoncini,
vicino a fiori all´apparenza gentili («però attenzione, il mughetto è
velenoso!») e alle piante da frutto messe lì dai nonni: un melograno,
un fico, tre varietà di meli antichi della Valgrana e quattro ciliegi
donati dal sindaco di Pecetto. Uno scambio culturale niente male: a
Pecetto, il paese delle ciliegie, San Mauro ha risposto con le sue
favolose fragole. Le stesse che cresceranno nel campo della scuola: ora
sono un tappeto di fiori bianchi, ma tra poco diventeranno rosse e
succose. Sul loro destino vigila, sotto il sole tiepido di aprile, uno
spaventapasseri vestito da sposa.

24 aprile 2008

L'irresistibile gusto del macabro....

...ovvero come si commercializza una fede:il Cristianesimo. Che senso ha l'esposizione in pompa magna di un personaggio dai molti lati oscuri come questo, se non il dover battere cassa con migliaia di pellegrini? Che senso ha che molti attraversino l'Italia per andare a vedere una maschera di cera ed un corpo vestito come per una rappresentazione scenica, spendendo denaro e tempo che potrebbero dedicare in tante opere più utili?????La nostra fede tradisce, secondo me, niente affatto praticante, proprio quella spiritualità che ne dovrebbe essere il fondamento principale, dimostrandosi profondamente iconoclasta e materialista. Niente da dire sull'essere umano, ma sulla sua mercificazione sì!

23 aprile 2008

A quaranta anni dal "sei politico"....

 

Rassegna Nazionale  Il presidente della Provincia con gli studenti: basta voti umilianti
Corriere: E Bolzano si inventa il «4 politico»
23-04-2008

MILANO — Duemila studenti delle superiori tedesche di Bolzano sono scesi in piazza per chiedere «il 4 politico», perché i 2 e i 3 «sono troppo difficili da recuperare». I ragazzi hanno incassato l'appoggio di Luis Durnwalder, il presidente della Provincia autonoma: hanno ragione, interverremo parlando con gli insegnanti»
Poi uno dice, le coincidenze. Perché sarà un caso, ma se la studentessa di Pontremoli avesse saputo delle rivendicazioni portate avanti dai suoi coetanei di Bolzano, forse non si sarebbe spinta fino al punto di farsi picchiare da due amiche per «distogliere» l'attenzione dei genitori dalle imminenti udienze con i prof. Motivo: voti bassi, bassissimi. Impresentabili. E così — pare — ieri è scattato il diabolico (e autolesionistico) piano.
A Bolzano, invece, hanno deciso di lavorare d'anticipo. A scendere in piazza per il «4 politico », contro quei 2 e 3 «troppo difficili da recuperare», sono stati, giovedì scorso, duemila studenti delle superiori tedesche. E a sorpresa, lunedì è arrivata l'adesione di Luis Durnwalder, il «presidentissimo» della Provincia autonoma: i ragazzi hanno ragione, ha dichiarato, interverremo in tal senso. Al telefono, «Durni» conferma e approfondisce: «Dobbiamo dare un incentivo ai nostri giovani. Non basta dire che vale la pena studiare: se prendo 2 e alla verifica successiva prendo 8, ecco, 10 diviso due fa 5, no? Così si perde il coraggio, il senso del recupero». C'è anche, in quei numeri, il rischio di un'ulteriore ingiustizia: «Il 90% dei docenti già usano solo i voti dal 4 in su, mentre c'è un 10% di prof che, se non sai niente, ti dà 2. Così abbiamo deciso di intervenire. Non in maniera diretta, la legge non lo prevede; parleremo con gli insegnanti, le scuole».
E così, a quarant'anni dal «6 politico», il gioco ricomincia. Al ribasso, però. «Mi sembra che questi studenti del Trentino si sottostimino: se proprio devi chiedere, chiedi il 6, no? Ragazzi, imparate dalla politica: se con l'1% Lombardo in Sicilia chiede un ministro, chi ha 2 in matematica almeno la sufficienza la deve pretendere...», rilancia il comico Dario Vergassola. Con tutto che, a ben guardare, quel 4 lì proprio da buttare via non sarebbe: «Se vi sembra un brutto voto, chiedetelo a Bertinotti...».
Politica a parte, la battaglia di Durnwalder divide gli addetti ai lavori. Paola Mastrocola, autrice de La scuola raccontata al mio cane e docente in uno scientifico torinese, riassume: «Sono profondamente in disaccordo ». Comunicazione breve (causa impegni non rimandabili) ma inequivocabile. Il pedagogista Benedetto Vertecchi è invece meno netto: «Questi ragazzi non dicono "promuoveteci tutti", il 4 politico è anche una richiesta di uniformità di comportamento da parte dei docenti ». Più in generale, in Italia «abbiamo una scala di valutazione con lo stesso numero di posizioni sia nella parte positiva, che in quella negativa. Ma una volta distinto tra moderata e forte insufficienza, che senso ha? Poi un 2, un 3 sono più giudizi morali che di apprendimento». La soluzione? «Una scala a 5 punti, in cui la posizione centrale è la sufficienza».
Ma il problema, per Eraldo Affinati (prof-scrittore che alla sua scuola, la Città dei Ragazzi, ha dedicato l'ultimo libro), sta ancora più a monte. «Definire con un numero la preparazione è sempre una convenzione tra studente e docente. L'importante non è il 4 o il 6, ma questo patto segreto; la percezione del voto non dev'essere matematica, il giudizio va argomentato, l'oggettività è illusoria. Ai ragazzi va spiegato che il voto è solo l'esito finale di un percorso educativo complesso. E il "4 politico", in questo senso, è una finta soluzione».


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permalink | inviato da Gattara il 23/4/2008 alle 9:26 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (3) | Versione per la stampa

23 aprile 2008

La carica dei 101 (ministri)

 






GOVERNO: MUSSOLINI, A.A.A., LAUREATA OFFRESI PER MINISTERO
ROMA -
"A.A.A. laureata in medicina e chirurgia, pluriennale esperienza
politica a livello europeo, nazionale e amministrativo, ottime e
consolidate qualità relazionali, specializzata in tematiche sociali,
temperamento combattivo, ottima conoscenza di inglese e francese, bella
presenza, offresi per incarico di ministro, con o senza portafoglio.
Esclusi perditempo. Trattative quasi riservate".
E' il provocatorio
'annuncio' "che verrà pubblicato sui principali quotidiani di Arcore"
con cui Alessandra Mussolini, segretario di Azione Sociale e deputato
Pdl "in relazione alle ormai incontrollate e, talvolta, paradossali
indiscrezioni sulla possibile formazione di Governo", di fatto si
candida a un dicastero.

22 aprile 2008

Certe volte è davvero difficile essere ottimisti.....

 da LASTAMPA.it

22/4/2008 - NAPOLI, GLI SCRITTI CHOC RACCOLTI IN UNA
SCUOLA MEDIA INTITOLATA A UNA VITTIMA INNOCENTE DEI CLAN

"La camorra
ci protegge tutti"

I temi dei ragazzini: “Il pizzo non è giusto, ma
chi paga sta tranquillo”

ANTONIO DE LORENZO

NAPOLI
«La camorra ci protegge», e poi «chi paga il pizzo resta protetto». Anna ha 13 anni, e frequenta la scuola media «Salvo D’Acquisto» di Miano, popoloso quartiere della periferia nord di Napoli. Nel suo tema, come in altri elaborati di suoi coetanei, la quotidianità fa rima con criminalità.
Organizzata e non. La voce dell’innocenza che sonda la realtà più di
mille trattati di sociologia. «Se qualcuno di un’altra zona avesse l’
intenzione di farci del male o di ricattarci - scrive Anna - loro ci
difendono, ma se c’è tra loro una discussione non guardano in faccia a nessuno e ci vanno di mezzo anche persone innocenti». Sono gli
spacciatori a garantire la sicurezza, o quanto meno questo percepiscono i ragazzini del quartiere.

«Quando esco - spiega ancora Anna - vedo nel mio quartiere grandi mappaglie (folla; ndr) di persone che spacciano, ma a noi ci proteggono». Temi scritti nella stessa scuola in cui è stato realizzato un fotoromanzo anticamorra per combattere la violenza strisciante della malavita. «Nel mio quartiere vedo di tutto, come droga, spacciatori, ecc.. ma non mi spavento. - si legge nel tema di Antonio, anche lui 13 anni - Noi siamo abituati, c’è gente che odia la camorra, io invece no, anzi a volte penso che senza la camorra non potremmo stare, perché ci protegge tutti, pure il fatto che tutti pagano il pizzo non è giusto, ma chi paga resta protetto». La camorra è un fenomeno che i ragazzini dimostrano di conoscere in maniera approfondita.

Alberto spiega nel suo scritto: «La camorra a Miano c’è e noi la conosciamo bene perché si svolge tutto davanti a noi, come per
esempio a spacciare la droga che è una cosa che noi vediamo tutti i
giorni». I clan non disdegnano di utilizzare proprio i tredicenni come
manovalanza. Faccia pulita e tasche piene di stupefacenti. Lo sanno
bene gli investigatori dell’Antimafia e gli uomini delle forze dell’
ordine di queste zone. Lo sanno anche i bambini, che vedono e scrivono nei loro temi che «molti ragazzi cominciano a spacciare a 13 anni, diventano più importanti, e una volta che ci sei entrato non ne esci più e se provi a uscirne vieni ucciso».

Ma a finire sotto i colpi dei sicari della camorra sono anche persone innocenti. La biblioteca della scuola media «D’Acquisto» è intitolata ad Attilio Romanò, giovane ucciso per uno scambio di persona ai tempi della faida tra i Di Lauro e gli scissionisti. «Non è giusto morire così - scrive Marco - solo perché ci si trova nel posto sbagliato al momento sbagliato».
Camorristi punti di riferimento e potenziali “alleati”, ma anche miti,
come calciatori e veline. Quando fu arrestato Cosimo Di Lauro, figlio del narcotrafficante Paolo, i bambini fecero a gara nel passarsi le sue foto per gli sfondi sul cellulare. «Da anni denunciamo che troppo spesso i clan vengono visti come alleati piuttosto che come la causa del mancato sviluppo», spiegano dall’associazione Studenti napoletani contro la camorra. «Bisogna valorizzare le realtà positive che tentano di dare ai ragazzi modelli positivi di crescita - commenta Gaia Trunfio, vicepresidente dell’associazione - Occorre riavviare una battaglia culturale senza quartiere che veda uniti gli sforzi delle istituzioni con quelli della società civile».


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permalink | inviato da Gattara il 22/4/2008 alle 15:39 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (3) | Versione per la stampa

22 aprile 2008

Earth day



E' nostra. E' meravigliosa. Proteggiamola per consegnarla intatta ai nostri figli! Non costa molto impegnarsi per rispettarla.......


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permalink | inviato da Gattara il 22/4/2008 alle 9:3 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (2) | Versione per la stampa

22 aprile 2008

Lezione N° 1: impariamo ad apprezzare il nuovo governo

Ovvero "Impariamo a conoscere il nostro nuovo Ministro Della Pubblica Istruzione", vogliate gradire l'intervista da Lui rilasciata a   "Sette" (Corriere della Sera) il 13 Marzo 2002

Bondi, quando pensa a Berlusconi, che cosa pensa?
«Voglio bene a Berlusconi. Ho un sentimento di affetto profondo per lui. È una persona straordinaria».

Vede? È un inguaribile adulatore.
«Tutti sono d'accordo nel dire che Berlusconi è una persona straordinaria. Io manifesto liberamente il mio pensiero. È l'unico modo in cui posso essergli utile. Così penso di avere dato anch'io un piccolo contributo ai suoi successi. Anche se il 95 per cento del merito va allo stesso Berlusconi».

E il suo merito?
«Zero e qualcosa. Diciamo 0,2. In tutta la mia vita ho sempre espresso le mie opinioni, anche quando ero nel Pci. Pagando prezzi molto alti».

Quali prezzi?
«L'emarginazione. Fino all'inevitabile abbandono. Negli anni Settanta assumere posizioni riformiste era un'eresia. Voleva dire andare incontro a ingiunzioni al silenzio da parte dei dirigenti».

La sua carriera?
«Sono stato segretario della Fgci. Poi membro del direttivo provinciale, poi sindaco di Fivizzano».

Mi dice un errore di Berlusconi?
«In questo momento è demonizzato. Io devo difenderlo. Dice bene Ferrara. Berlusconi è come Mozart: pura genialità e candore fanciullesco».

Passi Mozart. Ma lei ha detto che è all'altezza di De Gasperi.
«Ho detto che può essere paragonato a De Gasperi per i suoi rapporti con gli Usa. Io avevo molti dubbi come cattolico su questa guerra. Ma quando ho ascoltato Berlusconi dire a Bush: "Noi vi siamo riconoscenti per averci fatto riconquistare la libertà e la democrazia...", ho avuto un fremito di commozione».

Ha avuto lo stesso fremito per le parole del Papa?
«Ciò che dice il Papa per un cattolico è importante. Io spero che questa guerra si possa evitare, che Berlusconi possa influenzare il corso degli eventi verso la pace. Oggi è l'unico in Europa che, avendo buoni rapporti con Blair, con Putin, con Bush, può fare qualcosa per evitare un conflitto armato».

Torniamo all'errore. Me ne dice almeno uno?
«Berlusconi ha spesso preso delle decisioni che mi sembravano sbagliate. Ma poi ho dovuto ammettere che erano giuste».

Faccia una follia. Mi dica un difetto.
«Un difetto di Berlusconi... un difetto di Berlusconi... è dura».

Passano i minuti.
«Non riesco a trovarlo...».

I minuti diventano ore.
«È imbarazzante... un difetto di Berlusconi... non so...».

Lei ha detto che Berlusconi è un misto di Einaudi, don Sturzo e Rosselli.
«Ho detto che se dobbiamo cercare dei padri per Forza Italia, possiamo trovarli nelle tradizioni cattolica, liberale, riformista. Sento parlare in questi mesi di orgoglio democristiano. Ma siamo ancora lì? Noi dobbiamo avere l'orgoglio di Forza Italia. Nei colloqui privati, quando si parla con alcuni ex democristiani, noto che Berlusconi è ancora visto come un usurpatore, come una persona estranea alla politica. E queste persone si considerano gli unici autentici uomini politici capaci di traghettare l'Italia».

Chi?
«I tantissimi democristiani presenti in Forza Italia».

A lei piace Berlusconi, ma a Berlusconi lei piace?
«Io fisicamente non sono il tipo che a lui piace di primo acchito. Per questo all'inizio ero convinto di non piacergli. Però col tempo...».

Quando si è accorto di piacergli?
«Durante le campagne elettorali. Lavorando accanto a lui giorno e notte, a un certo punto ho capito che mi apprezzava».

Dicono che Berlusconi pecchi di eccesso di decisionismo.
«Berlusconi non è decisionista. È sempre portato alla mediazione. Il contrario di molti dirigenti di Forza Italia».

Critica?
«Alcuni dirigenti di Forza Italia si credono investiti di un potere che li autorizza a fare qualsiasi cosa, in spregio alle regole dell'educazione, del rispetto, del confronto. Se fossero tutti come Berlusconi, Forza Italia sarebbe migliore».

Bisogna fare un partito a immagine e somiglianza di Berlusconi?
«No, bisogna farlo a immagine e somiglianza delle qualità di Berlusconi».

Quando lei ha detto queste cose al Giornale, Berlusconi come ha reagito?
«Mi ha sgridato. Qualcuno ha detto che io parlavo male di Forza Italia. Ma io non parlavo male di Forza Italia, parlavo bene di Berlusconi».

Perché da giovane era comunista?
«I miei genitori erano persone umili. Io ancora oggi mi emoziono quando penso a mio padre socialista che lotta contro le ingiustizie e le disuguaglianze sociali. Emigrò giovanissimo in Francia a fare il boscaiolo, poi andò in Svizzera a fare il muratore. Avrebbe voluto andare in Australia ma gli fu negato il visto perché era socialista».

La passione per la politica?
«Al liceo. Entrai nella Fgci. Erano anni duri. Il Pci era in prima linea contro il terrorismo. Io avevo la scorta».
Università?
«Filosofia. Feci l'assistente del professor Capponnetto, al Magistero di Firenze, occupandomi di Storia religiosa del 400 e del 500. Poi cominciai con la politica attiva, qualche anno alle Asl, fino alla carica di sindaco di Fivizzano. C'era una giunta anomala. La prima di compromesso storico. Io mi adoperai per recuperare i socialisti. Ero affascinato dalla figura di Berlinguer, ma fui uno dei primi nel Pci a criticare il compromesso storico».

Parla mai di queste cose con Berlusconi?
«No, a lui non interessano. Lui è una mente fresca. Per lui il comunismo è stata una delle più colossali e feroci macchinazioni dell'uomo contro l'uomo».

Di cui lei ha fatto parte.
«Quando sento Veltroni o Fassino negare di essere mai stati comunisti provo pena per loro. Per il solo fatto di aver aderito al Pci sento di aver avuto anch'io una parte di colpa. Non è una cosa che si può cancellare così facilmente».

Veltroni e Fassino hanno cancellato?
«Sono personaggi che non hanno né caratura culturale, né spessore morale».
Lei è sposato?
«Da sette anni. Ho un figlio di cinque».

Tra Berlusconi e la famiglia, a chi vuole più bene?
«Spero di non dover mai scegliere».

Che cosa farebbe per Berlusconi?
«Odio l'aereo. Ho paura. Ma per Berlusconi forse lo prenderò».

Come l'ha conosciuto?
«Un giorno accompagnai il maestro Cascella, mio amico, che stava costruendo il mausoleo di Arcore».

Berlusconi che cosa le ha detto?
«Mi regalò un libro su Hitler. Con una dedica bellissima. "A Sandro Bondi, amante dell'utopia, dedico questo libro sull'utopia perversa"».

E poi?
«Poi, sempre Cascella mi fece incontrare Roberto Tortoli, responsabile di Publitalia in Toscana, che cercava candidati per le elezioni. Rifiutai la candidatura ma andai a lavorare al centro studi, a Roma, diretto da Paolo Del Debbio, una persona straordinaria».

Dal Pci a Forza Italia.
«Ho sofferto quando mi accusarono di essere un traditore. E soffrì anche mio padre. Solo chi è stato comunista sa che cosa vuol dire essere indicati al disprezzo morale».

Cossiga non è mai stato comunista ma ha detto di lei: «È uno pronto a tradire di nuovo».
«Mi ha annichilito per qualche ora. Ero distrutto. Poi mi dissi: non posso accettare. E ricordai a Cossiga che quando era stato in difficoltà io gli avevo mandato una lettera di solidarietà».

Ce l'ha ancora con Cossiga?
«No, l'ho perdonato».

Non mi ha risposto. Si sente un traditore?
«No. I veri voltagabbana sono i comunisti che dicono che non sono mai stati comunisti».

I voltagabbana sono più a destra o a sinistra?
«Oggi sono più quelli che lasciano la sinistra. Perché la destra è al potere».

Secondo lei Guzzanti è un voltagabbana?
«Assolutamente no. È l'emblema della coerenza. Mentre tutti gli altri cambiano, lui rimane uguale a se stesso. Come me».

Giuliano Ferrara?
«Ammiro la sua profondità intellettuale e la sua scrittura armoniosa. Lui è la prova che la sinistra italiana non diventerà mai riformista. Perché tutti i veri riformisti del Pci se ne sono andati. Una vera sinistra in Italia non potrà nascere se non sulle macerie di questa sinistra. Ci vorrebbe un Berlusconi di sinistra».

Cofferati?
«Cofferati, sì. Cerca di fare nel campo avverso quello che ha fatto Berlusconi. Copia molti degli stili, dei metodi, delle tecniche di Berlusconi».

Qualche voltagabbana lo troviamo? Mastella?
«Trasformismo. La politica lo legittima. Rimane però il giudizio negativo dal punto di vista morale».

La Pivetti?
«Che fine ha fatto? La mancanza di spessore politico e intellettuale alla fine si paga. La fortuna non basta. Scognamiglio? Nessuno ricorda più chi sia. Senza idee e senza coerenza non si può avere un ruolo. La politica è impietosa».

E Carrara che è venuto da voi cinque minuti dopo essere stato eletto con Di Pietro?
«Ci sono dei fenomeni ancora peggiori. Io le posso raccontare una cosa, però non vorrei che venisse pubblicata».

Stia tranquillo.
«Io sono molto amico dell'ex assistente del presidente, Nicolò Querci. Nel '96 fu eletto in Veneto. Il presidente gli chiese un sacrificio grandissimo: dimettersi per fare passare Luca Danese. Che fu uno di quelli che andò a fare il ribaltone. Doveva avere una riconoscenza infinita. Invece solo ingratitudine».

Quando ha cominciato a lavorare per Berlusconi?
«Nel 1997, nella segreteria del presidente a Roma. Dopo due anni sono venuto ad Arcore».

Che cosa faceva?
«Rispondevo alle lettere. Anche 30 o 40 al giorno. Casi umani, richieste pietose. Avrò risposto a più di 20 mila lettere».

Firmate Berlusconi?
«Solo quelle più importanti, quelle dei politici, degli imprenditori. Le preparo io. A volte aggiunge a penna delle cose sue. E poi me le corregge, sempre. Un supplizio».

Che cosa corregge?
«Io sono troppo retorico. Lui è diretto e semplice. Ha la capacità di andare subito al cuore».

Lei adesso è il suo portavoce. Prima di fare dichiarazioni, lo sente?
«Mai».

E lui?
«Qualche volta mi sgrida».

Bondi, lei è diventato ricco?
«A Roma guadagnavo tre milioni e mezzo. Sto un po' bene adesso con lo stipendio da parlamentare».
Berlusconi è generoso.
«Mi ha regalato un bell'orologio».

Quello del Milan? Varrà 10 mila lire.
«Scherza? È un Cartier. È talmente bello che non lo metto mai».

Lei somiglia a un frate trappista.
«Con Paolo Del Debbio spesso scherziamo. Lui sarebbe stato un domenicano, io agostiniano. Una divisione che attraversa tutta la cultura dell'umanità».

Quindi anche Forza Italia?
«Anche Forza Italia. Gianni Letta potrebbe essere un domenicano. Dell'Utri un agostiniano».

Dà del tu a Berlusconi?
«Non ci riesco. Io gli ho sempre dato del lei. E lui mi ha sempre dato del tu».

Lei criticava Forza Italia che corre il rischio di diventare un partito delle tessere...
«E la critico ancora. Ma sono più prudente adesso. Non voglio fare una brutta fine».

Senza Berlusconi, Forza Italia scompare?
«Sì. Bisogna avere il tempo per creare un soggetto che sia in grado di camminare con le sue gambe».

Chi è in pole position per sostituirlo?
«Molti, ma non c'è un gruppo dirigente. Manca la solidarietà di partito».

Quelli che escono sparano a palle incatenate contro Forza Italia. Sgarbi, Mancuso...
«Succede quando dentro a un partito non c'è dibattito politico».

Che cosa pensa dei leader della sinistra?
«Bertinotti è il meno comunista di tutti. È un massimalista socialista utopico. Una persona coerente, perbene. Non ha mai attaccato personalmente Berlusconi come hanno fatto, con toni sguaiati, D'Alema e gli altri».

D'Alema non le piace...
«È il più comunista di tutti. È l'erede perfetto della tradizione togliattiana italiana. Ho fatto un intervento alla Camera e lui per tutto il tempo mi ha voltato le spalle in segno di dispregio. È un uomo pieno di sé, con una presunzione immensa e mal riposta».

Dal punto di vista dell'interesse di Forza Italia, chi si augura che diventi il leader del centro sinistra?
«Francesco Rutelli o Walter Veltroni. Contro di loro la vittoria sarebbe certa».

Se lei entrasse in possesso delle prove che Berlusconi è colpevole delle cose che gli vengono contestate nei vari processi, che cosa farebbe?
«Penserei che è un brutto sogno. Che sto vaneggiando. Che sono su Scherzi a parte».

Che cosa è disposto a fare per Berlusconi?
«Andare in carcere».

Al posto suo?
«Non solo al posto suo, andrei in carcere per lui».

La tratta mai male?
«No, mai. Conoscendo la mia sensibilità, cerca di evitare i toni aspri, sa che ne soffrirei troppo. Non mi sgrida mai in maniera dura, impietosa».

Facciamo il gioco della torre?
«Sono proprio costretto?».

Travaglio o Maltese?
«Salvo Maltese: almeno ha il dono dell'intelligenza e della bella scrittura. Travaglio ha una specie di perversione: vorrebbe processare tutto e tutti. È veramente un uomo di destra. Un uomo di destra che scrive sull'Unità».

Stefania Craxi o Bobo Craxi?
«Salvo Stefania. Bobo è una persona deliziosa, umanissima ma non riesce proprio ad afferrare i problemi politici».

Di Pietro o Violante?
«Butto Violante. È molto più pericoloso. Di Pietro sta alla Giustizia come io sto alla Fisica».

Prodi o Cofferati?
«Salvo Cofferati. È distante anni luce dalle nostre posizioni e anche da una sinistra moderna e riformista. Però ha una sua credibilità».

Mentre Prodi?
«Come economista è poco più che un dilettante, noto per avere fatto degli studi sulle mattonelle. Il suo eventuale ritorno sulla scena della politica italiana sarebbe una minestra riscaldata». __._,_.___


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21 aprile 2008

Totoministri

 




Da SkyTG24.
La rubrica "Totoministri" riportava, per ciascun dicastero due dati:

1) i candidati in corsa;
2) lo status (in ascesa, in discesa, stabile) di ciascun candidato.

Per la Pubblica Istruzione viene riportato un solo candidato, cioè Sandro Bondi.
Lo "status" è correntemente "in ascesa".

Iniziamo a familiarizzare con il Bondi pensiero, che al di là del suo pittoresco essere, non conoscevo nel dettaglio.

"Che pena vedere Umberto Eco sfogare la sua acredine verso il capo del governo italiano dalle colonne di un giornale straniero. Peccato perché il suo astio incontenibile è pari soltanto alla sua insipienza politica e intellettuale" (
Sandro Bondi)

E dobbiamo anche ringraziare Dio, se è vero che è tramontata la possibilità dell'altra candidata, cioè
lei: DIO MIO (divento molto religiosa in tali drammatici frangenti) COSA NE SARA' DI NOI??????


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21 aprile 2008

Terribilerrimo!!!!




Sulle nostre teste!!!


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21 aprile 2008

Di nuovo incatenata!

 

La catena si chiama «le sei cose che mi piace fare» e ne copio qui sotto il regolamento.

REGOLAMENTO:
- indicare il link di chi vi ha coinvolti
- inserire il regolamento del gioco sul blog
- citare sei cose che vi piace fare e perché
- coinvolgere altre sei persone
- comunicare l'invito sul loro blog

Mi ha coinvolto lui

1. Osservare mia figlia mentre ride (perché è bellissima!)

2. Leggere (perché ti fa sognare)

3. Passeggiare, preferibilmente in luoghi che non ho mai visto (perché la curiosità è la mia caratteristica principale)

4. Vedere un film, di cui mi aveva colpito la recensione (per vedere se il critico aveva davvero ragione)

5. Scrivere sul blog e ricevere commenti (l’altra mia caratteristica principale è l’enorme narcisismo)

6.
Cantare le canzoni che mi arrivano dentro (anche se sono stonata come una campana)



E chi dovrei incatenare se non Billo, Mietta, Fioredicampo, Ombra, Lu, Viavai, Specchio, Aislinn ???? E chiunque altro voglia????

16 aprile 2008

E nei giorni sciagurati delle elezioni è successo anche questo....

 Qui non c'entrano le cinque lauree, il premio Nobel per la medicina,
le mille pubblicazioni e nemmeno il laticlavio a vita. Forse è
semplicemente un fatto di educazione, quando da bambino ti insegnano a
cedere il posto a chi è più anziano. Se poi l'anziano ha quasi 99 anni
(tra 9 giorni) e non ci vede nemmeno bene, il fatto che si chiami Rita
Levi Montalcini diventa evidentemente secondario. Eppure tutto ciò non
è bastato a evitare alla senatrice a vita di dover attendere in piedi
mezz'ora prima votare, per colpa della maleducazione di quattro
elettori che si sono rifiutati di farla passare avanti.

La scena si è
svolta ieri poco prima di mezzogiorno a via Reggio Calabria, al seggio
istituito presso la scuola "Falcone e Borsellino", vicino a piazza
Bologna, quartiere medio-borghese della Capitale. La Montalcini si è
presentata a braccetto di un accompagnatore il quale, vista la lunga
fila, ha chiesto alle persone in coda la cortesia di far votare prima
la signora. Senza presentare credenziali, solo un gesto di educazione
verso un'anziana ipovedente. La risposta poteva essere scontata e
invece no.

"Faccia la fila come gli altri", ha risposto un
cinquantenne. E così un'altra signora: "Non esiste, anch'io ho fretta
di votare". E poi un altro e un'altra ancora: "Non vedo proprio il
motivo". Allertato dagli scrutatori, a quel punto è intervenuto il
presidente di seggio: "Senatrice, se vuole la facciamo passare avanti".
Una gentilezza quasi scontata, che si concede normalmente alle donne in
gravidanza, ai disabili, agli anziani. A quel punto però è stato il
carattere della Montalcini a prendere il sopravvento: "Grazie
presidente, preferisco restare in fila come gli altri. Pazienza". Una
scrutatrice le ha quindi offerto una seggiola: "Almeno si sieda,
prego". Ma la senatrice ha rifiutato anche quella: "No, grazie davvero.
Preferisco restare in piedi".

La rivincita contro quei pochi
maleducati Montalcini se l'è presa poco dopo, al momento di uscire dal
seggio. Tutti i ragazzi della sezione elettorale le si sono fatti
intorno, davanti agli elettori ancora in fila, per chiederle
l'autografo. "Vada avanti così". "Coraggio".
L'episodio, in sé banale,
potrebbe testimoniare al massimo dell'inciviltà dei tempi in cui
viviamo, che ognuno può sperimentare salendo su un autobus o facendo
una fila a uno sportello. Se non fosse che Rita Levi Montalcini è stato
il bersaglio in questi due anni di una violenta campagna di discredito
portata avanti con insistenza da alcuni esponenti politici del
centrodestra e da alcuni quotidiani d'area.

I ragazzi della Destra si
distinsero in ferocia: "Diamole un incarico al Ghetto", "di profilo è
pure più odiosa", erano le cose che si potevano leggere sul loro blog.
Fino alla proposta di consegnarle un paio di stampelle, "tanto
l'indirizzo lo conosciamo, vogliamo dargliele personalmente". Diceva il
loro capo, Fabio Sabbatani Schiuma: "Loro, i senatori a vita, sono le
stampelle di questo governo sì o no? E poi se son vecchi se ne stessero
a casa".

La Lega del resto non fu da meno, fino ad arrivare alla
proposta di eliminare gli stanziamenti per la fondazione scientifica
della senatrice. Non ci si stupisca se poi qualcuno non dà la
precedenza a una signora centenaria, è già tanto che non le abbiano
fatto lo sgambetto.


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16 aprile 2008

Per tirarsi su di morale: il giochino di Lu

 

Il gioco se lo è inventato Lu, pensando a Come un Romanzo di Daniel Pennac (uno degli autori che ho letto “a tappeto”, mi manca solo l’ultimo)e l’ho trovato veramente carino, perciò lo ripropongo. Ecco a voi i diritti della lettrice Gattara:

1. Il diritto di non leggere: Il signore degli anelli di J. R. R. Tolkien (perfettamente d'accordo con Lu)

2. Il diritto di saltare le pagine: non posso, detesto il peccato di omissione

3. Il diritto di non finire un libro: come sopra

4. Il diritto di rileggere: L’amore ai tempi del colera di Garcia Marquez

5. Il diritto di leggere qualsiasi cosa: l'opera omnia di Patricia Cornwell

6. Il diritto al bovarismo: Rebecca. La prima moglie di Daphne Du Maurier

7. Il diritto di leggere ovunque: per me esistono solo divani e letto

8. Il diritto di spizzicare: solo nei libri già letti, ricercando frasi che mi avevano colpita

9. Il diritto di leggere a voce alta: solo pezzi giornalistici di grandi firme sui quotidiani, quando li voglio condividere con il socio

10. Il diritto di tacere: Andrea De Carlo (letto per buona parte, ma mai capita la grandezza di questo scrittore)


A voi, il diritto di giocare, oppure no (meglio giocare per dimenticare!).


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16 aprile 2008

Non parlo più....anzi no!

 Vorrei ringraziare innanzitutto quelli di sinistra, che non sono andati a votare:" Perchè questa sinistra, non è una vera sinistra..."

Vorrei poi chiedere a tutti quegli impiegatucci becerei ora tutti gongolanti, perchè non pagheranno Ici, avranno straordinari detassati e, magari, non pagheranno più neanche il bollo, se pensano che lo sfascio di tutto ciò che è pubblico, a partire da scuola e sanità, che ne conseguirà (perchè i soldi, si sa, vanno presi da qualche altra parte...) li gratificherà economicamente visto che dovranno ricorrere a privati per tali settori.....

Vorrei chiedere ai precari se pensano che il fatto di non tassare gli straordinari significhi anche assumere altro personale....

Vorrei chiedere agli operai chi pensano li tutelerà contro gente come la dirigenza della Thyssen- Krupp......

Vorrei chiedere alla gente del sud, come Campani (che ora si trovano a loro rappresentante la moglie di Emilio Fede) e Siciliani, se pensano veramente che questo governo cambierà le cose per la povera gente e lotterà contro mafia e camorra e, soprattutto, proibirà alle aziende del Nord di scaricare i loro rifiuti tossici a casa loro......

Vorrei pensare che è solo un incubo...Siamo l'unica Repubblica in Europa a non avere più un partito di sinistra......

12 aprile 2008

Il partito degli idealisti

 

Sono giorni che penso di scrivere un post su questa ragazza, sulla sua idea originale, sul suo coraggio, sulla sua pazzia. Poi oggi è arrivata la notizia: uccisa e forse stuprata da un delinquente vicino ad Instanbul.

Mi è sembrato un simbolo, sul quale dovrebbero riflettere i tanti  che dicono che non andranno a votare, che la politica li ha delusi e pure schifati. Anche oggi i miei alunni mi hanno domandato:"Ma lei domani va a votare??" (in realtà è una ragazza in particolare che me lo chiede sconfortata dal fatto che il padre ha deciso di non andare).

Ho risposto che vado e andrò, finchè mi reggeranno le gambe, perchè voglio consegnare a loro e a mia figlia un paese migliore con dei politici giovani, onesti, non collusi, non indagati, nè corrotti o corruttori, nè mafiosi, nè dediti a brogli elettorali (ma diciamolo che i tentativi di brogli stanno sempre dalla stessa parte politica!!!) senza privilegi, in mezzo ai quali siedano, in uguale numero le donne (come nella Spagna di Zapatero).

Dire."Non vado" è comodo e dipende da una profonda pigrizia mentale, che è tipica di chi non vuole leggere, sentire interviste, rendersi conto di quello che sta dicendo ogni politico e liquidarlo comodamente con un:"Tanto sono tutti uguali!". E invece uguali non sono per niente. Significa essere disfattisti, menefreghisti, qualunquisti e biecamente superficiali.

Si, è vero, sono una maledetta idealista ed un giorno fonderò un partito con tutti quelli che credono, come me, che sia possibile cambiare in meglio questo mondo. Sono Don Chisciotte che combatte contro i mulini a vento, ma almeno combatte e non se ne resta comodamente seduto in poltrona senza pensare a che mondo lascerà a figli, nipoti ed alunni......

11 aprile 2008

L'Alitalia affonda...




...e giustamente uno dei dipendenti ieri ha voluto protestare in questo modo (povera Fontana di Trevi, sapevo che lo scellerato futurista avrebbe avuto degli epigoni!). Tuttavia sono dell'idea che molti giornalisti dovrebbero dire un po' di più sul disastro economico di tale compagnia e sulle sue cause. Non per rinvangare lo scandalo Cimoli con i suoi 2,5 milioni di euro di buonuscita, ma semplicemente per dire che un pilota Alitalia prende uno stipendio di circa 8.000 euro al mese e spesso per volare una sola volta. Quando tale pilota vola su un aereo per tratte intercontinentali, che, per motivi di fabbricazione, è sprovvisto di cuccetta, poichè deve riposarsi su una scomoda poltrona, prende come indennizzo "scomodità" ben 1.400 euro in più. Alcuni piloti che hanno fatto cause di servizio, magari perchè avevano sbattuto una caviglia su una poltrona hanno ricevuto indennizzi dai quindicimila euro in su......E, dulcis in fundo, chi ha mai sentito parlare di concorsi in Alitalia per qualsiasi mansione???? No, certo, tutti, dico tutti i lavoratori Alitalia sono stati assunti su raccomandazione. Ed ora???? SONO FINITI I TEMPI DELLE VACCHE GRASSE!!!!

11 aprile 2008

Sette segreti (tutto per colpa di Fioredicampo)

 

La mia amica fiorentina Fioredicampo mi ha coinvolto ed ha fatto bene, altrimenti stavo tutto il giorno a rimuginare sul cavaliere. Non è facile per me, visto che, da un certo punto della mia vita in poi, mi sono ripromessa, considerato il fatto che mi ritenevo ormai adulta, di dover sempre dire la verità. Più facile sarebbe raccontare tutte le bugie che ho detto (i Gemelli, si sa, sono doppiogiochisti e anche un po’ falsi, quando cercano il loro tornaconto). Però ci provo:

  1. Come per Fiore il blog è stato segreto per molto tempo, poi il socio mi ha colto sul fatto ed ha scoperto alcune pagine conservate sul computer. Si è imbufalito ed ha cominciato a pensare ( e talvolta ancora lo pensa) che gli nascondessi una storia telematica. Ancora oggi molte delle mie migliori amiche non conoscono questa mia doppia vita. Non mi piace rivelare il posto dove scrivo, perché sono convinta che questo limiterebbe fortemente la mie possibilità di espressione (starei sempre a pensare:”Oddio e se tizio legge questo, che penserà di me???”);
  2. Ho rubato nei supermercati: poca roba, qualche trucco sulla Costa Azzurra, quando ero al liceo con quella scriteriata della mia amica, compagna di banco che adesso fa la ballerina;
  3. Sono scappata di casa per quello che sarebbe stato mio marito, quando ancora frequentava l’Accademia Navale ed i miei non capivano che dovevano lasciarmi un po’ più di libertà;
  4. Sono superstiziosa: quando tengo ad una cosa, ho tutta una trafila di riti da rispettare, perché si avveri oppure faccio promesse e giuramenti per garantirmi l’avvenimento, tipo “voto” (famoso quello che facemmo al liceo sempre con la stessa compagna del liceo per garantirci la sufficienza al compito di greco, poi lo confessammo al prete, che era anche il nostro insegnante di religione, che ci scomunicò oppure il fatto che ho sostenuto venti esami universitari con lo stesso vestito, gli stessi gioielli, gli stessi accessori. E non sto scherzando!)
  5. Ho sgrattuggiato la moto del mio ex ai tempi del divorzio: un rigo bello profondo sul fianco del serbatoio con una chiave: si, lo so, sono sempre stata vendicativa!
  6. Ho tradito tante volte i miei ex, mi piaceva giocare con l’amore ed essere amata ed ammirata….
  7. All’esame di Epigrafia Latina sono passata con il massimo di voti anche se avevo studiato (per sbaglio) la metà del programma

E tanti altri piccoli e grandi, alcuni inconfessabili ( oh, non vi immaginate niente di che….sono la persona più onesta del mondo e non ho mai fatto del male ad una mosca, ma, si sa, noi donne siamo sempre un po’ misteriose…..

E allora passo la palla a Aislinn, Billo, Lu, Markino, Ombra, Persbaglio, Specchio e Viavai.....


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permalink | inviato da Gattara il 11/4/2008 alle 17:50 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (3) | Versione per la stampa

11 aprile 2008

Meno male che prima o poi la mezzanotte arriva…ovvero le ultime boutade(s)





Innanzitutto mi ha scritto: chiamandomi cara D. (forse dovrò mandargli l’indirizzo del blog), dandomi del tu ( e come si permette???), proseguendo con un enorme svarione sintattico degno dei miei alunni (soggetto al singolare e verbo successivo al plurale. Chi è che non è laureato? Lui o Di Pietro?), concludendo con un caldo abbraccio….Poi nell’ordine :

  1. Ha detto che Bossi è malato e non potrà avere un ministero;
  2. Ha attaccato Napoletano e Ciampi;
  3. Ha detto che i magistrati dovrebbero essere sottoposti a test sulla sanità mentale (soprattutto quelli che hanno condannato i poliziotti che hanno massacrato i manifestanti di Genova, durante il G8 e, invece, i politici no??????);
  4. Ha affermato che Mangano è un eroe;
  5. Ha insultato Totti, dicendo che sta fuori di testa per aver mandato un augurio a Rutelli (poi oggi, come al solito, ha ritrattato tutto, dicendo che è stato strumentalizzato);
  6. Ha definito Veltroni “grullo” e persino “comunista” (invece Ciarrapico non è mai stato fascista! E perché”comunista” è un insulto e fascista no????)
  7. Ha ritirato fuori la storia dei brogli elettorali (come mai nessun giornalista gli ricorda che due anni fa, alla proclamazione del risultato che vedeva vincente Prodi, dopo mesi di smaronamenti con questa storia, i voti sono stati ricontati e si è scoperto, se non ricordo male, che la sinistra aveva diritto a circa 175.000 voti in più di quelli che erano stati attribuiti???);

8. Ha taciuto quando Dell’Utri ha sentenziato che "Se vinciamo, via dai libri di storia retorica Resistenza", ma d’altronde lui è l’unico capo di Stato europeo, anche tra quelli di centro destra, a non aver mai voluto partecipare ai festeggiamenti del 25 Aprile

9. Ha dileggiato Fini (quanto mi fa pena quest’uomo condannato ad essere delfino di qualcun altro!!!) ieri sera, al Colosseo, dicendo che aveva “intrattenuto il pubblico” durante il suo ritardo (e poi, prima volta nella sua storia, è stato fischiato dai suoi elettori per essersi vantato di aver comprato Ronhaldino per il Milan). Per finire in bellezza faceva le mosse del Duce con le mani sui fianchi e la Mussolini, accanto a lui, rideva come una matta (Che tristezza!!!!)

Sicuramente avrò dimenticato molte cose. Non è facile tenerle a mente tutte. Ma oggi, ancor di più, mi chiedo come si faccia a dare un voto ad un personaggio, che, se vincerà, ci meriterà lo scherno di tutta Europa. Rispetto molto di più chi voterà Casini, nonostante abbia candidato delle coscienze non proprio pulite. E’ sicuramente agli antipodi rispetto alle mie convinzioni, ma almeno non è patetico.

Gli unici che potrebbero votarlo a ragione sono gli evasori fiscali, quelli che hanno problemi con la giustizia o quelli che ridono alle battute del Bagaglino (vd.trasmissione televisiva “Gabbia di matti”). Non credo che cittadini onesti e intelligenti possano essere ancora elettori del Pdl.

7 aprile 2008

Sempre sulle valutazioni degli alunni...



Comunque tra noi prof., stamattina era profondo lo sconforto: finito il primo ciclo di corsi di recupero per coloro che avevano insufficienze, alla prova finale, tutti, oltre a bestemmiare per il mare di verifiche da correggere, affranti, ammettevamo di aver ottenuto ben pochi progressi, perchè in effetti, il problema è quello che delinea nettamente, qui di seguito, Paola Mastrocola (insegnante famosa per i suoi libri dedicati alla vita scolastica, tipo "La scuola spiegata al mio cane", "La barca nel bosco" e "La gallina volante, tutti molto piacevoli e consigliabili a chi ama rivivere le follie dell'istituzione)

La Stampa - lunedì 7 aprile 2008 - pag.1

Scuola, aboliamo il recupero degli asini

di Paola Mastrocola

In questi mesi le scuole italiane sono impegnate nella «Missione Recupero». Credo che tutti lo sappiano perché se n'è parlato molto da dieci anni a questa parte: il recupero fu introdotto dal ministro Berlinguer, fu conservato mirabilmente intatto dal ministro Moratti ed è ora più che mai voluto, sostenuto e moltiplicato dal ministro Fioroni; è quindi un concetto - nonché una legge - che transita beatamente da un governo all'altro, di qualsivoglia colore politico esso sia.

Credo altresì che tutti non possano che essere d'accordo sull'opportunità di recuperare gli allievi: per una ragione molto semplice, che la parola recupero è una bellissima parola! Rimanda a nobilissimi sentimenti di umanità e fratellanza. Chi mai potrebbe dire, infatti, che non è bene recuperare - cioè salvare - qualcuno o qualcosa? È bene recuperare relitti in fondo al mare, recuperare fondi e refurtive, recuperare l'uso di un arto… A maggior ragione, è bene, anzi, benissimo recuperare ragazzi in difficoltà nello studio. Credo però, anche, che nessuno (se non un'esigua minoranza) sappia veramente che cosa sia nella sostanza il recupero. E quindi vorrei provare a raccontarlo. Partiamo da un allievo, ad esempio di prima liceo, che prenda quattro di italiano per quattro mesi di fila. Lo chiameremo Giovanni.

Giovanni prende quattro perché non sa l'analisi logica. Davanti alla frase «Si vedono gabbiani al mare», egli scrive:
Si: soggetto
vedono: predicato verbale
gabbiani: complemento oggetto
al mare: complemento di termine.

Piccola parentesi: potremmo chiederci perché Giovanni non sa l'analisi logica. Forse alle elementari e alle medie la grammatica non va più di moda, l'hanno abolita e si son dimenticati di dircelo? Oppure sono i ragazzi che non la studiano, o dimenticano all'istante quel che (labilmente) studiano? Nel qual caso, perché mai sono arrivati fino al liceo? Domanda oziosa: c'è la scuola dell'obbligo. Come potremmo obbligarli ad andare a scuola e nello stesso tempo, solo perché non studiano, cacciarli dalla scuola? Fine della parentesi.

Ma non importa: i ragazzi arrivano digiuni di grammatica e noi, buoni buoni, alle superiori gliela insegniamo daccapo, come se nulla fosse mai stato prima. Nessun problema, siamo gente responsabile, ci mancherebbe! Rispieghiamo tutto a Giovanni, dall'articolo in poi. Ma Giovanni continua a prendere quattro. Si: soggetto; gabbiani: complemento oggetto. Oibò! Che fare? Ecco che scatta il magico recupero! Ci travestiamo da agenti in missione speciale (calzamaglia blu con R cubitale sul petto e mantello rosso) e recuperiamo Giovanni! In due possibili modi. Modo A: interrompiamo le lezioni del mattino, sospendiamo i programmi e ripetiamo per la centoquarantesima volta che differenza c'è tra soggetto e complemento oggetto. Modo B: diciamo a Giovanni di venire al pomeriggio e facciamo a lui e a tutti i Giovanni delle altre classi un corso supplementare. Ottenendo i seguenti risultati: con il modo A, obblighiamo tutti gli altri allievi, anche quelli bravi e studiosi che prendono 10 in grammatica, a ristudiare gli articoli non insegnando loro nulla di nuovo e più difficile; con il modo B, occupiamo il tempo pomeridiano di Giovanni, che egli dovrebbe passare, finalmente!, a studiare. Già, perché è inutile centuplicare le ore di lezione, se poi uno non apre un libro! Il sapere non passa ancora così, via etere, wireless o con altra diavoleria elettronica.

Giovanni quindi, dopo la prima dose di recupero, continua a prendere quattro. E siamo ad aprile. Dobbiamo ora iniziare la seconda dose, e poi una terza, una quarta e via così fino ad agosto, fino alla prova finale, detta un tempo «esami di riparazione». Ed è qui che mi nasce la domanda: siamo sicuri che la scuola debba diventare un recuperificio?

Siamo sicuri che l'Italia debba pagare così tanto denaro pubblico perché Giovanni si ostina a non aprire un libro? (ogni ora di recupero è pagata 50 euro e, così a naso, i Giovanni di ogni singola classe si aggirano tra il 30 e il 50 per cento). Ma soprattutto, pensiamo davvero che faccia bene ai ragazzi essere così tanto imboccati, pedinati, inseguiti e perseguitati: in una parola, recuperati? Non dovrebbe esserci un tempo in cui gli insegnanti, dopo avere svolto e ri-svolto con professionalità e passione gli argomenti del programma, li lascino finalmente soli a rispondere delle loro azioni o non azioni? Non dovremmo esigere che diventino responsabili dei loro insuccessi? Responsabili e liberi, anche di non studiare. Non sarebbe questa un'azione nobilmente educativa?

Di qui, quattro piccole pulci nell'orecchio: e se il recupero fosse una violenza ai ragazzi? E se fosse, da parte nostra, un'ignobile ipocrisia, visto che per recuperare 8 anni di totale ignoranza grammaticale (3 anni di medie e 5 di elementari), ci vorrebbero tutte le ore di lezione di almeno 2 anni e non certo le miserabili 15 ore a cui ci impegna il decreto ministeriale? E se, a forza di recuperare, non avessimo più il tempo di fare i programmi? Chi li svolgerebbe, l'università? E chi farebbe i programmi universitari, le case di riposo? E se il recupero non fosse che l'ennesimo escamotage per autoesentarci dal nostro compito educativo di formare persone responsabili? Fine delle pulci.

Siccome caso vuole che ci si trovi in periodo elettorale, mi piacerebbe molto che si parlasse di scuola. Non le solite generiche parole in libertà: riconosciamo alla scuola la sua centralità per la crescita del Paese… blablabla. Vorremmo scendere nei dettagli. Vorremmo sapere cosa pensa l'un partito e l'altro a riguardo del recupero. C'è una forza politica, almeno una!, che ritenga il recupero un obbrobrio, e pertanto s'impegni a raderlo al suolo? O qualcuno che ci dica che semmai è l'analisi logica da radere al suolo? Non so, vedete voi, cari partiti.

P.S.= GRAZIE A MIETTA PER LA VIGNETTA (CHE FA ANCHE RIMA!!!!)


7 aprile 2008

Giorno di pagellini

Stamattina, alla prima ora, era prevista la consegna dei pagellini ( un riepilogo informativo, per i genitori, dell'andamento scolastico dei propri figlioli ). Odio darlo, perchè so che scorreranno fiumi di lacrime e di polemica. Infatti il brutto di alcuni ragazzi, non di tutti (difetto che noto dilagante nella nostra società) è avere un'enorme benevolenza nei propri confronti, che tende all'auto giustificazione di sè e dei propri errori. Voglio dire che mi sarebbe molto più gradito se uno dicesse a se stesso:"Si, è vero, ho sbagliato e/o non ho fatto un cavolo fino ad ora, ne sono perfettamente consapevole e perciò farò qualcosa per migliorare!". Invece no: la colpa è sempre dell'insegnante perfido e baro che ce l'ha con loro, perchè"gli sto antipatico". La ragazza, scoppiata in lacrime stamattina, ha prima di tutto focalizzato la sua ira sul prof.di fisica, che le ha messo un bel tre (dovreste vederlo: un ometto delizioso, un po' calvo, probabilmente molto più giovane di me, anche se sembra molto più anziano della sua età, sorride sempre, parla pacatamente, insomma non ce lo vedo proprio a fare il Cerbero in classe) e, dopo un po', mi si è rivolta minacciosa, dicendo:"E lei, perchè mi ha messo cinque in Italiano???). Le avrei messo le mani addosso: la fanciulla, si, è vero che ha preso anche un sette in un'interrogazione, ma studia ogni morte di Papa, è piena di impreparati e, soprattutto, non le ho perdonato che, di tutta la sfilza di libri, che ho fatto leggere alla classe (uno al mese), non se ne è letto neanche uno e non ha neanche provato a copiarsi, di detti libri, una che fosse una recensione da internet (mi sembra proprio cattiva volontà), adducendo la tesi che uno deve leggersi quello che vuole (cosa sulla quale potrei essere anche d'accordo), ma che è solo una bieca scusa.....Leggere un libro tutti insieme, può essere motivo di confronto e di discussione e, visto che siamo una classe, tale attività potrebbe portare ad una crescita, se non dei gusti letterari, almeno personale. Inoltre ho scelto libri di tutti i generi (quest'anno dal "Nome della rosa" di Eco a Brizzi "Jack Frusciante è uscito dal gruppo", da Calvino a Camilleri a Stephen King)...possibile che non ce ne sia stato uno, dico uno, che incontrasse i suoi gusti?????

7 aprile 2008

Imbracciare i fucili....




...e farli fuori tutti non sarebbe niente male. Dove erano quando il loro figlio prediletto (Calderoli) scriveva il "porcellum" per definirlo lui stesso, subito dopo, una "porcata"????? C'è davvero da chiedersi cosa penseranno all'estero della nostra politica, quando vedono certe immagini......Non è la prima volta che dice certe cose, ogni volta tutti a dire che è "una metafora", è stato frainteso (sogno di poter fare un conteggio delle parole più usate da ogni schieramento politico, ma sono certa, tutto sommato del risultato....), "intendeva dire che..."

7 aprile 2008

Improvvisamente oggi mi è chiaro.....


 

....dove non potrei mai vivere (a parte che in Sardegna: la natura va bene, ma io ho bisogno di civiltà, teatri, cinema, vita culturale, concerti, CONSUMISMO...). Potrei vivere in posti molto freddi o anche molto caldi (per periodi limitati). Ma non dove non c'è il sole per giorni e giorni, anche se, ogni tanto adoro i temporali e le intemperie.

Non potrei sopravvivere, dove tira continuamente un vento da bufera come quello che tira qui da stanotte!!Non dormi, perchè è tutta la notte che ulula e fa sbattere tutte le persiane; esci e non vedi un tubo, perchè hai tutti i capelli davanti alla faccia ( e che mi sono pettinata a fare stamattina???) oppure ettari di terra, che vola dappertutto...In giro un mare di cartacce, buste, bottiglie di plastica attentano continuamente alla vita dei passanti (senza parlare di alberi, cornicioni, vasi su terrazzi pensili)....Un incubo! Basta!!!!


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4 aprile 2008

Lo metto anch'io ( mi piace troppo!)


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4 aprile 2008

Meglio pensare a cose molto, molto più serie.....

 Una nuova invenzione sta per rivoluzionare il mondo dell'hair styling

Una rivoluzione sta per arrivare nel mondo della bellezza femminile e
dell’hair styling: capelli ricci o lisci in un secondo grazie al
computer. Un ingegnere italoamericano e studioso di talento nel campo
delle onde elettromagnetiche ha inventato Hairmatic, un sistema per
arricciare i capelli o renderli lisci premendo un bottone.

Michael
Piscitelli, così si chiama l’ingegnere inventore, lavora da 5 anni a
questo sistema, tuttora in fase sperimentale ma dall'efficacia
comprovata. L’apparecchio è molto sofisticato ma il suo utilizzo è
semplicissimo. Hairmatic si basa su un microchip che genera onde
elettromagnetiche in grado di modificare senza danneggiarla la
struttura dei capelli. Il chip si collega alla porta usb di un
computer, dalla quale riceve l'energia.

Come funziona: 1) il chip
viene collegato a un computer. 2) sul chipsono presenti due pulsanti
che gestiscono le due modalità: curly hair (capelli ricci) e straight
hair (capelli lisci). 3) la terza componente del sistema è una cuffia
speciale in polipropilene espanso con nervature di fibre ottiche
sensibili al fascio di onde. 4) basta indossarla e premere uno dei due
pulsanti per generare un campo di onde elettromagnetiche efficaci. 5)
l'irradiazione dura circa un secondo ed è innocua, anzi sicuramente
meno dannosa di un colpo di phon.

L'inventore al momento sta cercando
un'azienda che sostenga le spese di produzione su larga scala, la
commercializzazione avverrà entro un anno, il 1 aprile 2009. Il costo è
di 50 dollari.


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4 aprile 2008

No, le tre "i", no, vi prego, chiamate l'esorcista!!!!

 

Unità: Allarme scuola: Berlusconi rispolvera le «tre i»
02-04-2008

Marina Boscaino

Allarme per tutti gli insegnanti - di ruolo e non di ruolo - per il personale Ata, per i bambini e i ragazzi, per le famiglie: «Dopo la nostra vittoria la riforma della scuola voluta dal sindaco di Milano tornerà in auge, dopo che la sinistra ha voluto metterla da parte». Proprio durante un comizio tenuto nel capoluogo lombardo, Silvio Berlusconi ha definitivamente confermato che il programma sulla scuola del Partito delle Libertà coincide con la cosiddetta (contro)riforma Moratti. La legge 53, neutralizzata temporaneamente dal "cacciavite" del ministro Fioroni che - prevedendo una maggior durata del governo Prodi e non volendo abrogare l'ennesima riforma, cominciò, due anni fa, a depotenziarla - potrebbe ritornare ad essere la puntuale concretizzazione dell'idea arbitraria e mercantile che Berlusconi & C propagandarono sin dallo slogan più famoso della campagna elettorale: la scuola delle "tre i". Dove, assieme a Inglese e Internet (tributi ad un'idea di modernità ed efficienza solo di facciata, considerato il modo in cui vennero formati gli insegnanti) la faceva da padrona l'impresa; privata, naturalmente.
Per rinfrescarci la memoria, una veloce carrellata sulle più violente prevaricazioni imposte dalla legge Moratti alla scuola pubblica: dove le famiglie potevano decidere se assecondare l'orgoglio per i propri bimbi precoci e iperstimolati, mandandoli a scuola - dell'infanzia e primaria - in anticipo. Anticipo possibile solo nelle zone "bene", impossibile in quelle ad alta densità demografica: una prima divaricazione su base sociale, che sottolineava destini diversi fin dai primi anni di vita. Destini disomogenei sempre in deroga a quei principi che dovrebbero essere fondanti della scuola pubblica: il portfolio (quasi una parodia, nell'inopportuno uso del linguaggio bancario), vademecum dell'alunno con tanto di attestazioni e interviste ai genitori a base di incursioni nella vita privata, livelli culturale, sociale, economico; il tutor - figura non prevista dal contratto degli insegnanti - ritorno al maestro unico in una logica di risparmio e di pensiero unico, con la repressione di qualunque criterio di collegialità tra gli insegnanti; la soppressione del tempo pieno; i tagli agli insegnanti di sostegno; la laborialità intesa come raggruppamento di bravi con bravi, somari con somari. Infine le Indicazioni Nazionali, i programmi, improntati all'"antropologia cristiana", contro ogni istanza di laicità della scuola pubblica. Dopo la selezione e l'indottrinamento indotti dal passaggio nella scuola dell'infanzia, elementare e media, il colpo di grazia veniva assestato alla conclusione di questo ciclo: al termine del quale famiglie e ragazzi erano chiamati a decidere se proseguire gli studi o andare a lavorare. In una definitiva, odiosa divaricazione dei destini individuali, determinata dalla provenienza sociale, economica e culturale: gli "sfigati" a lavorare, i nati bene a curare il proprio pedegree, che li avrebbe naturalmente condotti alla laurea. Il tutto condito dall'ipocrisia delle definizioni: si propagandò alla stampa l'innalzamento dell'obbligo, là dove la scelta del "diritto-dovere" alla formazione rappresenta qualcosa di terribilmente differente. Perché obbligo scolastico significa tutti a scuola, senza se e senza ma: qualunque cosa si farà nella vita, cultura ed esercizio critico creano cittadini e lavoratori più autonomi e consapevoli. Al progetto ulteriore previsto dalla Moratti, per fortuna, non abbiamo potuto assistere: le elezioni del 2006 allontanarono l'incubo. Che rischia - una vera e propria minaccia, quella di Berlusconi - di riabbattersi rapidamente sulla nostra scuola. Un motivo di più perché il mondo della scuola non diserti l'appuntamento del 13 e 14 aprile. E confermi la centralità di principi come democrazia e pluralismo che ne hanno da sempre orientato il voto

4 aprile 2008

Di nuovo sui veri problemi della scuola italiana

 

02-04-2008

Il caso Il numero due del Pd favorevole alla proposta. La Gagliardi: sono intristita, la scuola è trattata in modo sciocco e ridicolo

«È un gesto intelligente e dovuto». No da Mussi: idea di Sarkozy, ma l'autorità non si impone

ROMA — Tutti in piedi, entra il professore. A proporre di tornare a una certa formalità a scuola è Silvio Berlusconi, intervistato nella videochat del
Corriere. È una questione di «rispetto », per l'ex premier e candidato del Pdl, che però precisa di non sentirsi un «parruccone».
L'idea di tornare al saluto solenne non è una novità. Fece scalpore in Francia Nicolas Sarkozy che propose, durante la campagna elettorale, di ritornare al «lei» tra insegnanti e alunni. A Parigi stanno mettendo a punto un vero e proprio piano per i ragazzi che prevede oltre alla Marsigliese anche alcune regole di comportamento.
La proposta di Berlusconi sembra avere un appeal bipartisan. Questione di un po' di educazione, secondo il vicesegretario del Pd Dario Franceschini, che — interrogato a Porta a porta
sull'idea del Cavaliere — si sbilancia: «Alzarsi in piedi è una cosa intelligente e dovuta nei confronti di chi come il maestro o il professore, in molti casi, è una personalità importante nella formazione di un ragazzo». Anche se, ammette Franceschini, «non si può introdurre con decreto». Non è così propenso a metter gli alunni sull'attenti il ministro dell'Università Fabio Mussi, candidato con la Sinistra Arcobaleno: «Lo propose Sarkozy e ora mi sembra che persino quando entra lui non si alza in piedi più nessuno. L'autorità non si impone e l'autorevolezza neppure, in una società in cui la scuola ha perso il senso della sua missione, della nobiltà del suo compito». Ma Mussi non è contrario solo alla proposta berlusconiana. È anche più seccato per «la disinvoltura con cui tutti i candidati lanciano i loro fuochi d'artificio»: si riferisce all'idea veltroniana di abolire le tasse universitarie. «Mi sono battuto per mantenerle come sono, nella media europea peraltro, e per avere più soldi per la ricerca e l'Università. Valgono un miliardo e mezzo di euro, come pensa di recuperarlo Veltroni, in un Paese dove non si riescono neppure a pagare tutte le borse di studio dovute?».
Anche Rina Gagliardi, storica firma di Liberazione e senatrice di Rifondazione, è «intristita» da come la scuola viene trattata in questa campagna elettorale: «Sciocca e ridicola. Bisogna che gli insegnanti tornino a essere rispettati dalla società per il loro ruolo, bisogna ricostruire un clima culturale di ammirazione nei confronti della scuola e di quanti hanno in mano la testa dei nostri figli».
Sono polemici i sindacati: se si vuole ridare credito e autorevolezza alla scuola «la cosa più urgente da fare è riconoscere il valore del lavoro degli insegnanti, anche attraverso l'incremento degli stipendi», chiede Massimo di Menna, della Uil. Silvio Berlusconi ha una «visione da fiaba della scuola », protesta Enrico Panini della Cgil. Mentre la Gilda è più possibilista: «C'è bisogno di rimettere a posto l'educazione e il rispetto, senza ovviamente tornare all'autoritarismo — dice Rino Di Meglio, coordinatore della Gilda— ma ogni maestro e professore può scegliere i mezzi e le forme migliori per insegnare l'educazione».
Gianna Fregonara

4 aprile 2008

Ci siamo capiti, eh?????


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1 aprile 2008

Un po' ce lo meritiamo...

Questo mi ha fatto davvero ridere. Avendo conosciuto gli Americani da vicino, sapendo quanto sono fissati con la sicurezza (spesso quelli che vivono nelle basi Afi non escono mai e vivono in un piccolo pezzo d'America trasportato su suolo italiano...riescono a rimanere anche due e tre anni senza neanche cambiare i dollari, che continuano ad usare nei negozi dentro le varie basi). In fondo hanno ragione, alcune bellissime città italiane sono sopraffatte dal caos, da un traffico senza regole, da scippi e rapine (ho visto io, qui nel centro di Roma, bambini rom riuscire ad infilare mani nelle tasche degli stranieri, che vengono presi di mira sugli autobus, che vanno nelle zone di massimo interesse turistico (tipo la linea 64), e per le strade del centro...Come scandalizzarsi se questo è quello che pensano di noi????

1 aprile 2008

Sono davvero questi i problemi della scuola italiana!!!!(?????)

 da Il Tempo

Il governo introduca l'alzabandiera a scuola e regali
tanti Tricolori

Certo, non è bello vedere la nostra bandiera
nazionale, il tricolore verde-bianco-rosso, non sventolare, ma
«penzolare», quasi afflosciata su se stessa, dalle aste spesso
screpolate di assai solitamente maltenuti edifici pubblici. Non lo è,
soprattutto per coloro che hanno combattuto sotto di esse, o per chi ha
avuto nella sua famiglia caduti sotto di esse.

La causa di questa
trascuratezza? Le cause sono molte e alcune di esse quasi remote.
Il
tricolore italiano è chiaramente ispirato a quello francese. Il disegno
comparve per la prima volta a Reggio Emilia come bandiera della
Repubblica cisalpina nel 1797, sostituendo al blu il verde, perché di
questo colore erano le divise della Guardia Nazionale milanese. Qualche
mese prima, la Repubblica cispadana aveva adottato una bandiera con gli
stessi colori, però disposti in orizzontale: è cioè una bandiera...
«d'importazione». Il tricolore rosso-bianco-verde fu un simbolo
sovversivo di chi voleva l'Italia unita, in concorrenza con la bandiera
carbonara rosso, azzurro e nera. Nella rivoluzione piemontese del 1821
il tricolore fu issato per la prima volta sul pennone della Cittadella
Militare di Alessandria dai Carabinieri Reali che la presidiavano e nel
1831 in Savoia a opera di Carabinieri Reali, Granatieri Guardie e fanti
della Brigata Cremona, in rivolte che furono soffocate nel sangue da re
Carlo Felice. Il tricolore caricato dello stemma di Casa Savoia bordato
di azzurro fu adottato subito dopo lo Statuto Albertino dal Consiglio
di Gabinetto nel 1848; ma esso era poco sentito dagli ufficiali dello
Stato sardo-piemontese, tanto che il Comandante della Brigata Guardie
che per prima entrò nel territorio del Regno del Lombardo-Veneto
all'inizio della Prima Guerra del Risorgimento, comunicò al Segretario
di Stato per la Guerra del Governo di Torino che «le truppe di Sua
Maestà Sarda sono entrate ora nel territorio del Regno Lombardo Veneto
dietro le nostre antiche bandiere», e cioè le bandiere rosso-bianco
crociate. Nel 1861 il tricolore caricato nel bianco dallo stemma dei
Savoia bordonato d'azzurro e sormontato dalla corona reale fu adottato
come bandiera nazionale.
Con l'avvento della Repubblica dal «bianco»
fu tolto lo stemma dei Savoia, contro il parere di non pochi
costituenti anche repubblicani. La caduta del fascismo, che ne aveva
abusato, oscurò non solo i concetto di «Patria», estraneo alle due
culture predominanti nel Paese, salvo elementi minoritari: quella
social-comunista e quella cattolica, e con esso anche il tricolore
verde-bianco-rosso. Solo i liberali e il partito comunista non più
«d'Italia», ma «italiano» adottarono nel loro simbolo i tre colori.
L'esposizione e l'uso del tricolore non sono cosa cui gli italiani sono
usi. Il presidente Ciampi e prima di lui il presidente Pertini, lui
anti-interventista, valoroso combattente, capitano dei mitraglieri
nella Prima Guerra Mondiale e decorato di due medaglie d'argento al
Valor Militare, cercarono di introdurre come costume nazionale l'uso
del tricolore. Non vi è casa americana o svizzera nella quale non sia
custodita la bandiera nazionale e che non venga esposta ogni domenica o
festa nazionale! Abbiamo voluto introdurre per legge l'esposizione
quotidiana della bandiera nazionale negli edifici pubblici e nelle
scuole, accompagnata da una bandiera azzurra con un cerchio di stelle
che agli italiani non dice nulla e che è stata «ammainata» dal nuovo
Trattato di Lisbona sostitutivo del Trattato-Costituzione di Laeken!
Che fare? Il nuovo governo, e credo che solo un governo di centrodestra
potrebbe farlo (essendo il Partito democratico l'erede di due grandi
tradizioni non propriamente «nazionali» quella comunista e quella
«cattolico temporalista di sinistra» la cosa non lo interesserebbe!),
dovrebbe rilanciare il «culto del tricolore», istituendo come festa
nazionale il «Giorno del Tricolore», donando a tutti i ragazzi che
entrano nella scuola un piccolo tricolore, dando contributi alle
famiglie che vogliono acquistare la bandiera nazionale, autorizzandone
l'uso negli edifici privati in alcune circostanze, e prescrivendo in
tutte le scuole pubbliche e private la cerimonia dell'«alza bandiera»
all'inizio delle lezioni. E aboliamo l'uso congiunto della «bandiera-
europea-che-non-c'è-più» e che non dice nulla a nessuno.

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