.
Annunci online

 
Gattara 
unarcheologainsegnantemamma
<%if foto<>"0" then%>
Torna alla home page di questo Blog
 
  Ultime cose
Il mio profilo
  Feed RSS di questo blog Rss 2.0
Feed ATOM di questo blog Atom
  Ombra
Fioredicampo
Persbaglio
Lu
Capastuerta
Disastro
Billo
Devarim
Jericho
Mietta
Markino
Antonella
Viavai
Specchio
Tocco
Salvatore1
Aislinn
ilMaLe
  cerca

 

 
Registra il tuo sito nei motori di ricerca

 






Blog aperto il 16/08/2005


GEMELLI
Chiacchiera, scrive, legge, parla ingrese, domanna, vede, compera, sbaratta,
svolazza, guida, interpreta, contatta, telefona, s'empiccia ma è cortese.
Facile, svelto, fino testa matta, sorte, ritorna, gioca, va' pe' spese,
se fa cinque, sei viaggi drent'un mese, quarziasi cosa già l'ha vista e fatta.
Cammia lavoro, donna, veste, umore, tie' le fette in du' staffe:
è opportunista; nun je chiede costanza ne l'amore.
È spiritoso, ironico, ballista, giovanile, ne fa d'ogni colore.
Si s' ammala è ai pormoni e se rattrista
.



In Italia è molto duro essere un intellettuale di destra.
Quelli di sinistra non ti leggono
perchè sei di destra,
quelli di destra non ti leggono
perchè non leggono niente!!!
Marcello Veneziani
 


Scriviamo per farla finita con noi stessi, ma con il desiderio di essere letti, non c’è modo di sfuggire a questa contraddizione. E come se annegassimo urlando: “Guarda, mamma, so nuotare! “. Quelli che gridano più forte all’autenticità si gettano dal quindicesimo piano, facendo il tuffo d’angelo: “Vedete, sono soltanto io!”. Quanto a sostenere di scrivere senza voler essere letti (tenere un diario, per esempio), significa spingere fino al ridicolo il sogno di essere contemporaneamente l’autore e il lettore. (D.Pennac)

"Amo: la parola più pericolosa per il pesce e l'uomo"
Groucho Marx

Livietta: la nuova arrivata!

Cesare: il mio ex-attempato amante
(ci ha lasciato alla veneranda età di diciotto anni!)

Diva: la gatta della mia adolescenza:trovatella, un po' furastica.

Conan: il mio bellissimo, completamente
 pazzo, gatto americano (stroncato dalla leucemia  a soli due anni)
Benigni dixit:" Se su dieci persone ci sono sei operai, tre impiegati e un ricco. Perchè alle elezioni vince sempre il ricco? Allora o ci sono brogli elettorali o il popolo è stupido"

Paolo Rossi: "La fuga dei cervelli. Un bel problema: i cervelli fuggono e i corpi rimangono qui a fare il ministro o il politico..."

Ho sceso, dandoti il braccio, almeno un milione di scale
e ora che non ci sei è il vuoto ad ogni gradino.
Anche così è stato breve il nostro lungo viaggio.
Il mio dura tuttora, nè più mi occorrono
le coincidenze, le prenotazioni,
le trappole, gli scorni di chi crede
che la realtà sia quella che si vede.
Ho sceso milioni di scale dandoti il braccio
non già perchè con quattr'occhi forse si vede di più.
Con te le ho scese perchè sapevo che di noi due
le sole vere pupille, sebbene tanto offuscate,
erano le tue.
(E.Montale)

Messico 1984: il più bel viaggio della mia vita

Locations of visitors to this page



 

Diario |
 
Diario
1visite.

6 settembre 2010

Esami di riparazione...come capire tutto della scuola in un giorno, anzi in poche ore....

C'è quello che ha studiato tutto, c'è quello che non ha studiato niente, c'è quello che trema, c'è quello che fa il bulletto (come durante tutto l'anno), c'è quello che fa polemica (come durante tutto l'anno), c'è quello che arriva tutto ca...rico e se ne va con la coda tra le gambe, c'è chi ha gli occhi rossi, da quando ha visto il compito di latino, c'è quello che trema come una foglia, c'è quello che parla sottovoce, quello sicuro che non sbaglia una virgola, chi non ne azzecca neanche una, c'è il prof. che perdona, c'è il prof.che bastona, c'è il prof. che dimentica e quello che s'è segnato tutto, c'è la preside dietro le barricate per accogliere i genitori, c'è la segretaria inc....(come al solito!), c'è la vice che ti salta alla gola, c'è la collega che si rianima solo quando vede passare una borsetta firmata, il collega che ti sorride e quello che non sai neanche come si chiama da tre anni a questa parte....

9 agosto 2010

Desiderio per la notte di S.Lorenzo

...Un governo che pensasse finalmente ai disoccupati, al precariato, alla lotta al lavoro nero, alla scuola e alla sanità, ai servizi in genere, quelli che rendono la vita più facile per chi ha meno. Un governo che pensasse finalmente alla strenua difesa della legalità e alla lotta all'evasione e alla corruzione! Un governo che combattesse le colate di cemento, l'abusivismo edilzio e facesse leggi a tutela dell'ambiente e del paesaggio.....Chiedo troppo???

6 maggio 2010

Lezione di lessico: abulici, amorfi, apatici, atarattici...




E' brutto appellare così i propri alunni, ma certe volte è davvero sconfortante constatare il poco entusiasmo e la poca curiosità che mostrano nel passaggio dell'adolescenza, periodo che potrebbe essere positivamente costruttivo per loro stessi. Meglio la fase delle elementari e delle medie, quando, anche con i più ribelli, spesso riesci a trovare un varco nella loro immaginazione. Ma intorno ai quindici-sedici anni, proprio quando avrebbero la possibilità di ritagliarsi fette più grandi di autonomia e libertà, non senti da loro altro che vogliono dormire la domenica mattina e che stanno davanti al televisore o davanti al computer tutte le sere. E' vero che non tutti sono così, ma la percentuale di quelli che si staccano da tali comportamenti è davvero sconfortante....succubi della pubblicità e dei luoghi comuni della televisione, anche quelli più triti e ritriti, vivono tutto passivamente: niente teatro, niente letture, niente politica, niente solidarietà e impegno civico.....Li porti ad una visita guidata e si annoiano e non seguono la guida che spiega, li porti a teatro e non capiscono un tubo di quello che vedono (non perchè non capiscono, ma perchè non seguono), gli fai vedere un film, che ne so, per esempio, "il nome della rosa" e te lo bollano (proprio oggi) come "antico", li inviti ad una manifestazione di beneficenza (come "Race for the cure" a Roma il 16 Maggio) e ti dicono che non ce la possono fare a camminare per due chilometri nel centro di Roma, gli dici che il pomeriggio c'è un concerto, magari per Emergency o una manifestazione per la libertà di stampa e ti dicono che no, devono fare i compiti, ma, in realtà, stanno incollati alla playstation, gli proponi un libro (l'ultimo è stato Brizzi "Jack Frusciante è uscito dal gruppo" per proporre un romanzo che parli del loro mondo) e non lo aprono neanche....Niente li smuove, niente li coinvolge ed io ogni giorno mi scervello per scovare qualcosa che possa fargli cambiare atteggiamento....


Tag inseriti dall'utente. Cliccando su uno dei tag, ti verranno proposti tutti i post del blog contenenti il tag. scuola adolescenti demotivati e passivi

permalink | inviato da Gattara il 6/5/2010 alle 15:43 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (2) | Versione per la stampa

29 settembre 2009

Non acchiapperanno mai i nostri sogni!

E in realtà sarebbe facile, perchè, in questo momento, i miei sogni sono molto banali, anche se sembrano irraggiungibili al tempo stesso: città e strade pulite (non so nel resto d'Italia, ma qui Alemanno è riuscito a trasformare in poco tempo Roma in una grande discarica a cielo aperto), scuola e sanità che funzionino, una pacifica convivenza tra popoli, un lavoro e una casa per tutte le famiglie, in modo che possano vivere decorosamente la propria vita......


Tag inseriti dall'utente. Cliccando su uno dei tag, ti verranno proposti tutti i post del blog contenenti il tag. sogni pulizia scuola sanità pace lavoro e casa

permalink | inviato da Gattara il 29/9/2009 alle 8:33 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (1) | Versione per la stampa

23 maggio 2009

Tagli, sempre tagli, fortissimamente tagli

Mentre Fini e Berlusconi si accordano sulla necessità di una diminuzione dei parlamentari, che, però, non arriverà mai, sulla scuola si abbatte la scure Gelmini-Tremonti, che, detta così, per la maggior parte di voi, non significa un bel niente. Per me oggi è significato vedere tre giovani donne, entrate in ruolo solo tre anni fa, dopo una gavetta quasi ventennale di supplenze, precariato, licenziamenti, riassunzioni, giri da nomadi per tutto il Lazio, anche nei posti più lontani come Subiaco e Olevano Romano, con marito, figli (una ha partorito una settimana fa), case, genitori anziani, con un foglio in mano, quello cioè con cui erano costrette a chiedere il trasferimento in un'altra scuola, perchè nella nostra sono diventate soprannumerarie. E questo non sarebbe neanche un dramma in un anno normale a seguito di una normale contrazione di classi, perchè il soprannumerario ha diritto a scegliersi la nuova sede per primo rispetto a tutti gli altri che chiedono il trasferimento per motivi diversi. Ma quest'anno tutte le scuole sono in contrazione visto la furia devastatrice, che si è abbattuta su di noi per risparmiare soldi sulla scuola pubblica (sul Parlamento no, sull'evasione no, sugli aerei che portano Scajola ogni fine settimana a casa no...) e che la Gelmini continua a chiamare riforma. Se tutte le scuole sono costrette a ridurre gli organici, aumentando gli alunni per classe ed occupando interamente le diciotto ore di ogni professore in classe (ora quelli che insegnano al triennio hanno cattedre di circa quattordici ore, ma poi arrivano a diciotto sostituendo i colleghi assenti), tutte le scuole avranno dei soprannumerari da piazzare...e da piazzare dove?
Insomma è molto triste vedere gente, che ha impegnato la vita sui libri prima e facendo la fila delle graduatorie poi e che magari ha frequentato i corsi universitari per avere un'abilitazione a caro prezzo (migliaia di euro per due anni), costretta a diventare un'altra volta un nomade che non sa dove dovrà andare l'anno prossimo, chiedendosi come potrà stare con la sua famiglia e dove abiterà. Penso a quelle migliaia di precari, poi, che si sono dannati anni per aggiornare graduatorie, fare concorsi, fare migliaia di ricorsi, andare, venire da uffici, trattati come bestie da uno Stato che si comportava peggio di un datore di lavoro privato e che ora dovranno solo sperare, qualora abbia una remota possibilità di una supplenza, di avere una parentela o un'amicizia con un Preside, perchè dall'anno prossimo ci sarà la chiamata diretta, personale e non più il reclutamento in base alle graduatorie. Presidi che potranno ricattare tali precari in ogni modo, minacciandoli di non farli lavorare mai più...e con tutti i figli di papà che imperversano qui da noi, chi lavorerà? Magari anche nella scuola pubblica verrà sistemata qualche velina con titoli professionali ineccepibili!

4 febbraio 2009

I bravi ragazzi di Nettuno

E' chiaro che, quando si verifica un fatto del genere, la gente parli di scuola, di educazione civica, di insegnanti. qualcuno continua a dire che ragazzi come questi dovrebbero essere educati all'interno delle ististuzioni scolastiche. Ma, punto uno, questi ragazzi abbandandonano la scuola prima del tempo. Punto due: come fa una come me, che ha tra i 27 e i 30 alunni, ad educarli veramente? Certo, io posso provarci (a parte che la mia clientela è abbastanza già scelta ed educata), ma quello che conta per loro, ad una certa età, è soprattutto l'ambiente in cui vivono, sia quello sociale, che quello familiare. Con la classe dove ho più ore, io passo tra le sette e le undici ore a settimana....per il resto sono preda dell'ambiente che li circonda.
Premesso questo e premesso anche che comunque anch'io faccio continuamente i miei bravi pistolotti sul rispetto degli altri e dell'ambiente, devo dire che il quadro che emerge dai "bravi ragazzi" di Nettuno è sconfortante per tutti noi, famiglie, scuola, società e media. E sono d'accordo con Carofiglio (ieri sul Corriere della Sera), quando dice che in questi casi non si parla più di razzismo, ma semplicemente di disprezzo per i più deboli (vedi stessi casi accaduti, per esempio a Rimini, nei confronti di barboni italiani)
. Ed è un disprezzo che nasce da tante cose: ad esempio il volersi sentire di più rispetto a qualcuno, quando invece sei una nullità e dal non avere nessuna passione, nessun interesse, nessun argomento di conversazione ed allora, chiuso nel tuo branco sempre uguale, senza neanche argomenti di discussione, che fai? Come ti metti in luce rispetto alla massa? Come fai parlare di te?
Guardo con terrore questi giovani di periferia: tutti uguali con i loro berretti buttati dietro la testa, le ciocchette di capelli modellate e divise in una frangetta cretina sulla fronte, la bocca tramutata in una fogna di bestemmie e parolacce in un unico turpiloquio continuo; i calzoni perennemente calati a mostrare mutandoni firmati vistosamente, provenienti dalle peggiori bancarelle dei mercati. Tutti uguali, tutti che ripetono ossessivamente pochi concetti diretti soprattutto allo scherno degli altri, di quelli normali. E ridono sguaiatamente di qualsiasi cosa: risate eccessive, isteriche come quelle in cui prorompono al cinema di fronte alle scene di violenza o di sesso (l'ultima volta al cinema a vedere "Twilight" ho sentito una ragazzina di quattordici anni esclamare, al primo bacio tra i due protagonisti:"Scopatela su quella roccia!").
E sicuramente si può continuare a dire dei media, della politica, della società.....ma io vedo ben poca logica e ben poca colpa della scuola, vedo soprattutto tante colpe nelle famiglie, che non danno più alcuna direttiva, nessun valore, nessun insegnamento....


28 ottobre 2008

La Gelmini si ispira ad Obama??? Ma la faccia tosta non ha veramente limiti!!!

 

Marina Boscaino

Unità: Gelmini rilegga meglio Obama
28-10-2008

La Gelmini si ispira a Obama? Leggete un po': «Questo è il momento di affrontare il nostro obbligo morale di garantire ad ogni bambino un'educazione di prima livello, perché questo è il minimo che serve per competere in un'economia globale. (...) Recluterò un esercito di nuovi insegnanti, pagherò loro retribuzioni più alte e darò loro maggiore supporto. E, in cambio, chiederò standard educativi più elevati ed affidabili».
9 settembre 2008: un passaggio del discorso di accettazione della candidatura. Basta fare un giro sulla rete, guardare i numerosissimi filmati su youtube, per rendersi conto di come quello dell'istruzione sia un nodo centrale del suo programma: la biografia di Obama stesso è la prova concreta che l'accesso all'istruzione può rimuovere ostacoli di carattere sociale.
La parola «esercito» non è neutra, se si pensa alla spesa per la Difesa negli Usa. Gli insegnanti hanno rappresentato una parte consistente dell'elettorato democratico: spetta a loro il primo posto nel programma di Obama, che guarda ad un consistente investimento nella scuola rigorosamente pubblica (mentre McCain storna fondi per la privata).
Si propone un ripensamento della condizione economica dei docenti, necessario per favorire l'accesso all'istruzione superiore anche delle classi sociali più deboli, incentivando la prosecuzione degli studi anche oltre l'obbligo; che, ricordiamo, negli Usa varia da stato a stato, con un inizio tra i 5 e i 7 anni e una fine tra i 16 e i 18. «Senza una buona educazione prescolastica - ha scritto Obama - i nostri figli non riusciranno a mantenere intatto il loro livello di educazione rispetto ai loro coetanei. Senza un diploma di scuola superiore, servirà almeno il triplo di tempo per trovare lavoro rispetto a un diplomato. E senza una laurea o una certificazione industriale, sarà ancora più difficile trovare un lavoro».
Ma Gelmini non lo sa.

MARINA
BOSCAINO

insegnante


Tag inseriti dall'utente. Cliccando su uno dei tag, ti verranno proposti tutti i post del blog contenenti il tag. Gelmini Obama scuola

permalink | inviato da Gattara il 28/10/2008 alle 12:23 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (10) | Versione per la stampa

20 ottobre 2008

LA GELMINI, UN MINISTRO "IGNORANTE" BISOGNOSO DI "RIPETIZIONI"

 


Il 17 Ottobre resterà una data storica nella storia della scuola italiana.
La scuola italiana, dall’asilo all'università, ha sfiduciato il ministro Gelmini e la sua Riforma: mezzo milione di persone a Roma, trentamila a Milano, cortei di migliaia di persone a Napoli, Genova, Catania, Bologna e Palermo non hanno bisogno di troppi commenti.
Il ministro Gelmini, confermando clamorosamente la sua inadeguatezza al posto che occupa, afferma di non "capire" le ragioni della protesta.
Essendo abituati a spiegare le nostre materie anche a studenti con gravi problemi d’apprendimento, chiariamo subito al ministro che noi protestiamo contro gli 8 miliardi d’Euro ed i 130.000 posti in meno nella scuola pubblica previsti dalla Finanziaria del 2008 fortemente voluti dal ministro dell'Economia Tremonti e dal Premier Berlusconi: il governo ha deciso di far pagare alla scuola la crisi economica del Paese.
Quando il ministro Gelmini afferma che non ci saranno licenziamenti nella scuola evidentemente non "capisce" che 130.000 precari resteranno senza lavoro.
I precari non sono delinquenti o banditi, ma lavoratori che hanno consentito il funzionamento dell’Istituzione Scolastica per molti anni.
Il ministro non "capisce" che con classi di 35, 40 alunni non si riesce ad insegnare, e non "capisce" che il ritorno del maestro unico distruggerà la scuola primaria ritenuta dalle indagini internazionali una delle migliori del mondo.
Il ministro non "capisce" che Scuole Superiori ed Università protestano contro la trasformazione in fondazioni che privatizzeranno la cultura riservandola a pochi e ricchi privilegiati, e non "capisce" che senza il ritiro del decreto legge sul maestro unico ed il totale cambiamento della sua politica scolastica le proteste continueranno e si inaspriranno sempre di più.

Il Presidente della Repubblica Napolitano chiede di essere propositivi, ed il ministro Gelmini invita a dire dove trovare le risorse per assumere 130.000 operatori della scuola.
Dato che abbiamo un ministro che non "capisce", ci pensiamo noi a dare qualche suggerimento che vorremmo girare anche al Presidente Napolitano:

1) Seria lotta all’evasione fiscale
2) Tagliare le Province, gli stipendi dei Parlamentari, i Parlamentari, le comunità montane, gli enti inutili
3) Un taglio del 10% del numero dei rappresentanti negli organi elettivi, dalle circoscrizioni ai comuni, alle province, alle regioni.
4) Drastica riduzione delle consulenze esterne; diminuizione degli stipendi dei dirigenti statali e delle loro pensioni
5) Aumento della tassazione degli alti redditi, dei grandi patrimoni, dei guadagni dovuti alla speculazione finanziaria-borsistica; reintroduzione della tassa di successione per le grandi eredità
6) Tassare i beni ecclesiastici non connessi ad attività di culto; abolire l'otto per mille e qualsiasi altra forma di sovvenzionamento statale alle Chiese
7) Invece di dare aiuti di Stato alle industrie automobilistiche, darli alla scuola
8) Invece di prevedere finanziamenti da dare alle banche in crisi, prevedere finanziamenti per assumere i precari: si otterrà un immediato aumento dei consumi interni che potrà salvare il paese dalla grave crisi economica in corso
9) Riduzione delle spese militari
10) Eliminazione dei finanziamenti alle scuole private a favore della scuola pubblica statale

Siamo pronti a discutere le nostre proposte con il ministro Gelmini, che finora non ci ha mai ricevuti nonostante le nostre richieste, e con il Presidente Napolitano.

FORUM PRECARISCUOLA ( http://precariscuola.135.it )

__._,_.___

14 settembre 2008

Esuberi

 

La vignetta è della scorsa settimana e andrebbe aggiornata: ora si parla di 6000  esuberi in Alitalia. Nessuno ricorda che il governo Prodi all'inizio del 2008 aveva quasi concluso un accordo con Air France che prevedeva 2500 esuberi, ma che fu bloccato dal Berluskaiser (allora all'opposizione) che, con la scusa dei troppi esuberi, millantava tra l'altro di avere una fantomatica cordata italiana pronta a rilevare la nostra compagnia di bandiera. Viste le disavventure degli scalatori di quest'estate, possibile che non ci sia nessuno disposto ad accompagnare il nostro caro presidente del consiglio per una rilassante escursione sul K2? La cordata je la preparo io....

Questa, con accluso commento, me l'ha inviata per posta stamattina un mio corrispondente telematico. Devo dargli atto che è uno tra i pochi Italiani a farsi un po' due conti e ad avere un po' di memoria (al contrario della massa che sembra averla molto corta!). Di fronte a questa situazione e a quella della scuola vorrei chiedere a questa parte politica fortemente cara all'imprenditoria e con a cuore soprattutto l'economia del paese, come pensa, viste anche le ultime dichiarazioni della Gelmini ("il futuro degli 87.000 precari della scuola non è affar mio"), che l'economia del paese possa ripartire con una massa di gente che non ha lavoro sicuro e con un'altra massa di persone che teme (visti i precedenti) per quello che ha!

28 aprile 2008

Che meraviglia(in una scuola così forse non avrei il mal di testa che ho oggi!)!

 da Repubblica

I bambini-contadini a lezione nell´orto

Sono finiti
i tempi del fagiolo nel cotone. Ora in cento scuole elementari si
coltiva sul serio. Grazie a maestre che hanno studiato con Slow Food,
nonni entusiasti e soprattutto piccoli ma già informatissimi
ambientalisti
MAURIZIO CROSETTI

SAN MAURO TORINESE
«Senti, la
pimpinella sa di melone». Marika fa la quinta elementare e nella sua
scuola c´è un orto. Si china verso la pianta, la accarezza e poi si
annusa la mano. Infine, la allunga verso un naso un po´ scettico. Però
sì, la pimpinella sa di melone, e anche un po´ di anguria. «Invece la
maggiorana sa di chewing-gum». Proprio.
Dopo la rotonda con la fontana
c´è un semaforo, poi si svolta a sinistra e lì sta la scuola "Giorgio
Catti", una costruzione bassa che custodisce un segreto pieno di
piante, erbe, frutti, fiori. C´è la serra. C´è il campo delle
coccinelle. C´è l´orto dei semplici. E ci sono quelli di prima
elementare che armeggiano con gli annaffiatoi accanto ad alberelli più
alti di loro. I più grandi, uomini e donne di anni dieci, aiutano e
spiegano. «Maestra, che insetto è? È po´ verde». La maestra Maria
Grazia Vincoletto, che di campagna non sapeva niente ma ha studiato con
Slow Food all´Università di Pollenzo e adesso è "formatrice", insomma
una maestra col bollino blu, risponde: «Direi un coccinellide. A
occhio, un Cryptolaemus Montrouzieri». Ecco, appunto.
La scuola che
non t´aspetti invece c´è. E non sta a lontananze geografiche siderali,
e neppure nei migliori mondi possibili, la Svezia, la Svizzera. Non
rincorre le tre "i", accontentandosi di qualche "p", passione,
pazienza, e di qualche "a", ascolto, amore. Il progetto si chiama "Orto
in condotta". L´idea è di Slow Food, perché insegnare a coltivare
significa anche imparare a mangiare, fare la spesa, conoscere la
propria bocca e la propria pancia, oltre al profumo di un giacinto.
Gli orti scolastici sono un´invenzione americana. La prima a pensarci
fu Alice Waters, a metà degli anni Novanta, in California: studiò per i
bambini un nuovo metodo di educazione alimentare, basato sull´attività
pratica nell´orto e sullo studio e la trasformazione dei prodotti in
cucina. Ogni scuola, un pezzo di terra. Lezioni di piante, fiori,
frutti e cibo. Le mani nelle zolle, per imparare senza quasi
accorgersene. Nacque il progetto The Edible Schoolyards, in Italia dal
2003: dire che ha messo radici è persino troppo facile. Oggi gli orti
scolastici sono più di cento e coinvolgono quattromila bambini, oltre
ai loro insegnanti, ai genitori e ai nonni (un motore fortissimo della
faccenda, vedrete perché). Il Piemonte è la regione italiana con il
maggior numero di "scuole verdi": trentatré. E la città di San Mauro
Torinese è stata tra le prime a crederci. Risultato: quattro scuole
elementari e una dell´infanzia, sette orti, seicento bambini e ventuno
volontari: tre papà, due mamme e il resto nonni come Alberto, Martino,
Felice, Rocco e Luigi, eccoli qui insieme ai nipoti e alle maestre.
«Facciamo i lavori più pesanti, zappiamo, prepariamo la baracca degli
attrezzi, aiutiamo a piantare». Martino ha lavorato nei campi fino a
diciotto anni, in provincia di Treviso. Poi l´emigrazione e la
fabbrica, con l´orto sempre nel cuore. «Un pezzetto di terra l´abbiamo
tutti, a casa o da qualche parte in paese», racconta Felice. «È bello
fare le cose con i bambini: di noi si fidano. E noi abbiamo la memoria
dei nostri padri e dei nostri nonni».
I bambini vanno nell´orto
nell´intervallo. «Ma solo chi vuole, non è obbligatorio, chi preferisce
va a giocare», dice la maestra Maria Grazia, che i nonni hanno appena
definito "un trattore". «Però, quando c´è da seminare, bisogna
muoversi, darsi da fare tutti. Tra poco è ora di insalate, ravanelli e
carote». Sara, anche lei di quinta, vuole proprio raccontare la storia
della salvia. «Un giorno ci siamo accorti che le piante erano piene di
parassiti, però l´intervallo era già finito e non c´era tempo per fare
niente. Dopo qualche giorno abbiamo visto che le coccinelle si erano
mangiate tutti i parassiti». È il principio della coltivazione
biologica: niente chimica, le piante proteggono le altre piante. «Nel
campo delle fragole, il frutto tipico di San Mauro, abbiamo messo anche
l´aglio e la cipolla che rilasciano sostanze antibiotiche naturali e
proteggono i frutti. Si chiama consociazione». Sara ha detto proprio
così: rilasciano sostanze antibiotiche naturali. E poi, consociazione.
«All´inizio, l´idea era quella vecchia del fagiolo nel barattolo con il
cotone: vedere come cresce. Poi si è spalancato un mondo», dice la
maestra che intanto convoca "gli ecologisti". «Cioè la squadra dei
bambini che puliscono e raccolgono le schifezze». Per seminare si segue
il calendario lunare biodinamico, appoggiato sulla cattedra insieme
agli altri libri e quaderni. Dietro la porta si allarga una nuvola di
profumi un po´ stordenti, lì dietro ci sono le erbe aromatiche. Su un
cartello c´è scritto a pennarello "Hortus Conclusus". Perché, incalza
Riccardo, nel Medioevo si chiamava proprio così. Accanto a ogni pianta
c´è una targhetta con le notizie scaricate da Internet. E i nomi
sembrano una filastrocca antica: liquirizia, cedrina, santoreggia,
calendula, tanaceto, tagete («che puzza molto e tiene lontani i
nemici!»), erba di San Pietro («ottima per le frittate»), ruta,
rabarbaro, pimpinella («si trita ed è buonissima come salsa sui
formaggi molli, poi aiuta nella mancanza di appetito»), dragoncello,
lavanda. I bambini più grandi stanno giocando con quelli di prima,
sembra mosca cieca ma non è: li bendano, e gli mettono sotto il naso le
erbe da indovinare dal profumo. «Il gioco degli odori piace molto»,
conferma la maestra Enrica Valabrega. «A parte basilico, origano e
rosmarino, è difficile che un ragazzino del 2008 ne riconosca altre con
l´olfatto. A volte, andiamo a trovare gli anziani della casa di riposo
di Sambuy, qui vicino. È stato commovente vedere una donna cieca che
annusava le erbe, aiutata dai bambini».
Insieme ai nonni, hanno
costruito anche la compostiera. Lo racconta Valentina, quinta B: «È
fatta a strati. Sopra si mettono i rifiuti organici, noi li portiamo
anche da casa, abbiamo spiegato ai nostri genitori che è importante. Lo
strato in fondo è quello della terra concimata che si chiama "compost"
e si ottiene più o meno in otto mesi. Noi non usiamo né concimi chimici
né pesticidi, mai». Riccardo "arieggia" il terreno sforacchiandolo con
la punta di un forcone della sua taglia: «Così respira e diventa più
fertile. Poi ci mettiamo della paglia sopra, in modo che non si
indurisca».
Tra una visita al vecchio mulino e un laboratorio di
cucina, dove si fanno il pane e la pasta insieme alle nonne, si è
realizzato pure il miracolo estremo: bambini che mangiano la verdura!
Giorgia rivela di avere detto alla sua mamma che i broccoli della mensa
sono più buoni di quelli di casa. «Abbiamo imparato a mangiare la
frutta e la verdura di stagione, che è più gustosa e costa meno, e
soprattutto è locale. Se viaggia poco, inquina poco perché non la
devono trasportare i camion». A proposito: è anche successo che i
ragazzini della scuola "Catti" si siano accorti che in mensa veniva
servita acqua minerale umbra. «Con tutta l´acqua che abbiamo in
Piemonte! E allora hanno chiesto di cambiare fornitori. Sono tremendi,
leggono tutte le etichette», dice la maestra-trattore. «Insieme
all´insegnante di matematica abbiamo fatto un lavoro sulle distanze che
percorrono i cibi e sui costi che variano secondo i periodi dell´anno.
Così i bambini imparano un po´ di statistica, di geografia e magari
suggeriscono alle famiglie come si dovrebbe fare la spesa».
Zappano,
strappano le erbacce, annaffiano («solo la terra e mai la pianta»),
spingono la carriola, ascoltano i nonni, aiutano i più piccoli. Ma
cos´è, il paradiso dell´educazione? La vera riforma della scuola,
magari? «Noi vogliamo solo conoscere. I bambini prendono le erbe, le
fanno seccare, le plastificano tra due fogli trasparenti e poi scrivono
la loro ricerca». Tutto semplice, sporcandosi le scarpe e le mani. E
quelle stesse erbe le macinano, le mettono nei sacchetti e poi le
vendono al mercatino: con il ricavato si comprano le cose utili
all´orto, per esempio il sangue di bue secco che è un ottimo concime,
oppure il "litotamnio", una polvere di alghe coralline: «Soffoca i
pidocchietti», spiega Marika. «Invece l´euforbia è repellente, tiene
lontani i topi e le talpe». Secondo miracolo, dopo quello della verdura
nel piatto: topi e vermi non fanno schifo ai bambini. Anzi, Riccardo ha
piazzato sotto il naso della maestra un bastoncino dove un bel
millepiedi arancione fa il contorsionista. «Prendere in mano le
bestioline e osservarle, questo è davvero educativo. Abbiamo anche
girato un piccolo film sui lombrichi».
E poi naturalmente si mangia.
L´anno scorso, con sette enormi zucche hanno preparato il risotto per
tutta la scuola. Nell´orto ci sono quattro varietà di peperoncini,
vicino a fiori all´apparenza gentili («però attenzione, il mughetto è
velenoso!») e alle piante da frutto messe lì dai nonni: un melograno,
un fico, tre varietà di meli antichi della Valgrana e quattro ciliegi
donati dal sindaco di Pecetto. Uno scambio culturale niente male: a
Pecetto, il paese delle ciliegie, San Mauro ha risposto con le sue
favolose fragole. Le stesse che cresceranno nel campo della scuola: ora
sono un tappeto di fiori bianchi, ma tra poco diventeranno rosse e
succose. Sul loro destino vigila, sotto il sole tiepido di aprile, uno
spaventapasseri vestito da sposa.

27 marzo 2008

Studenti indisciplinati? Colpa dei genitori!

 da Tecnica della Scuola di A.G.

Il luogo comune è stato confermato da uno studio
dell’Università di Cambridge: l’eccessivo permissivismo tra le mura
domestiche concausa principale della devianza. “Non sanno cosa fare per
fermarli”, ha dichiarato Steve Sinnott, segretario generale del
sindacato nazionale degli insegnanti che ha commissionato la ricerca. E
negli ultimi cinque anni i genitori la situazione sta gradualmente
peggiorando.
Se l’alunno studia poco ed è indisciplinato la scuola ha
le mani praticamente “legate”:
E' luogo comune ricondurre la devianza
agli errori educativi condotti dalla famiglia di appartenenza. Ora
anche un autorevole studio inglese conferma questa teoria indicando l’
eccessivo permissivismo tra le mura domestiche come concausa
principale: l’indagine è di quelle che meritano considerazione perché è
stata condotta dall’Università di Cambridge, su commissione del
sindacato nazionale degli insegnanti (Nut).

Durante lo studio, durato
ben cinque anni, sono stati, inoltre, esaminati più di duecento
insegnanti e centinaia di studenti delle scuole elementari. Inesorabile
il verdetto: il pessimo comportamento a scuola deriva quasi sempre dal
comportamento dei genitori, che nel rapporto con i propri figli
risultano sempre più permissivi e superficiali.
Ciò che preoccupa i
ricercatori ed esperti di scuola d’oltre Manica è poi anche il fatto
che negli ultimi cinque anni il numero di situazioni educative (anche
se sarebbe più il caso di definire “diseducative”) riscontrate è
risultato in lieve ma costante incremento.
La relazione finale dello
studio universitario indica, infatti, un "piccolo ma significativo"
aumento del numero di alunni che fanno i capricci in classe se non
ottengono quello che vogliono o si addormentano sui banchi perché vanno
a letto tardi, spesso assecondati da genitori paradossalmente sempre
più protettivi.
A dare un’interpretazione sociologica è lo stesso
sindacato che ha chiesto di realizzare lo studio: "alcuni genitori – ha
dichiarato Steve Sinnott, segretario generale del Nut - sono sottoposti
ad una forte pressione sociale e spesso non riescono a tener testa ai
loro stessi figli, sono estremamente permissivi e indulgenti pur di
avere un po' di calma o semplicemente perché non sanno cosa fare per
fermarli", aggiungendo che "a volte ricorrono anche alla violenza pur
di proteggere la loro prole".
Anche l’Inghilterra sembra così
destinata a combattere con problemi generazionali, prima ancora che
educativi, da noi ormai radicati. Problemi nella scuola emergono nella
loro interezza, ma che difficilmente possono essere risolti senza
adeguate politiche di supporto familiare e, più in generale, non
puntando su un’elevazione del grado culturale di tutta la cittadinanza.


Tag inseriti dall'utente. Cliccando su uno dei tag, ti verranno proposti tutti i post del blog contenenti il tag. scuola genitori permissivismo Inghilterra

permalink | inviato da Gattara il 27/3/2008 alle 16:10 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa

22 febbraio 2008

Ho letto tutti i suoi libri, figuriamoci se posso perdermi proprio questo....

 

Unità:
Daniel Pennac, il successo del somaro
21-02-2008
 
Somari Coraggio, non tutto è Perduto
di Francesca De Sanctis
 
C’è speranza anche per il più somaro della classe. Per chi colleziona sfilze di 2 in matematica e per chi ha sempre preso zero assoluto nel dettato. Se perfino Daniel Pennac - sagace autore di fortunati romanzi che ruotano attorno alla figura di Benjamin Malaussène - andava male a scuola, non vale davvero la pena strapparsi i capelli davanti ad una pagella disastrosa. In fondo anche l’idiozia può trasformarsi in qualcosa di buono. E lo dice uno che da Pennacchione è diventato Pennac... come ci è riuscito? «Semplice - ammette lo scrittore francese -. Col tempo si evolve, si cresce, si matura».
«Io ho impiegato un anno intero per imparare la lettera a, ma mio padre continuava a ripetermi: “non ti preoccupare, a 26 anni saprai tutto l’alfabeto!”». Un uomo simpatico e molto ironico il padre di Pennac. Più scettica la madre: «Non si è mai ripresa dal fatto che il terzo dei suoi quattro figli andasse male a scuola». Perfino anni dopo la scuola dell’obbligo, nonostante i libri pubblicati, le lezioni all’università e i convegni, le domande della madre, come per tutte le madri, sono sempre le stesse: che cosa fai nella vita? Ce l’hai una casa?
Della sua infanzia da somaro in Diario di Scuola (Feltrinelli, pagine 252, euro 16,00), da oggi in libreria, Pennac racconta aneddoti divertenti, vicende personali che come in una partita di ping pong rimbalzano dal banco alla cattedra e viceversa, intrecciando il punto di vista di un bambino con quello di un insegnante. «Eppure all’inzio mi applicavo - scrive nelle prime pagine del libro -, rifinivo le lettere meglio che potevo, ma piano piano le lettere si trasformavano in quegli esseri allegri e saltellanti che se ne andavano a folleggiare altrove, ideogrammi della mia sete di vivere». Sono gli stessi omini che oggi disegna generosamente sulle copie dei libri da autografare. Del resto, in una delle sue pagelle scolastiche, alla voce «Arte e immagine», la sua insegnante aveva scritto: «disegna ovunque, tranne che in classe». Almeno da questo punto di vista le cose non sono cambiate! Ma perché scrivere un libro sulla scuola dal punto di vista dei «somari»? «Da tempo volevo scrivere qualcosa sulla sofferenza del non capire - spiega -. Ho impiegato quattro anni per farlo. Naturalmente è un libro molto autobiografico, io ero un pessimo alunno. Una volta raggiunta la maturità, a 20 anni (mentre la media è di 17-18), e sono diventato professore, ho cercato di capitalizzare questi miei fallimenti scolastici. Mi sono detto: come mai un alunno, anzi un bambino, perché l’essere alunni è una ragione sociale, prova tanto dolore a mantenere questo suo ruolo sociale? La mia risposta è semplice: la paura. Di cosa? Delle domande che gli possono essere rivolte. Tutta la nostra identità si gioca nella risposta. E non esistono domande elementari per un bambino. Ecco, il mio status scolastico di somaro era legato al terrore assoluto nel quale mi gettava la minima domanda. Da insegnante, ho capito che la prima cosa da fare era aiutare i ragazzi a guarire dalla paura. Si trattava di aprire parecchie porte, ma questo è il nostro mestiere. Amen...».
Visto che la nostra identità si gioca nelle risposte, ecco che per i politici evitare una domanda può significare «adeguare l’identità vera all’immagine che va proiettata sul pubblico» osserva lo scrittore. «Di solito investono molto nella seduzione. Sarkozy lo ha fatto al 100%, ma della sua relazione con Carla Bruni non mi interessa. Se un politico è poco seducente significa che è onesto». Pennac preferisce non parlare delle nostre vicende politiche, ma dice di aver conosciuto Walter Veltroni: «Mi è sembrata una persona piena di energia». E anche sulla scuola italiana si limita a dire che la situazione non è molto diversa da quella francese: «Il vero problema dei professori non è la formazione, ma la concorrenza che viene fatta dalla società consumistica e mercantile. I nostri ragazzi sono fin dalla nascita e fino alla fine degli studi, prima di essere bambini e alunni, clienti. Sono clientelizzati da una società che da subito fa passare il desiderio di consumismo come un bisogno fondamentale. Oggi l’amore dei genitori viene misurato con il metro del regalo ricevuto. L’insegnante, dunque, si trova di fronte questo costante desiderio vissuto dal bambino come un bisogno fondamentale, mentre egli si rivolge al loro bisogno reale: leggere, scrivere, contare, ragionare». In fondo qual è il lavoro dell’insegnante? «Infondere nei bambini il desiderio di imparare, infrangere lo schermo creato dalla società e risvegliarlo. In altre parole aprire la mente - oddio sembro sempre di più un pastore protestante!». La scuola, aggiunge, è come YouTube, dipende tutto da come la usi: «io stesso mi metterei lì ad usare YouTube solo per il gusto di fuggire via». La scuola, continua, «è fatta di insegnanti bravi e non bravi. Se è riempita di buoni contenuti allora il suo utilizzo è fondamentale. Perché in fondo sono gli insegnanti che possono salvare i ragazzi dalla scuola stessa, dalla famiglia e da una società consumistica che ne condiziona i bisogni. Per quanto riguarda gli insegnanti delle scuole superiori credo che debbano seguire degli stage presso le scuole elementari con una frequenza costante... In Francia, ma penso anche in Italia, cerchiamo sempre un capro espiatorio nella scuola. La frase “gli mancano le basi” significa “non è colpa mia, ma dell’insegnante precedente”. Sarebbe salutare che gli insegnanti frequentassero corsi di aggiornamento a tutte le tappe della scolarizzazione».
Ma cos’è che manca davvero in questa società? «Ad essere sincero, quello che tragicamente ci manca - dice Pennac - è più intimità, silenzio, solitudine, riflessione, sogno, lentezza e gratuità».


Tag inseriti dall'utente. Cliccando su uno dei tag, ti verranno proposti tutti i post del blog contenenti il tag. Pennc scuola somari insegnanti

permalink | inviato da Gattara il 22/2/2008 alle 16:5 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (2) | Versione per la stampa

13 gennaio 2008

Chiamatele "bulle" (ma le donne per me dovrebbero essere sempre un gradino più su....)

 da Repubblica.it

Ma sì, chiamatele bulle
Sul vocabolario non
esistono, ma nelle scuole sì. A differenza
dei maschi, però, feriscono
con parole e sguardi

di ANDREA DE BENEDETTI

Ci sono parole che
nascono col pregiudizio incorporato. Che pretendono di descrivere la
realtà escludendone un'ampia fetta già in partenza. Bullo, ad esempio.
Un termine che evoca mondi e comportamenti prettamente maschili - il
branco, l'esercizio del potere, la sopraffazione, la violenza fisica -
e che in italiano non contempla neppure il genere femminile. Provate a
digitare bulla sul vostro programma di videoscrittura e verrà marchiata
all'istante dall'infamia ortografica di una sottolineatura rossa. Il
vocabolario non la registra, dunque ufficialmente non esiste.

Ma i
vocabolari sono macchine lente. Così lente che mentre i lessicografi
organizzano ponderose riunioni per decidere se concedere o meno il
permesso di soggiorno a una determinata voce, il concetto è già
ampiamente penetrato nell'uso e ha messo su casa nella coscienza
linguistica delle persone.

Succede così che, mentre la parola bulla
aspetta ancora di uscire dalla clandestinità ed essere regolarizzata,
le bulle sono già da tempo diventate una piaga sociale non meno
preoccupante di quanto lo siano i bulli maschi.

Basterebbe
l'esperienza a dimostrarlo, ma per ogni evenienza lo confermano anche
le statistiche. L'ultima, realizzata dalla Società Italiana di
Pediatria su un campione di 1.200 studenti delle scuole medie, racconta
che il 64% degli intervistati non ritiene il bullismo una prerogativa
esclusivamente maschile, bensì un flagello unisex.

È, quello
femminile, un bullismo sottile, subdolo, intellettualizzato. È un
bullismo che non ha bisogno dell'abuso fisico per essere spietato, che
non finisce su YouTube o sui telegiornali, che non provoca
provvedimenti ministeriali né sanzioni disciplinari da parte delle
scuole. È un bullismo che c'è ma non si vede, di cui si sa ma non si
parla, che lascia intatto il corpo ma intossica l'animo.

Rimangono,
rispetto alla versione maschile, alcune costanti universali legate ai
ruoli (una vittima e uno o più carnefici), all'età (soprattutto
adolescenti e preadolescenti) e al contesto (in genere la scuola).
Cambiano però armi, campo di battaglia e strategie.
La prima cosa a
ferire, quando una donna o una ragazzetta decidono di fare del male, è
la parola. Che non ha neppure bisogno di essere pronunciata per
offendere e per umiliare. Basta nasconderla in un sussurro, in un
pettegolezzo, in un foglietto ripiegato, in un mezzo sorriso:
immaginarla, per la vittima, può essere più doloroso che ascoltarla o
leggerla. Denunciarla, invece, sarebbe semplicemente impossibile.

Poi
c'è lo sguardo. Una rasoiata insolente che fende il cuore di chi la
riceve come un colpo d'accetta. Chi non è in grado di reggerlo, chi
abbassa le palpebre, chi si volta dall'altra parte come quando viene
colpito da un raggio di sole improvviso e abbagliante, ha già perduto
un pezzo della guerra. Sui manuali di self help si dice di non cedere,
di non far finta di niente, di provare a restituirlo, ma chiunque sia
stato almeno una volta in minoranza all'interno di un gruppo sa quanto
sia difficile affrontare un muro di occhi ostili senza sentirsi
annodare la gola.

Infine c'è il sorriso. Che però non è mai un
sorriso, ma una maschera. Guai a lasciarsi ammaliare da quel
travestimento, a confonderlo con un'offerta di armistizio e a
ricambiarlo con un altro sorriso, magari un po' troppo docile e
accogliente: la bulla in questione ti risponderà deformando la fila
composta e cordiale di denti in un ghigno o una risata sguaiata, e a
quel punto sarà la disfatta.

La vittima della bulla, in genere, è
anche lei una ragazzina; una ragazzina che, da buona vittima, subisce,
e più subisce più rimane inchiodata al suo ruolo, incapace di reagire,
di ribellarsi, anche solo di raccontare. Tanto, anche se lo facesse,
non potrebbe dimostrare nulla, ribattere nulla, risolvere nulla.
Avventurarsi a chiedere spiegazioni significherebbe esporsi
all'ulteriore schiaffo di una beffarda smentita, magari avvelenata
dalla contraccusa di narcisismo per aver anche solo immaginato -
inguaribile sfigata - che altri potessero perdere tempo a parlare di
lei.

Nell'imbuto di frustrazione e isolamento in cui precipita,
spesso la vittima riesce persino a sentirsi in colpa, scivolando ancor
più sulla china dell'amor proprio e abbandonandosi a un destino che è
quello di tutto il genere femminile. Perché le donne si saranno anche
emancipate, saranno anche riuscite a emergere sul lavoro e nella vita
sociale, avranno anche liberato quella carica aggressiva rimasta
impigliata per millenni nella ragnatela delle convenzioni sociali, ma
sovente continuano a portarsi appresso, mischiato al codice genetico,
l'atavico gravame culturale di non sentirsi all'altezza.

Spesso non
c'è un motivo preciso per cui la vittima diventa una vittima.
L'insicurezza, certo. Ma anche l'improvviso e casuale innescarsi di una
dinamica perversa all'interno del gruppo, dentro il quale si formano
grumi di socialità che spesso sono fondati su un'emarginazione, sulla
confortevole percezione di appartenere a qualcosa a cui gli altri non
hanno accesso. È la logica del branco, ed è una logica che funziona
solo se c'è qualcuno che, per una scelta del tutto arbitraria, non ne
fa parte.

Di questi branchi, le ragazze non sono soltanto silenziose
complici, ma spesso si convertono in leader a tutti gli effetti,
trascinando con sé personalità più deboli, che magari hanno alle spalle
un passato di vittime e a un certo punto trovano un ruolo e una
legittimazione sociale nella sottomissione al capo.
Rispetto al
paradigma di Dan Olweus (il primo a formalizzare negli anni Settanta
caratteri e dinamiche del bullismo) e, soprattutto, rispetto alla
lettura "patologica" che ne fanno sistematicamente politica e
istituzioni, gli studi sul fenomeno al femminile rivelano una realtà
più complessa, in cui convergono fattori sociali, etologici e di
genere.

Da questo punto di vista, la bulla non è soltanto la scoria
umana e sociale prodotta da una famiglia troppo permissiva o troppo
difficile, ma è anche, e soprattutto, un indizio. Un indizio del fatto
che le donne - tutte le donne, non solo le ragazzine - una volta
completato il recupero della loro fase istintuale, possono scoprire un
giorno di essere cattive, di voler fare del male, persino di saper
uccidere.

È, in fondo, l'esito ineluttabile di ogni processo di
conoscenza, al termine del quale, da Edipo in avanti, si trova sempre
il pozzo profondo dell'essere. Quella ragazzina che umilia, calunnia e
annichilisce la compagna di banco non lo ha ancora scoperto. Ma presto
ci arriverà anche lei.

14 dicembre 2007

No comment

 

da LASTAMPA.it

Il professore in classe con la guardia del corpo

Tormentato dai bulli, ottiene un collega «di sostegno»

MAURIZIO VEZZARO

IMPERIA
Provateci voi a entrare in classe e ad essere accolti da una raffica di sputi. A beccarvi un lancio di bottigliette d’acqua minerale mentre spiegate la lezione. A ritrovarvi sulla cattedra un crocefisso con gambe e braccia spezzate magari accompagnato da una scritta del tipo «Ti faremo fare la stessa fine». Provateci voi a fare il professore in queste condizioni, quando nei corridoi ti rincorrono urlandoti dietro «T’ammazzo, t’ammazzo» o quando ti affrontano a muso duro strappandoti di mano il registro.

«Voglio i danni»
Ecco, il professor Balestra ci ha provato. Ha subito di tutto, come nel peggiore tra i peggiori video sui bulli finiti su «YouTube». Ha cercato di resistere fino a quando non ce l’ha fatta più. Allora ha denunciato soprusi e violenze ai carabinieri di Imperia e ha incaricato il suo avvocato di citare per danni il ministero della Pubblica istruzione: nonostante le segnalazioni ai vertici scolastici, nonostante i continui e allarmanti rapporti, nessuno ha preso provvedimento, magari sospendendo gli allievi più esagitati. Anzi no, un provvedimento è stato preso: il professor Balestra, docente in difficoltà, ha un insegnante di sostegno. Un collega-body guard che gli dà una mano a portare avanti le lezioni, cercando di impedire che qualche studente dia in escandescenza.

«Te la faremo pagare»
Succede tutto nella seconda Elettricisti della scuola professionale Pastore di Imperia, dove i corsi sono finanziati dalla Regione e dove insegna, «prestato» dall’Istituto statale Ipsia, l’ingegnere Diego Balestra. E succede tutto perché il prof. Balestra è ancora uno di quelli che crede nella disciplina e che non evita di ricorrere a note sul registro e lettere di richiamo ai familiari. Lui ci tiene al proprio lavoro di educatore e lo fa con passione.
L’elenco dei soprusi subiti dal docente è un autentico decalogo del bullismo, ma forse definire quello che è successo come «bullismo» è riduttivo. Angherie, intimidazioni, vere minacce. Balestra è stato costretto a ricorrere allo psicologo per cercare di superare i traumi: lo hanno chiamato più volte al cellulare dicendogli «So dove abiti, te la farò pagare», hanno imbrattato con vernice nera i muri, il portone e il citofono della sua abitazione alla periferia di Imperia, se la sono presa con il suo scooter, sfregiato a colpi di coltello. Ora però il professor Balestra entra in classe con un tutor-pretoriano, un angelo custode con il compito di badare alla sua incolumità.

«La crisi è generale»
Lui, Balestra, è un concentrato di amarezza e sconforto. E’ a pezzi. Ha chiesto e ottenuto il trasferimento. A chi gli chiede un commento, lui risponde così, razionalizzando con fare distaccato: «Ciò che sta capitando in questi giorni in una classe problematica, nata con i finanziamenti della Regione per il recupero dei ragazzi difficili, è solo la punta di un iceberg», dice. «In realtà è la scuola a essere in crisi: gli istituti sono in balia di ragazzi che, non venendo mai puniti per il loro comportamento, travalicano ogni limite, si sentono invincibili e minacciano tutti, professori compresi». E continua «I ragazzi - certo non tutti, ma una buona parte sì - ormai non vanno più a scuola per studiare e imparare un mestiere, ma per avere un titolo di studio qualsiasi ottenuto attraverso una sorta di sei “politico”. Se la sufficienza significasse sapere nulla, a loro starebbe bene. Il loro obietivo è essere promossi senza far niente».
Brutti episodi. Capita dovunque, capita anche nelle scuole di Imperia, dove episodi di «malascuola» non sono certo mancati. Nella categoria sabotaggio, ecco gli estintori dello Scientifico Vieusseux svuotati per rendere inagibili le aule e saltare i compiti in classe. Poi c’è il capitolo dell’oltraggio, protagonisti alcuni studenti dell’Istituto per geometri che hanno offeso il carabiniere di quartiere mentre passava sotto la finestra di una classe. Infine il capitolo pestaggi, con le due ragazze che si menano per un coetaneo a beneficio dei telefonini e quindi di «YouTube». Mai, però, si era arrivati alla denuncia penale da parte di un docente.

....Meno male che sto in uno scientifico!

31 ottobre 2007

E' stato sempre il mio sogno....

 

Si può fare una classe di tutti bocciati?

Un secco comunicato stampa del MPI rende noto che il Ministro della Pubblica Istruzione, Giuseppe Fioroni, "ha disposto tramite il Direttore Scolastico Regionale, Attilio Massara, una visita ispettiva per verificare la situazione venutasi a determinare nell'Istituto tecnico 'Gastaldi' di Genova e per adottare i provvedimenti necessari riguardo eventuali irregolarità riscontrate".

Al 'Gastaldi' è stata formata una classe prima composta di soli ripetenti, venti studenti tutti bocciati alla fin e dell'anno precedente, ma sembra che l'iniziativa sia stata assunta direttamente dal dirigente scolastico dell'istituto, che avrebbe avviato il progetto senza coinvolgere il collegio dei docenti.

La situazione non è chiara, ed è forse per questo che il Ministro ha deciso di mandare un ispettore a verificare la correttezza della procedura.

Al di là della legittimità dell'iniziativa assunta dalla dirigente dell'istituto genovese, resta la questione - sulla quale si discute molto anche a livello internazionale - se sia o meno opportuno, dal punto di vista didattico, formare classi di livello omogeneo, magari finalizzate, come sembra essere in questo caso, al recupero di un anno perduto.

So che dirò una cosa disapprovata da molti, che sono dell'idea che così si discriminino gli alunni: il criterio è già applicato in Germania con la Sonderschule. Chi degli addetti ai lavori potrebbe dire di non aver mai pensato che sarebbe meglio avere una classe di tutti "bravi" ed un'altra di tutti "asini"? Certo, ci sarebbero molti problemi. Infatti quale sarebbe l'insegnate fortunato che prenderebbe i primi e quello sfortunato che prenderebbe i secondi? ma siamo sinceri, ciò ci permetterebbe di lavorare molto meglio. Spesso alle medie ho provato il dispiacere di non poter stare più vicino a quell'alunno con gravi lacune e spesso anche quello di non poter proporre argomenti più complessi, nei quali solo i più bravi mi avrebbero seguito....con grave danno per gli uni e per gli altri......

26 ottobre 2007

Anche ieri...

...Rita Levi Montalcini è dovuta rientrare in aula per votare e lo ha fatto tra i fischi dell'opposizione. Ora io mi chiedo: ma non dovrebbe essere la destra innanzitutto a tutelare l'ordine, le regole, la tradizione, il rispetto. Non sono forse nelle loro fila i promotori della "Festa dei nonni"??? Non sono quelli cattolici e tutti dalla parte della Chiesa e dei suoi dogmi: salvo poi veder riconosciute per loro regole come la convivenza? Salvo poi dileggiare ed insultare continuamente una donna che è forse il nome più noto nel panorama scientifico mondiale. Come di chiedeva ieri Serra nell'amaca, se dobbiamo chiederci cos'è oggi la sinistra, dobbiamo chiedercelo a maggior ragione della destra, capeggiata dal solito tronfione, faccia di plastica, sorriso immodificabile da Jolly, che oggi faceva aprire i quotidiani con la notizia che, il 17 e 18 Novembre, raccoglierà NOVE MILIONI di firme contro questo governo......

P.S.= Quale e quanto sia lo sbando dell'ideologia di destra, è percepibile soprattutto nelle scuole, nelle medie inferiori: gli alunni più bulli, maleducati, menefreghisti, violenti, vandali, arroganti, che vengono dalle famiglie più ignoranti, rozze e volgari, professano tutti un'incondizionata fede nel Duce e nel Fascismo (salvo poi sapere assolutamente nulla di tale periodo)

22 settembre 2007

Un'isola dei famosi molto meno divertente.....

 Da usenet:

L'isola dei docenti


Da settembre a giugno novecentomila insegnanti vengono scaricati ciascuno su
un'isola popolata da una trentina di selvaggi, con il compito di impartir
loro i fondamenti della nostra civiltà ed avviarli a un onesto mestiere.
Nessuno dice loro cosa fare o come farlo. Dovranno inventarselo essi stessi
man mano che l'azione procede.
Ciascun insegnante è abbandonato sull'Isola, ma non lo sa. Fuorviato da una
forte credenza religiosa in quella che egli chiama «autonomia
dell'insegnamento»,
è convinto di essere l'unico sovrano dell'Isola, quando invece non è che un
povero naufrago.
Sbertucciato dagli abitanti dell'isola (che poi ne diffondono suoni e
immagini) l'insegnante si sforza di sopravvivere coi pochi viveri
concessigli mensilmente.
Nessun aiuto gli giunge dall'esterno, mentre molti tra i selvaggi attingono
invece alle ricchezze familiari dotandosi di costosi mezzi di trasporto e di
comunicazione.
L'unico a sbarcare talvolta sull'isola è un branco di pirati che inalbera
sul vascello la bandiera confederale e impone al docente un pizzo mensile,
con la promessa di offrirgli una non meglio precisata «protezione». In
molti, per paura o per ignoranza, abboccano, ritrovandosi così qualche soldo
in meno e alcuni padroni in più.
Scopo del gioco è quello di mantenersi in vita.
Non certo quello di civilizzare i selvaggi, cosa della quale nulla interessa
a nessuno: non alle famiglie, che un figlio intellettuale lo temono più d'uno
ebreo, comunista e frocio insieme; non agli insegnanti, che vedono con
piacere affinarsi lo stuolo dei potenziali concorrenti; non agli
industriali, che a un dirigente plurilaureato preferiranno sempre un membro
della famiglia; non allo Stato, che mantiene così i suoi sudditi nell'ignoranza
pur facendo credere al mondo che anche in Italia si faccia scuola; non ai
selvaggi, che con loro somma gioia passeranno un dì dai telefonini
scolastici ai telefononi di qualche call-center, ringraziando Iddio del
fatto che per giocare con la tastiera c'è qualcuno che persino li paga:
cinquecento euro al mese.
(PeterAngel)

In questi giorni migliaia di docenti precari passano le Forche Caudine del Provveditorato, che, come tutti gli anni, non ha saputo completare in tempo per l'inizio dell'anno scolastico le nomine in ruolo e quelle annuali o temporanee (gli impiegati di questa istituzione sono gli unici al mondo ad andare in ferie, qualsiasi incombenza gravi sulle loro spalle e nessun ministro ha mai avuto la forza, o la volontà, di mettere fine a questo scandalo, che fa perdere mensilità preziose a chi è precario). Anche se non ho più da sopportare questo flagello, mi fa inorridire il fatto che si possa agire in questo modo sulla pelle della gente che non ha un posto fisso!

19 settembre 2007

Grezza….

 

Appena arrivo in una scuola nuova, non mi nego il piacere di farne almeno una…(a Roma una grezza è una grigia, una magra….insomma una brutta figura). Ieri il tempo non prometteva niente di buono. Entro nell’ampio, seppur avaro di posti, parcheggio della scuola e, incredibilmente trovo posto proprio di fronte al vialetto, che conduce dritto, dritto alla sala professori…

Alle undici suona la ricreazione e finisce anche il mio orario. Come al solito butto il registro dentro al cassetto (quest’anno uno, molto simpatico, che la mattina mi saluta sempre cadendomi sui piedi..)e lascio la striscia di fuoco verso la macchina, che, ahimè, è bloccata da una fiammante panda blu. Torno indietro e comincio a gridare:”Di chi è la Panda blu???”. E meno male che non ho detto, come sarebbe a me più consono:”Di chi c…o è quella Panda blu???” oppure:”Chi è quel deficiente che mi ha bloccato la macchina???”. Molti, tra i genitori e professori in corridoio mi guardano con un”BOOOOHHHH!!!” stampato in faccia. Poi una collega, mi acchiappa per la giacca e mi sussurra nell’orecchio:”Guarda che quella è la macchina della Preside, perché, il posto che hai occupato, è riservato a lei!”. Insomma, cavolo, ma non si possono evitare queste brutte figure ai nuovi arrivati??? Oppure c’è qualcuno che si diverte a vederli coprirsi il capino di cenere e prostrarsi di fronte al Dirigente Scolastico a chiedere perdono, dicendo che non lo faranno più per il resto della loro carriera????

11 settembre 2007

Prime attività scolastiche…..

 

Ci siamo riuniti già tre volte: ne ho dedotto che ‘sta scuola è ‘na gran figata: è il quarto liceo in Europa per sicurezza, non vanno in gite di più giorni fino al quarto anno, quando escono solo per tre giorni per andare a visitare luoghi legati alla storia dell’arte del Rinascimento. I quinti di quest’anno vanno via per ben dodici giorni: la metà è Vancouver e New York. C’è un progetto sulla legalità che si articolerà in varie conferenze su ‘ndrangheta, mafia e camorra e chi verrà a parlare????? Carlo Lucarelli!!!!!

Oggi poi ho somministrato, come si suol dire ultimamente (ma a me fa un po’ ridere….), i test d’ingresso: stavano lì buoni buoni a scrivere, senza protestare, senza agitarsi sul banco, senza picchiare i compagni, senza costruire macchine mirabolanti con i compassi o stracciare in mille fettuccine di carta i fogli a loro disposizione, senza disegnare ossessivamente Dragon Ball o Pokemon. Insomma un’altra vita!!!! E così ho riflettuto di nuovo su quanto arrivino selezionati al liceo…è brutto da dire, ma questo è il tipo di lavoro che fa per me: preparare a casa le lezioni, discutere con loro. Da grandi. Non ho mai avuto spirito né materno, né da crocerossina……..

9 giugno 2007

Stupidario della classe seconda…..

 

Ci sono anch’io…non è che ne dica poche durante l’anno….E’ stato diligentemente raccolto da una delle alunne più brave di quest’anno. Ieri li ho lasciati tra urla di giubilo (ormai sanno che mi trasferirò al liceo). Non è che mi aspettassi un addio tipo “The king and I” (che vidi a Broadway tanti anni fa con uno Yul Brynner, che non poteva più parlare, poco tempo prima di morire per la grave malattia che l’aveva colpito alla gola…..con i bambini che dicono:”Mrs.Anna non ci lasciare…noi siamo come ciechi senza di te!”), ma qualcuno era addolorato e chiedeva che io restassi….

C’era Cheronte sul fiume Acaronte ( l’alunno C.)

Gli ignavi non avevano mai lavorato (sempre lui)

Nell’Inferno c’è Dracula ( l’alunno D.)

Nel ‘300, quando c’era la peste a Venezia, è ambientato il “Decameron” (uno dei migliori della classe …tu quoque!)

Secidi cinqui (l’alunna N.)

In Italia non si può staccare la spina (sul risparmio energetico)

Nastrage deli Onesti (anziché Nastagio degli Onesti, sempre C.)

La Guerra dei Centenni (ancora lui)

C., a te non ti deve cadere la lingua, ma un’altra cosa (purtroppo la prof.di lettere, cioè io, rivolta al suddetto alunno, mi daranno anche a me due mesi per abuso dei mezzi di correzione???)

Pronto? (la prof.di matematica, entrando, al posto di “Permesso?”)

I Carpazi segnano il confine della Slovecchia (l’alunna S.)

Entikap (al posto di handicap, sempre lui)

Te la pianti con questo scotch o te lo devo infilare…nelle orecchie (si riconosce lo stile? Certo, sono io!)

Essi finettero (inutile dire, C.)

Egli furono usciti ( “ “ “)

Il bianchino (il prof.di musica al posto di “bianchetto”)

I Lanzinecchi (l’alunno Z.)

I Groenlandesi ( sempre Z.)

Il clima è bagnato dalla macchia mediterranea (ancora Z.)

La cicala cicalisce (una alunna stavolta)

La cronaca è divisa in: cronaca di ieri, di oggi e di domani ( concessa solo a giornalisti con sfera di cristallo! L’alunno S.)

Decameraman, Decameroman, Decameran (l’alunno D., che non riesce a dire Decameron)

Dopo la pace di Sciatò-Cambresòn (il famigerato alunno C.)

Si convertisce (B.)

Sepolre ( per “seppellire” alunno bravo)

L’Europa doveva ammendarsi, anche se non so cosa significhi (ancora lui C.)

“Vai F., parla del poema epico!” “Chi, io???” “Che hai crisi d’identità stamattina, F.????” (l’alunno F. ed io)

La Russia fu arrestata (invece che “arretrata” sempre C.)

Mica ho novant’anni come te (la prof., io, ad un’alunna)

L’ambiente urbino (l’alunna R.)

La cannuccia aiuta la comunità completamento di frase di grammatica dove “cannuccia” doveva essere il soggetto)

L’Illuminismo serviva ad illuminare gli analfabeti (ancora C.)

“Ma domani è giovedì?” “Si, N.!” “Allora perché continuo a pensare che oggi è mercoledì???” “perché lo è, N.!” (le alunne L. ed N.)

Ginevra e Susanna (anziché Losanna, l’alunna A.)

“Porgi l’altra guancia” è un comandamento??? (il famoso)

Mozart, musicista italiano, è nato a Salisburgo in Austria (l’alunna N.)

Svèltati (l’alunna N.), autrice anche di “Curve curvate e addrizzate” e di “Gli inseguitori davanti”

Hanno alzato la mano tutte le femmine, tranne i maschi (l’alunna C.)

Lucifero non è il gatto di Pinocchio? (l’alunna V.)

Gli Illuministi erano illuminati dai lumi (l’alunno Z.)

Comwelt, Comwestern (al posto di Commonwealth, l’alunno D.)

Ti cascassero tutte le papille gustative e anche qualche altra cosa ( ormai lo sapete, vero??)

L’Irlanda confina con gli Stati Uniti, l’alunna G.)

La Finlandia confina con la Svizzera (l’alunna C.)

…E tantissime altre che ci hanno fatto molto ridere, ma, fuori dal contesto, non rendono l’idea. Buon Weekend!


Tag inseriti dall'utente. Cliccando su uno dei tag, ti verranno proposti tutti i post del blog contenenti il tag. scuola stupidario

permalink | inviato da Gattara il 9/6/2007 alle 9:41 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (12) | Versione per la stampa
sfoglia
agosto        ottobre