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Blog aperto il 16/08/2005


GEMELLI
Chiacchiera, scrive, legge, parla ingrese, domanna, vede, compera, sbaratta,
svolazza, guida, interpreta, contatta, telefona, s'empiccia ma è cortese.
Facile, svelto, fino testa matta, sorte, ritorna, gioca, va' pe' spese,
se fa cinque, sei viaggi drent'un mese, quarziasi cosa già l'ha vista e fatta.
Cammia lavoro, donna, veste, umore, tie' le fette in du' staffe:
è opportunista; nun je chiede costanza ne l'amore.
È spiritoso, ironico, ballista, giovanile, ne fa d'ogni colore.
Si s' ammala è ai pormoni e se rattrista
.



In Italia è molto duro essere un intellettuale di destra.
Quelli di sinistra non ti leggono
perchè sei di destra,
quelli di destra non ti leggono
perchè non leggono niente!!!
Marcello Veneziani
 


Scriviamo per farla finita con noi stessi, ma con il desiderio di essere letti, non c’è modo di sfuggire a questa contraddizione. E come se annegassimo urlando: “Guarda, mamma, so nuotare! “. Quelli che gridano più forte all’autenticità si gettano dal quindicesimo piano, facendo il tuffo d’angelo: “Vedete, sono soltanto io!”. Quanto a sostenere di scrivere senza voler essere letti (tenere un diario, per esempio), significa spingere fino al ridicolo il sogno di essere contemporaneamente l’autore e il lettore. (D.Pennac)

"Amo: la parola più pericolosa per il pesce e l'uomo"
Groucho Marx

Livietta: la nuova arrivata!

Cesare: il mio ex-attempato amante
(ci ha lasciato alla veneranda età di diciotto anni!)

Diva: la gatta della mia adolescenza:trovatella, un po' furastica.

Conan: il mio bellissimo, completamente
 pazzo, gatto americano (stroncato dalla leucemia  a soli due anni)
Benigni dixit:" Se su dieci persone ci sono sei operai, tre impiegati e un ricco. Perchè alle elezioni vince sempre il ricco? Allora o ci sono brogli elettorali o il popolo è stupido"

Paolo Rossi: "La fuga dei cervelli. Un bel problema: i cervelli fuggono e i corpi rimangono qui a fare il ministro o il politico..."

Ho sceso, dandoti il braccio, almeno un milione di scale
e ora che non ci sei è il vuoto ad ogni gradino.
Anche così è stato breve il nostro lungo viaggio.
Il mio dura tuttora, nè più mi occorrono
le coincidenze, le prenotazioni,
le trappole, gli scorni di chi crede
che la realtà sia quella che si vede.
Ho sceso milioni di scale dandoti il braccio
non già perchè con quattr'occhi forse si vede di più.
Con te le ho scese perchè sapevo che di noi due
le sole vere pupille, sebbene tanto offuscate,
erano le tue.
(E.Montale)

Messico 1984: il più bel viaggio della mia vita

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10 novembre 2009

Questione di punti di vista

Se fossimo insorti con tanta foga in difesa della legalità, dei precari, dei licenziati, dei cassintegrati, dei fondi tagliati alla scuola pubblica e dati alla privata come lo abbiamo fatto per il crocifisso.....perchè non c'è stata ad esempio questa alzata di scudi contro la Svizzera che ci impedisce di sapere chi evade le tasse e chi nasconde denaro sporco nel nostro paese???

23 maggio 2009

Tagli, sempre tagli, fortissimamente tagli

Mentre Fini e Berlusconi si accordano sulla necessità di una diminuzione dei parlamentari, che, però, non arriverà mai, sulla scuola si abbatte la scure Gelmini-Tremonti, che, detta così, per la maggior parte di voi, non significa un bel niente. Per me oggi è significato vedere tre giovani donne, entrate in ruolo solo tre anni fa, dopo una gavetta quasi ventennale di supplenze, precariato, licenziamenti, riassunzioni, giri da nomadi per tutto il Lazio, anche nei posti più lontani come Subiaco e Olevano Romano, con marito, figli (una ha partorito una settimana fa), case, genitori anziani, con un foglio in mano, quello cioè con cui erano costrette a chiedere il trasferimento in un'altra scuola, perchè nella nostra sono diventate soprannumerarie. E questo non sarebbe neanche un dramma in un anno normale a seguito di una normale contrazione di classi, perchè il soprannumerario ha diritto a scegliersi la nuova sede per primo rispetto a tutti gli altri che chiedono il trasferimento per motivi diversi. Ma quest'anno tutte le scuole sono in contrazione visto la furia devastatrice, che si è abbattuta su di noi per risparmiare soldi sulla scuola pubblica (sul Parlamento no, sull'evasione no, sugli aerei che portano Scajola ogni fine settimana a casa no...) e che la Gelmini continua a chiamare riforma. Se tutte le scuole sono costrette a ridurre gli organici, aumentando gli alunni per classe ed occupando interamente le diciotto ore di ogni professore in classe (ora quelli che insegnano al triennio hanno cattedre di circa quattordici ore, ma poi arrivano a diciotto sostituendo i colleghi assenti), tutte le scuole avranno dei soprannumerari da piazzare...e da piazzare dove?
Insomma è molto triste vedere gente, che ha impegnato la vita sui libri prima e facendo la fila delle graduatorie poi e che magari ha frequentato i corsi universitari per avere un'abilitazione a caro prezzo (migliaia di euro per due anni), costretta a diventare un'altra volta un nomade che non sa dove dovrà andare l'anno prossimo, chiedendosi come potrà stare con la sua famiglia e dove abiterà. Penso a quelle migliaia di precari, poi, che si sono dannati anni per aggiornare graduatorie, fare concorsi, fare migliaia di ricorsi, andare, venire da uffici, trattati come bestie da uno Stato che si comportava peggio di un datore di lavoro privato e che ora dovranno solo sperare, qualora abbia una remota possibilità di una supplenza, di avere una parentela o un'amicizia con un Preside, perchè dall'anno prossimo ci sarà la chiamata diretta, personale e non più il reclutamento in base alle graduatorie. Presidi che potranno ricattare tali precari in ogni modo, minacciandoli di non farli lavorare mai più...e con tutti i figli di papà che imperversano qui da noi, chi lavorerà? Magari anche nella scuola pubblica verrà sistemata qualche velina con titoli professionali ineccepibili!

14 febbraio 2009

Qualcuno dovrebbe decidersi a insegnare matematica al ministro Gelmini (ed anche qualche nozione di matematica applicata alle norme di diritto pubblico)

di Pino Patroncini

Beata ignoranza !
14-02-2009

Qualcuno dovrebbe decidersi a insegnare la Matematica al ministro Gelmini (ed anche qualche nozione di Matematica applicata alle norme di diritto pubblico).
Il primo errore di matematica lo commise quando, per arginare le critiche sul maestro unico e sulla scuola a 24 ore settimanali, promise che il tempo pieno non solo sarebbe stato mantenuto, ma anzi sarebbe cresciuto grazie alle risorse liberate. Con una previsione di taglio di 12.000 posti, che all'epoca si faceva e che oggi è lievitata a 15.000, per garantire le circa 34.000 classi di tempo pieno sarebbe stato necessario che ben 24.000 classi (oggi 30.000) su un totale di 136.000 andassero a maestro unico e a 24 ore settimanali. Se non che, applicandosi la cosa solo sulle classi prime, che sono circa 27.000, si può ben capire che questo significava che per il 90% delle classi prime (oggi per tutte!) sarebbe stato necessario andare a maestro unico e a 24 ore, e quindi addio tempo pieno e addio moduli. Questo spiega perché le insegnanti della scuola elementare, che l'aritmetica la conoscono, non si sono lasciate ingannare. E questo, oltre alle motivazioni politiche che la ispirano , spiega anche perché la Gelmini ha dato ordine di requisire tutte le ore delle copresenze in tutti e cinque gli anni.
Il secondo errore lo ha fatto quando ha dato ordine che il voto di condotta facesse media. Un voto dato collegialmente con questa logica aritmetica ha un peso specifico diverso a seconda del numero di discipline che costituiscono un corso. Peserà esattamente il doppio in una prima liceo scientifico dove le discipline sono otto rispetto alle terze di alcuni corsi dell'istituto tecnico agrario dove le discipline sono la bellezza di quindici o sedici. Ma la cosa più divertente è che il suo rigorismo, stile "mi-spezzo-ma-non-mi-piego", finirà a carte quarantotto quando scoprirà che per essere ammessi all'esame di stato occorre avere la media del sei (DM 40/2007) e che perciò un 10 in condotta consentirà a un ragazzo con quattro insufficienze, magari su otto discipline, di entrare all'esame, mentre un otto in condotta per un ragazzo con tre insufficienze, magari su undici discipline, significherà la non ammissione e la bocciatura.
Il terzo errore lo ha commesso nelle dichiarazioni riportate oggi su alcuni giornali per cui coloro che hanno quaranta anni di servizio saranno obbligati ad andare in pensione. Da un lato dispiace che anche stavolta il Ministro abbia sbagliato i suoi calcoli sia perché molti insegnanti sarebbero disposti ad andare in pensione anche prima dei quaranta anni ( allora perché continuare ad insistere sull'innalzamento dell'età pensionabile per tutti e per tutte?) sia perché del ricambio ne potrebbero beneficiare i precari. Ma poi si sa che in realtà l'ostentato giovanilismo del Ministro cela soprattutto l'intenzione di "cambiare il sangue" a una categoria che il Ministro ritiene pregiudizialmente troppo sessantottina. Ed allora la cosa dispiace un po' meno.
Comunque anche stavolta il Ministro sbaglia i calcoli: uno che ha 40 anni di servizio oggi deve avere cominciato ad insegnare almeno nel 1969. Ma per lo più quella generazione si porta dietro anni di precariato ( erano mediamente 4 tra gli immessi in ruolo del 1978, 6 tra quelli del 1982-84 e 8 tra quelli del 1991: tra i precari di oggi sono incalcolabili!) e questi anni di precariato hanno per lo più versamenti all'INPS che vengono ricongiunti e calcolati solo se lo richiede l'interessato. In aggiunta o in alternativa tutti o quasi tutti gli insegnanti delle scuole medie e secondarie superiori raggiungono i 40 anni grazie al calcolo degli anni di università, ma anche per questi bisogna chiedere riscatto e calcolo. In molti casi queste operazioni ( è il caso di Milano) vengono persino fatte solo al momento della pensione. Quindi in realtà l'anzianità ufficiale di cui può disporre il Ministro riguarda oggi ed a maggior ragione nei prossimi anni solo alcuni ultrasessantacinquenni e una minoranza di docenti, per lo più diplomati, che hanno avuto la fortuna di vincere un concorso all'indomani del loro diploma e non hanno anni di precariato alle spalle. Il grosso di quelli che andranno via lo faranno di loro volontà con le ricongiunzioni e i riscatti del caso, spinti più facilmente dall'insostenibilità dello sfascio che le misure tremontesche stanno producendo nella scuola che dai diktat sul pensionamento di Gelmini.
Ma non fa un po' ridere questa gente che a parole dice voler far incontrare offerta e domanda, (sentita appena pochi giorni fa alla presentazione di una ricerca della Fondazione Agnelli per giustificare al posto delle graduatorie albi professionali dove i capi di istituto possano "pescare" ad libitum), che prima vuole alzare la pensione a tutti e taglia i prepensionamenti e poi cerca di obbligare ad andare in pensione? Lo dicano apertamente: così come vogliono assumere e licenziare chi pare a loro, vogliono mandare in pensione chi pare a loro e tenere chi pare a loro!
Con loro lavoro e pensioni cessano di essere diritti ma diventano concessioni, premi, punizioni.
E' per questo che vogliono cambiare la Costituzione.

1 dicembre 2008

Voglia di fare tutto, voglia di fare niente

 


La prima nasce da tanti interessi, forse troppi. Arrivi a quell'eclettismo, che andò di moda più di un secolo fa. La seconda da tante notizie, paragonabili a tante martellate sui tuoi interessi stessi. Soprattutto la scuola. Pare che la revisione dei quadri orari delle superiori preveda il latino facoltativo: il che forse per molti non vuol dire nulla, ma per molti prof.della cosiddetta graduatoria A051 (materie letterarie e latino nei licei scientifici e nelle scuola magistrali-così recita la vecchia dicitura) significa diventare di troppo, significa diventare soprannumerari e ricominciare il girone infernale delle peregrinazioni, anche molto lontano dalla propria casa, dai propri affetti.
Tutto rivolta lo stomaco nell'attuale politica: il caso Alitalia, le politiche ambientali (chi ha visto Reporter ieri sera??). Da tutti i fronti uno guardi, si evince una sola cosa: che tu sei un niente, che nessuno si interessa a te, che la tua salute, il tuo lavoro, persino la casa dove abiti non contano nulla. Conta solo il bieco interesse personale, le sordide politiche economiche, gli inciuci, le beghe di partito, lo straguadagno a tutti i costi, persino quello delle vite umane.......e così vai in crisi, d'altronde E' LA CRISI, ma forse non quella monetaria, è quella che ti porta alla depressione, perchè non vedi spiragli di miglioramento solo di peggioramento per te, per tutti i giovani precari, per i tuoi figli. E' la televisione a doverci rasserenare???E come? Dopandoci di Reality, veline, Carramba che sorpresa, Amici, C'è posta per te??? Non servirebbero piuttosto uno, dieci, cento, mille Reporter come quello di ieri sera per far capire a tutti che qui non c'è più nè destra, nè sinistra, nè comunisti, nè fascisti (magari!!!): c'è solo un qualunquismo allarmante soprattutto nella classe dirigente che in nome, per esempio, di una compagnia "di bandiera" tenta di creare un pericoloso precedente di gestione senza scrupoli dei contratti dei lavoratori, revocando tutti i diritti, tutte le tutele, tutte le garanzie che un lavoratore oggi dovrebbe avere e che sono costate tanto sangue nella storia. E così, dalla voglia di fare tutto, nasce la pericolosissima disillusione, il qualunquismo, la depressione, il rifugio in se stessi: atteggiamenti estremamente deleteri in tante epoche, in tante correnti letterarie ed artistiche. Una sorta di droga che fa pensare che non c'è niente da fare.....

14 settembre 2008

Esuberi

 

La vignetta è della scorsa settimana e andrebbe aggiornata: ora si parla di 6000  esuberi in Alitalia. Nessuno ricorda che il governo Prodi all'inizio del 2008 aveva quasi concluso un accordo con Air France che prevedeva 2500 esuberi, ma che fu bloccato dal Berluskaiser (allora all'opposizione) che, con la scusa dei troppi esuberi, millantava tra l'altro di avere una fantomatica cordata italiana pronta a rilevare la nostra compagnia di bandiera. Viste le disavventure degli scalatori di quest'estate, possibile che non ci sia nessuno disposto ad accompagnare il nostro caro presidente del consiglio per una rilassante escursione sul K2? La cordata je la preparo io....

Questa, con accluso commento, me l'ha inviata per posta stamattina un mio corrispondente telematico. Devo dargli atto che è uno tra i pochi Italiani a farsi un po' due conti e ad avere un po' di memoria (al contrario della massa che sembra averla molto corta!). Di fronte a questa situazione e a quella della scuola vorrei chiedere a questa parte politica fortemente cara all'imprenditoria e con a cuore soprattutto l'economia del paese, come pensa, viste anche le ultime dichiarazioni della Gelmini ("il futuro degli 87.000 precari della scuola non è affar mio"), che l'economia del paese possa ripartire con una massa di gente che non ha lavoro sicuro e con un'altra massa di persone che teme (visti i precedenti) per quello che ha!

4 agosto 2008

Dichiarazioni come queste.....

 


Roma, 4 ago. (Apcom) - "Governo e maggioranza hanno già positivamente corretto le norme sui precari". Lo dichiara Daniele Capezzone, portavoce di Forza Italia, che aggiunge: "Non mi pare che vi siano altri motivi di preoccupazione, nonostante qualche lettura giornalistica che viene fatta di osservazioni e note del Servizio studi della Camera".

"Proprio il criterio di ragionevolezza - spiega Capezzone - oltre che un'interpretazione saggia del principio di uguaglianza, suggeriscono il trattamento uguale di situazioni uguali, e il trattamento diverso di situazioni diverse".

Capezzone ne trae la "morale": "E' ragionevole distinguere tra una misura riguardante i giudizi e le controversie già in corso, e una misura riguardante altri futuri ed eventuali giudizi e controversie oggi non in corso. Sono due realtà distinte, a cui il legislatore può far corrispondere due discipline in parte differenziate".

"Senza dire che - conclude - in tutto il mondo gli stessi lavoratori preferiscono una congrua indennità al reintegro, inclusa la quasi totalità dei Paesi dell'Occidente avanzato governati dalle coalizioni di centrosinistra".

...mi fanno davvero vomitare! Che Capezzone non fosse più in sè era già evidente da molti mesi prima delle elezioni....ma dire che un precario preferisca una congrua indennità ad un'assunzione!!!! Che bestialità, soprattutto pensando che questa congrua indennità va da due a sei mesi di stipendio, che, per un precario, significano dai 1.600 ai 4.800 (max 6.000) euro di indennità! Davvero una cifra che ti risolve la vita, che ti permette di comprarti una casa o un'auto nuova! Direi che adesso potremmo proporre allo stesso Capezzone di prendersi il doppio o addirittura anche sei volte il suo stipendio da parlamentare (certamente niente a che vedere con quello di un precario!) e togliersi dai c................................ 


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permalink | inviato da Gattara il 4/8/2008 alle 17:6 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (4) | Versione per la stampa

25 luglio 2008

Insomma le vacanze....

...sono state davvero un disastro. In Sardegna (come al solito!), dopo solo quattordici giorni (e appena quattro prima del mio previsto rientro per gli esami di recupero del debito) con già il biglietto aereo in mano e tanti progetti in mente (tipo sfruttare il tempo libero dagli esami per andare a fare shopping con i saldi e vedere la mia amica C. e il suo cane Tatù), appena dopo  essere riuscita a riprendere tutta una serie di attività motorie, che mi erano tanto mancate quest'inverno ( passeggiate in bici e nell'acqua e lunghe nuotate), mentre una sera mi mettevo semplicemente il pigiama (parenti ed affini tutti ci hanno rivolto la maliziosa domanda:"Ma che stavate facendo in camera da letto?), ho sentito un CLAC terribile. Era il ginocchietto destro, che usciva e rientrava nella sua abituale sede, forse stanco di una vita un po' monotona....Così notte terribile di dolori atroci, difficoltà enormi anche soltanto per arrivare al bagno e giorno dopo guardia medica e lunghissime ore al Pronto Soccorso con un codice bianco che mi faceva passare avanti tutti. Insomma niente di rotto e venti giorni di riposo. Telefono alla Preside e vengo sommersa da una valanga di insulti (che ho sempre problemi, che non ho serietà professionale e mi riattacca pure il telefono!). Brunetta nel frattempo prolunga gli orari del medico fiscale (ma tanto non sarei stata in grado di schiodare le chiappe da sotto la veranda di casa....) e così ho tutto il tempo (cosa positiva di leggermi la biblioteca che mi sono portata dietro ed anche tutti i quotidiani, giorno per giorno, cosa che aggrava di gran lunga il mio pessimo umore....................................

Così ora, ancora con il ginocchio che non vuole stendersi pienamente ed una risonanza fissata per il 29 Ottobre(!!!!!!!!!!!), leggo i vostri blog e trovo questo giochino molto serio su lei e lei, al quale aderisco.
Sarebbero da elencare SOLO tre cose che vi hanno disgustato nella politica negli ultimi giorni ed io ho pensato a queste (ma sarebbero molte di più):

1) Ritengo disgustoso il fatto che, mentre si parla tanto di legalità e giustizia, questa sembri doverci essere solo per gli extracomunitari e gli zingari, poichè i primi atti del governo hanno tolto la rintracciabilità delle parcelle dei professionisti, la penalità per i datori di lavoro che fanno firmare dimissioni in bianco, i limiti per il rinnovo dei contratti a tempo determinato, l'impossibilità di partecipare alla costruzione dell'alta velocità per tutti le ditte che non avevano vinto regolare gara d'appalto, le regole varate dal governo Prodi per evitare il riciclo di danaro sporco tramite il nuovo sistema di emissione degli assegni (tutti provvedimenti a avore dell'illegalità di una certa parte e passati quasi totalmente sotto silenzio);
2) Ritengo disgustosi i tagli a sanità e scuola pubblica per favorire i privati e quelli che si possono permettere il privato;
3) Ritengo disgustoso l'attacco e lo smantellamento delle agenzie fiscali (per cui anche ieri si protestava in piazza, ma solo il Tg3 ha dato brevissima notizia) a favore di una nuova ondata di evasione (con la lotta contro la quale il precedente governo era uscito dalle procedure di infrazione della comunità europea.
E ne aggiungo anche altri due: 4) Ritengo deplorevole che un ministro della Repubblica Italiana offenda l'inno e soprattutto quanti lavorano a prezzo di gravi sacrifici al Nord pur essendo del Sud (vedi i professori precari);
5) Ritengo indegno che mentre si parla di "principio di merito" per professori ed impiegati statali siedano al Governo tre "Galline" come la Gelmini, la Carfagna e la Brambilla che hanno avuto il solo merito di essere chiamate da Berlusconi "le sue bambine"!!!!!!

Ma certo lo sapevo anche dal giorno dopo le elezioni che con questo governo ci sarebbe stato da farsi il fegato grosso!!!!


P.S.= Nessuno mi ha nominato per il "Brillante weblog". Sigh, sigh, sigh e ancora sigh!

24 luglio 2008

Certo con un ginocchio fuori uso e tante "belle" notizie.......

 

INCHIESTA. Con l'estate si prepara una vera rivoluzione targata Gelmini
I risparmi decisi dal governo e le accuse di voler favorire gli istituti privati

Dai super tagli alle classi affollate
in subbuglio il mondo della scuola

di SALVO INTRAVAIA


Fare clic con il pulsante destro del mouse qui per scaricare le immagini. Per motivi di riservatezza, il download automatico dell'immagine da Internet non è stato eseguito.
Dai super tagli alle classi affollate in subbuglio il  mondo della scuola
Classi da 33 alunni e tagli allo stipendio per chi si ammala. La scuola, più che ad un autunno caldo, si prepara ad un autentico tsunami. Per ammodernare la macchina scolastica italiana, il governo Berlusconi agirà essenzialmente su due leve: le riforme di sistema e la razionalizzazione delle risorse. Ma una cosa è certa: nei prossimi tre anni, spariranno migliaia di posti di lavoro, si potranno fare classi sempre più affollate e gli insegnanti prima di ammalarsi dovranno "pensarci bene". E non solo: verrà rilanciato il ruolo delle scuole private, i precari dovranno pensare ad un'altra sistemazione e i dirigenti scolastici saranno chiamati a rispondere dei mancati obiettivi raggiunti.

Già a settembre, per effetto dei tagli imposti dal precedente governo, spariranno migliaia di classi e di cattedre per i supplenti. E le novità introdotte dal decreto legge dall'affascinante titolo "Disposizioni urgenti per lo sviluppo economico, la semplificazione, la competitività, la stabilizzazione della finanza pubblica e la perequazione tributaria" sono operative dal 25 giugno scorso. Il mondo della scuola è in fibrillazione perché nessuno sa come verranno tagliati 100 mila posti in tre anni. E il recente attacco lanciato dal leader del Carroccio, Umberto Bossi, al ministro dell'Istruzione, Mariastella Gelmini, la dice lunga sul clima che si respira anche all'interno del governo.

Bossi ha criticato la Gelmini "messa a fare il ministro senza avere mai fatto l'insegnante". Prendendosi una risposta velenosa dall'inquilino di Palazzo della Minerva: "Mi pare che nemmeno Umberto Bossi sia un eminente costituzionalista e nonostante questo credo che farà al meglio il suo lavoro". Ma cosa sta accadendo nella scuola?

La prima a scendere in campo è stata l'inquilina di viale Trastevere che ha illustrato alla Camera il suo programma: merito, stipendio, valutazione e carriera scolastica. Subito dopo è intervenuto il decreto legge Tremonti che prevede una consistente cura dimagrante per gli organici del personale scolastico e contemporaneamente è partita la discussione parlamentare del disegno di legge Aprea sulle "norme per l'autogoverno delle istituzioni scolastiche e la libertà di scelta educativa delle famiglie, nonché per la riforma dello stato giuridico degli insegnanti".

Le classi "over 30". Già dal prossimo anno, in base alle ultime circolari sulla formazione delle classi sarà possibile elevare da 28 a 31 il numero di alunni per classe. E la nota ministeriale dello scorso 20 giugno prevede che i presidi delle superiori, quando a settembre si conteranno promossi e bocciati, "dovranno tenere in conto la possibilità non procedere a sdoppiamenti in presenza di un limitato numero di alunni (una o due unità) eccedenti i parametri previsti". Risultato: si potranno fare anche classi di 33 alunni. E i dirigenti scolastici alle prese con gli organici stanno già comunicando alle famiglie che a settembre alcune classi saranno accorpate.

I Tagli. Dopo i 47 mila posti (25 mila tagliati l'anno scorso e quest'anno e 22 mila ancora da tagliare negli anni 2009/2010 e 2010/2011) tagliati dal governo Prodi, il decreto Tremonti prevede nel triennio 2009/2011un taglio di circa 110 mila posti: 67 mila insegnanti e 43 mila Ata (amministrativi, tecnici e ausiliari). Nelle ultime settimane si rincorrono le ipotesi sui possibili interventi per centrare l'obiettivo: maestro unico alla scuola elementare, riforma dei quadri orari (con riduzione delle ore) in tutti i segmenti della scuola, "razionalizzazione" degli indirizzi scolastici della scuola superiore, revisione dei criteri di formazione delle classi e di assegnazione del personale Ata alle scuole.

Le scuole private. Per fare evaporare in pochi anni 67 mila cattedre, in base ai parametri attuali, occorre che la popolazione scolastica si contragga di circa 600 mila unità. Una via per raggiungere l'obiettivo è fornita dalla stessa Gelmini e dalla presidente della commissione Cultura della Camera, Valentina Aprea. Quest'ultima parla di sussidiarietà come "stella polare" del cambiamento e prevede, nel suo disegno di legge, un'autonomia scolastica collegata alla libertà di scelta delle famiglie, che spostano i finanziamenti in base alle loro scelte".

Alle scuole paritarie la neo inquilina di Palazzo della Minerva ha dedicato più di due pagine della sua relazione di apertura in commissione Cultura. In sostanza, rivendica il diritto delle famiglie italiane di rivolgersi "a percorsi educativi con specifiche connotazioni, cui la scuola paritaria può fornire risposte adeguate". La risposta alle esigenze educative e di istruzione del cittadino sarebbero "in un sistema pubblico di istruzione che fondi sul principio di sussidiarietà forme di pluralismo educativo". Ma non solo "un dossier dell'Agesc (l'associazione dei genitori delle scuole cattoliche, ndr) rileva che il risparmio per l'erario determinato nell'anno corrente dall'esistenza di queste libere iniziative è di circa 5 miliardi e mezzo, a fronte di un contributo di circa 500 milioni di euro".

In altre parole, se una fetta di alunni attualmente in carico alle scuole pubbliche si trasferisse nelle scuole private, sostenute (le stesse scuole o le famiglie) da adeguati finanziamenti, sarebbe possibile in pochi anni tagliare migliaia di classi e di posti, risparmiare miliardi di euro (sono 8 quelli che prevede di recuperare il decreto Tremonti sulla scuola) e rilanciare la scuola privata: richiesta avanzata anche dal Santo Padre.

I precari. E i 342 mila supplenti iscritti nelle graduatorie ad esaurimento? Il ministro Gelmini ha detto senza troppi equivoci che "il precariato non potrà mai essere esaurito". In Italia, attualmente sono più di 220 mila i supplenti che portano uno stipendio a casa grazie ad un incarico annuale o fino al termine delle attività didattiche. Per loro il futuro è incerto.

Le restrizioni sulla malattia. Pochi insegnanti sono ancora a conoscenza del contenuto dell'articolo 71 del decreto legge Tremonti. Dallo scorso 25 giugno, ai dipendenti statali che si assentano per malattia verrò corrisposto (per in giorni di assenza) soltanto lo stipendio base: senza quote accessorie o indennità. Per il personale della scuola, questo provvedimento si traduce in una decurtazione pari al 10 per cento. Ma non solo: dopo dieci giorni di malattia o comunque dopo la seconda assenza per malattia (anche di un giorno) la stessa verrà giustificata soltanto dietro presentazione di certificazione medica rilasciata da una struttura sanitaria pubblica. Occorrerà quindi recarsi al Pronto soccorso di una struttura pubblica per ottenere fare il certificato medico "buono". E il medico fiscale potrà fare visita al malato non più nelle quattro ore (10/12 e 17/19) previste dal contratto ma dalle 8 alle 13 e dalle 14 alle 20. Misure che tendono a ridurre le assenze per malattia che nel comparto scuola sono piuttosto basse.

I dirigenti scolastici. Il governo ha stretto le maglie non solo per insegnanti e Ata ma anche ai dirigenti scolastici, coinvolti in prima persona nelle operazioni di "razionalizzazione" previste dal decreto. "In mancato raggiungimento degli obiettivi prefissati - recita il provvedimento - comporta l'applicazione delle misure connesse con la responsabilità dirigenziale previste dalla normativa".

La carriera degli insegnanti. Per i docenti si aprono le porte della carriera. Il ddl Aprea prevede una carriera articolata in tre livelli: docente iniziale, ordinario e esperto. Il passaggio da un livello all'altro avviene attraverso concorso interno. Viene istituita la figura del "vice dirigente" e le scuole, che potranno trasformarsi in fondazioni, saranno gestite da un Consiglio di amministrazione.

22 giugno 2008

Sarà il tracollo della scuola pubblica, sarà il ritorno a trenta alunni per classe, all'impossibilità di insegnanti di sostegno

 

Unità: Meno insegnanti, sarà la scuola dell'ignoranza
22-06-2008

LA MANOVRAdel governo porterà ad una riduzione radicale del personale docente nella scuola: centomila professori in meno. Sarà il tracollo della scuola pubblica, sarà il ritorno a trenta alunni per classe, all'impossibilità di insegnanti di sostegno. E intanto la Destra vuole dare più soldi alle private

Volontà politica e affermazioni pubbliche non sempre coincidono. Il disegno di legge finanziaria e il decreto legge collegato (approvati mercoledì dal Consiglio dei Ministri in 9 minuti) potrebbero portare nella scuola conseguenze certamente non compatibili con le dichiarazioni "programmatiche" del ministro Gelmini. Ai 47 mila tagli previsti dalla Finanziaria del 2007 se ne sono andati ad aggiungere altri 100 mila, tra insegnanti e personale Ata, di cui il 70% tra i docenti. A cominciare dall'anno 2009/2010 e nei tre successivi, dunque entro il 2012, tanti saranno i posti azzerati nella scuola italiana. Il risparmio per le casse dello Stato sarà pari a 7,832 miliardi di euro.
Le promesse mancate
Una catastrofe in termini quantitativi, che inciderà direttamente sulla qualità dell'offerta della nostra scuola, già penalizzata da anni bui di controriforme. Il dato confortante - l'unico forse - è la crescente sensibilità di una parte della stampa ai problemi dell'istruzione: ne fa fede, ad esempio, l'aumento della pubblicazione di lettere da parte di quotidiani e settimanali che lasciano spazio alla voce della scuola. Al di là dei propositi della Gelmini, ribaditi nel suo intervento alla Camera, di potenziare la scuola, si operano tagli, anche pesantissimi, in un settore che arranca da vari punti di vista; che vanno a minare, assieme a provvedimenti di analoga gravità in altri ambiti, il Welfare nel nostro Paese: un dato estremamente sintomatico. E pensare che sulla scuola il centro destra - come nei più abusati rituali delle campagne elettorali italiane, dove è abitudine dipingere il migliore dei mondi possibili - aveva affermato di voler investire.
Insegnanti e fannulloni
Il settore dell'istruzione, come tutti, soffre di alcuni sprechi: ma il taglio sul personale docente, che rappresenta la principale risorsa sulla quale puntare - attraverso una riqualificazione professionale, culturale, sociale, professionale - per migliorare la scuola, rappresenta un vero e proprio disinvestimento "programmatico", una sorta di nero su bianco nella dequalificazione dell'intero settore. Sugli insegnanti, al contrario, sarebbe opportuno spendere risorse. E non solo adeguando gli stipendi ai parametri Ocse - la "carota" sventolata negli ultimi giorni, un obiettivo per il quale è bene si sappia che il provvedimento prevede di investire solo il 30% dei risparmi e a partire dal 2010-11. E' evidente che la campagna contro i fannulloni e le dichiarazioni relative a fantomatici impegni sul fronte dell'aumento salariale non possono basarsi su interventi "riparatori"; ma su un serio piano di investimenti che potenzi le strutture e valorizzi il personale: anche attraverso una prima formazione e una formazione in itinere adeguate all' effettiva necessità culturale di rivedere il come e il cosa insegnare, di studiare la relazione educativa, di restituire a questa funzione una dignità perduta. Il fatto che una parte del mondo della scuola (disposta a mortificare la propria funzione e il proprio mandato), l'amministrazione e la politica abbiano storicamente accettato il tacito patto di giustificare i salari bassi con prestazioni di livello mediocre spiana la strada alle incursioni di Brunetta e al dileggio di una cospicua parte di quel giornalismo che da anni pontifica sui fannulloni e sulle inadempienze della scuola.
Le conseguenze dei tagli
100 mila posti di lavoro sono moltissimi, 1/10 degli occupati nel mondo della scuola. La domanda è quindi quali saranno le conseguenze prevedibili di questo tsunami incombente. Ce lo racconta l'art. 70, che - fissando gli obiettivi - detta alcune norme attraverso le quali perseguirli. Per la prima volta si prevede di rimettere mano agli ordinamenti, in particolare della scuola secondaria di II grado, ma non solo. Cosa significa? Significa incidere sulla formazione delle classi, aumentando il rapporto tra alunni e insegnante (e arrivando a prevedere classi di oltre 30 alunni, letteralmente l'impossibilità di una reale relazione educativa, oltre a concretizzare un ambiente di lavoro per gli insegnanti e di apprendimento per gli alunni impraticabile); abbandonare i precari alla loro sorte, spesso dopo anni di sacrifici; minare ogni criterio di continuità didattica. Significa rivedere gli organici degli uffici tecnici; incidere sulla formazione delle cattedre: meno materie per meno ore; diminuire ulteriormente il numero di minuti che costituiscono l'ora di insegnamento. Significa intervenire su tempo pieno e tempo prolungato; significa, molto probabilmente, riportare in auge la proposta scellerata del maestro unico; che se solletica reminiscenze nostalgiche e memorie deamisiciane, scardina il criterio di collegialità su cui si basa l'esperienza più significativa del nostro sistema di istruzione, quella della scuola primaria; significa tagliare sugli insegnanti di sostegno, uno dei provvedimenti di civiltà di cui la scuola italiana dovrebbe andare fiera. «Considerando che in Italia si spende già meno del 2% del Pil rispetto agli altri paesi europei, è evidente che i risultati di queste decisioni disastrose saranno pagati dal Paese. Il taglio non sarà solo a ridurre le classi o i plessi, ma ci sarà un impoverimento degli ordinamenti, che si tradurrà in un impoverimento generale del funzionamento della scuola con riflessi estremamente negativi sulla sua qualità», afferma Enrico Panini, segretario nazionale della Flcgil. Questa è la soluzione che il centrodestra intende dare ai problemi dell'istruzione. Ma non finisce qui: la manovra economica presentata mercoledì prevede per la scuola, tra l'altro, un blocco del turn over più rigido, il licenziamento dei nemici giurati di Brunetta (gli ormai famosissimi fannulloni), l'abbattimento dei tassi di assenteismo, una maggiore autonomia della dirigenza scolastica, una modifica della contrattazione integrativa. Infine una curiosa contraddizione: l'obbligo per i collegi docenti di adottare esclusivamente libri disponibili nella versione cartacea e on line per abbattere il costo dei libri di testo; una prospettiva che non tiene conto, oltre che della mole di lavoro che promette di far cadere sulle scuole, anche dell'incultura tecnologica di cui la scuola italiana è vittima; un pre-giudizio che ha fatto sì che, alla mancanza di fondi da destinare ad attrezzare le scuole italiane con adeguata strumentazione, si sia sommato il disinteresse progressivo e rassegnato da parte di molti insegnanti. Una manovra "culturale" di aggiramento di un'urgenza - quella, realmente culturale - ineludibile.
Una soluzione, dunque, da "lacrime e sangue", che si va ad aggiungere al blocco di 560 milioni di euro nella spesa ordinaria della scuola, per effetto della "clausola di salvaguardia" prevista dalla Finanziaria 2007: significa incidere pesantemente sull'attività ordinaria delle singole scuole, con grave danno per l'offerta formativa e lo svolgimento delle attività annuali. Gli insegnanti, i nuovi poveri: su di loro un rigore "esemplare", punitivo e generalizzato, una mole di lavoro aggiuntivo e nessun incentivo economico. Ancora più povero il Paese, dove l'operazione di smantellamento della scuola pubblica procede implacabile a fronte di un potenziamento irragionevole (perché non pluralista e non democratico - oltre che non costituzionale -) della scuola privata.
Per la quale si continua a chiedere di stanziare fondi.

di Marina Boscaino

19 giugno 2008

Campagna di vaccinazione, è solo l'inizio

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Di Vincenzo Brancatisano


18 GIUGNO 2008 – Campagna di vaccinazione con prime reazioni allergiche. Molti tra coloro che hanno voluto-fortissimamente-voluto Brunetta, Gelmini e Berlusconi al timone ora piangono per la bua. Ma la vaccinazione profetizzata da Indro Montanelli deve ancora essere iniettata a dovere. Siamo ancora agli inizi, ai primi test. L'anima bella Finocchiaro si straccia le vesti, oggi, dopo avere scoperto, oggi, la vera natura dell'avversario. Servivano le prove naturalmente. Serviva l'ennesima legge sporcacciona per riprendersi dal sonno. Dopo aver additato Beppe Grillo così come lo sciocco osserva il dito del saggio che indica la luna, l'Anna invita i suoi ad abbandonare l'aula. Aula che sarà abbandonata, almeno nelle intenzioni più nefaste di chi sta mettendo su un bel regime, da centomila insegnanti precari. Che pagheranno per primi e più di tutti il regalo fatto dal Grande Popolo Italiano (anche da loro e dalle loro famiglie) a Cavalieri, nani e ballerine. Un Paese che esorcizza la propria mediocrità non solo calcistica prendendosela (Noi!) con la presunta mafiosità degli olandesi, senza sentire il dovere di chiedere scusa a quel popolo, non può andare da nessuna parte. Vietare la pubblicazione di atti pubblici e preconfezionare la galera per chi si macchierà di simili delitti non può che aizzare verso l'obiezione di coscienza: ha ragione Marco Travaglio. Non posso che ricordare la grande profezia del professor Ugo Rescigno che nel 1991 durante un incontro pubblico sulle gravi esternazioni dell'allora presidente Cossiga per il quale la sinistra sprecava energie, tempo e chiacchiere chiedendone l'incriminazione: state perdendo tempo in cazzate, spiegò con altre parole il profeta Rescigno, mentre sta per scendere in campo il proprietario delle televisioni private. Ancora non lo conosceva nessuno. Il regime andava cercato da un'altra parte. Caro regime, hai raccontato balle e t'han creduto, hai regalato cinquanta euro di Ici che trasformerai in ticket, hai fatto passare per aiuto ai mutuatari un'intesa con le banche che rischia di travolgerli perché li svia dalla più proficua via della portabilità però sei un po' stupido: invece di tagliare 100.000 cattedre avresti dovuto promettere 200.000 assunzioni ai precari della scuola, sfruttati e abusati da decenni di lavoro a termine e che in queste ore si stanno leccando le ferite. Ti avrebbero coperto di voti fino al prossimo ventennio. Non solo in Sicilia. Puoi rimediare, però: assesta un calcio nel sedere a chi ha redatto la traccia del tema di Italiano agli esami di Stato, e rassicura chi lavora davvero nelle scuole: prometti che non farà parte (almeno questo!) del plotone di esecuzione.


16 aprile 2008

Non parlo più....anzi no!

 Vorrei ringraziare innanzitutto quelli di sinistra, che non sono andati a votare:" Perchè questa sinistra, non è una vera sinistra..."

Vorrei poi chiedere a tutti quegli impiegatucci becerei ora tutti gongolanti, perchè non pagheranno Ici, avranno straordinari detassati e, magari, non pagheranno più neanche il bollo, se pensano che lo sfascio di tutto ciò che è pubblico, a partire da scuola e sanità, che ne conseguirà (perchè i soldi, si sa, vanno presi da qualche altra parte...) li gratificherà economicamente visto che dovranno ricorrere a privati per tali settori.....

Vorrei chiedere ai precari se pensano che il fatto di non tassare gli straordinari significhi anche assumere altro personale....

Vorrei chiedere agli operai chi pensano li tutelerà contro gente come la dirigenza della Thyssen- Krupp......

Vorrei chiedere alla gente del sud, come Campani (che ora si trovano a loro rappresentante la moglie di Emilio Fede) e Siciliani, se pensano veramente che questo governo cambierà le cose per la povera gente e lotterà contro mafia e camorra e, soprattutto, proibirà alle aziende del Nord di scaricare i loro rifiuti tossici a casa loro......

Vorrei pensare che è solo un incubo...Siamo l'unica Repubblica in Europa a non avere più un partito di sinistra......

3 novembre 2007

Nuovo contratto di lavoro

 

Non so se la parte della Finanziaria che riguarda ai precari sia propio un beneficio...mi riferisco al divieto per il datore di lavoro di proporre allo stesso dipendente più di tre rinnovi annuali....al quarto il lavoratore dovrebbe diventare a "tempo Indeterminato"...secondo me, bastardi come sono i privati, al quarto anno cacciano via il vecchio precario e ne trovano un altro!

24 ottobre 2007

Lo so, è una mia fissazione.....

 

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Repubblica: Religione, il dogma in aula un´ora che vale un miliardo

L´insegnamento in classe è la seconda voce di finanziamento dello Stato

 di CURZIO MALTESE

L´ultima ondata di bullismo nelle scuole ha convinto il governo a istituire
dal prossimo anno due ore di educazione civica obbligatoria, chiamata
Cittadinanza e Diritti Umani, in ogni ordine d´insegnamento, dalle materne
ai licei. Durissima la protesta dei vescovi, che hanno parlato di
«catechismo socialista» e invitato le associazioni di insegnanti e genitori
cattolici a scendere in piazza e avvalersi dell´obiezione di coscienza.
Il presidente del consiglio ha risposto in televisione che, nel rispetto
totale della maggioranza cattolica del paese, la laicità dello Stato resta
un valore fondante della democrazia e l´educazione civica non è né può
essere in competizione con l´ora facoltativa di religioni (cattolica come
ebraica, islamica o luterana) già prevista nei programmi. Il premier ha
aggiunto di voler confermare i tagli ai finanziamenti delle scuole private
cattoliche e non, definiti «un ritorno alla legalità costituzionale»
rispetto alla politica del precedente governo di destra.

A questo punto forse il lettore si sarà domandato: ma dov´ero quando è
successo tutto questo? In Italia. Mentre la vicenda naturalmente si è svolta
altrove, nella Spagna del governo Zapatero, otto mesi fa. Il braccio di
ferro fra stato laico e vescovi è andato avanti e oggi il governo spagnolo
studia addirittura una revisione del Concordato del 1979. Una realtà lontana
da noi. Nelle scuole italiane, più devastate dal bullismo di quelle
spagnole, l´ora di educazione civica è abolita nelle primarie e quasi
inesistente nelle superiori. Lo Stato in compenso si preoccupa di tutelare
il più possibile l´ora di religione, al singolare: cattolica. Quanto ai
finanziamenti alle scuole private cattoliche, in teoria vietati
dall´articolo 33 della Costituzione («Enti e privati hanno il diritto di
istituire scuole ed istituti di educazione, senza oneri per lo Stato»),
l´attuale governo di centrosinistra, con il ministro Fioroni all´Istruzione,
è impegnato al momento a battere i record di generosità stabiliti ai tempi
di Berlusconi e Letizia Moratti.

L´ora facoltativa di religione costa ai contribuenti italiani circa un
miliardo di euro all´anno. E´ la seconda voce di finanziamento diretto dello
Stato alla confessione cattolica, di pochi milioni inferiore all´otto per
mille. Ma rischia di diventare in breve la prima. L´ultimo dato ufficiale
del ministero parla di 650 milioni di spesa per gli stipendi agli insegnanti
di religione, ma risale al 2001 quando erano 22 mila e tutti precari. Ora
sono diventati 25.679, dei quali 14.670 passati di ruolo, grazie a una
rapida e un po´ farsesca serie di concorsi di massa inaugurati dal governo
Berlusconi nel 2004 e proseguita dall´attuale.

Il regalo del posto fisso agli insegnanti di religione è al centro
d´infinite diatribe legali. Per almeno due ordini di ragioni. La prima
obiezione è di principio. L´ora di religione è un insegnamento facoltativo e
come tale non dovrebbe prevedere docenti di ruolo. Per giunta, gli
insegnanti di religione sono scelti dai vescovi e non dallo Stato. Ma se la
diocesi ritira l´idoneità, come può accadere per mille motivi (per esempio,
una separazione), lo Stato deve comunque accollarsi l´ex insegnante di
religione fino alla pensione.

L´altra fonte di polemiche è la disparità di trattamento economico fra
insegnanti «normali» e di religione. A parità di prestazioni, gli insegnanti
di religione guadagnano infatti più dei colleghi delle materie obbligatorie.
Erano già i precari della scuola più pagati d´Italia. Nel 1996 e nel 2000,
con due circolari, i governi ulivisti avevano infatti deciso di applicare
soltanto agli insegnanti di religione gli scatti biennali di stipendio (2,5
per cento) e di anzianità previsti per tutti i precari della scuola da due
leggi, una del 1961 e l´altra del 1980. Il vantaggio è stato confermato e
anzi consolidato con il passaggio di ruolo, a differenza ancora una volta di
tutti gli altri colleghi. L´inspiegabile privilegio ha spinto prima decine
di precari e ora centinaia di insegnanti di ruolo di altre materie a
promuovere cause legali di risarcimento. Nel caso, per nulla remoto, in cui
le richieste fossero accolte dai tribunali del lavoro, lo Stato dovrebbe
sborsare una cifra valutabile fra i due miliardi e mezzo e i tre miliardi di
euro.

A parte le questioni economiche e legali, chiunque ricordi che cos´era l´ora
di religione ai suoi tempi e oggi chiunque trascorra una mattinata nella
scuola dei figli non può evitare di porsi una domanda. Vale la pena di
spendere un miliardo di euro all´anno, in tempi di tagli feroci
all´istruzione, per mantenere questa ora di religione? Uno strano ibrido di
animazione sociale e vaghi concetti etici destinati a rimanere nella testa
degli studenti forse lo spazio d´un mattino. Pochi cenni sulla Bibbia, quasi
mai letta, brevi e reticenti riassunti di storia della religione.
In Europa il tema dell´insegnamento religioso nelle scuole pubbliche è al
centro di un vivace e colto dibattito, ben al di sopra delle vecchie risse
fra clericali e anticlericali. Nello stato più laico del mondo, la Francia,
il regista Regis Debray, amico del Che Guevara e consigliere di Mitterrand,
a suo tempo ha rotto il monolitico fronte laicista sostenendo l´utilità
d´inserire nei programmi scolastici lo studio della storia delle religioni.
In Gran Bretagna la teoria del celebre biologo Roger Dawkins ( «L´illusione
di Dio»), ripresa dallo scienziato Nicholas Humprey, secondo il quale
«l´insegnamento scolastico di fatti non oggettivi e non provabili, come per
esempio che Dio ha creato il mondo in sei giorni, rappresenta una violazione
dei diritti dell´infanzia, un vero abuso», ha suscitato un ricco dibattito
pedagogico. Ma è un fatto, sostiene Dawkins, che «noi non esitiamo a
definire un bambino cristiano o musulmano, quando è troppo piccolo per
comprendere questi argomenti, mentre non diremmo mai di un bambino che è
marxista o keynesiano, Con la religione si fa un´eccezione». In Germania,
Spagna, perfino nella cattolicissima Polonia di Karol Woytjla, il dibattito
non si è limitato alle pagine dei giornali ma ha prodotto cambiamenti nelle
leggi e nei programmi scolastici, come l´inserimento di altre religioni
(Islam e ebraismo, per esempio) fra le scelte possibili o la trasformazione
dell´ora di religione in storia delle religioni comparate, tendenze ormai
generali nei sistemi continentali.

In Italia ogni timido tentativo di discussione è stroncato sul nascere da
una ferrea censura. L´ora di religione cattolica è un dogma. La sola ipotesi
di affiancare all´ora di cattolicesimo altre religioni, come avviene in
tutta Europa con le sole eccezioni di Irlanda e dell´ortodossa Cipro,
procura un immediata patente di estremismo, anticlericalismo viscerale,
lobbismo ebraico o addirittura simpatie per Al Quaeda. Quanto ad abolirla,
come in Francia, è un´ipotesi che non sfiora neppure le menti laiche. Gli
unici ad avere il coraggio di proporlo sono stati, come spesso accade,
alcuni intellettuali cattolici. Lo scrittore Vittorio Messori, per esempio:
«Fosse per me cancellerei un vecchio relitto concordatario come l´attuale
ora di religione. In una prospettiva cattolica la formazione religiosa può
essere solo una catechesi e nelle scuole statali, che sono pagate da tutti,
non si può e non si deve insegnare il catechismo. Lo facciano le parrocchie
a spese dei fedeli. Perciò ritiriamo i professori di religione dalle scuole
pubbliche e assumiamoli nelle parrocchie tassandoci noi credenti». Messori
non manca di liquidare anche gli aiuti di Stato alle scuole cattoliche,
negati per mezzo secolo dalla Democrazia Cristiana, inaugurati con la legge
62 del 10 marzo 2000 dal governo D´Alema con Berlinguer all´Istruzione,
dilagati nel periodo Berlusconi-Moratti (con il trucco dei «bonus» agli
studenti per aggirare la Costituzione) e mantenuti dall´attuale ministro
Fioroni, con giuramento solenne davanti alla platea ciellina del meeting di
Rimini. «Lo Stato si limiti a riconoscere che ogni scuola non statale in più
consente risparmio di danaro pubblico e di conseguenza conceda sgravi
fiscali. Niente di più».

Il cardinale Carlo Maria Martini, da arcivescovo di Milano, aveva dichiarato
che l´ora di religione delle scuole italiane doveva ritenersi inutile o
anche «offensiva», raccomandando di raddoppiarla e farne una materia seria
di studio oppure lasciar perdere.

La Cei ha sempre risposto che l´ora di religione è un successo, raccoglie il
92 per cento di adesioni, a riprova delle profonde radici del cattolicesimo
in Italia. Ma se la Cei ha tanta fiducia nei fedeli non si capisce perché
chieda (e ottenga dallo Stato) che l´ora di religione sia sempre inserita a
metà mattinata e mai all´inizio o alla fine delle lezioni, come sarebbe
ovvio per un insegnamento facoltativo. Perché chieda (e sempre ottenga) il
non svolgimento nei fatti dell´ora alternativa. In molte materne ed
elementari romane ai genitori è stato comunicato che i bambini di 5 o 6 anni
non iscritti all´ora di religione «potevano rimanere nei corridoi».
Prospettiva terrorizzante per qualsiasi madre o padre. D´altra parte la
sicurezza ostentata dai vescovi si scontra con l´allarme lanciato nella
relazione della Cei dell´aprile scorso sul progressivo abbandono dell´ora di
religione, con un tasso di rinuncia che parte dal 5,4 delle elementari e
arriva al 15,4 per cento delle superiori (con punte del 50 non solo nelle
regioni «rosse» ...

__._,_.___

22 settembre 2007

Un'isola dei famosi molto meno divertente.....

 Da usenet:

L'isola dei docenti


Da settembre a giugno novecentomila insegnanti vengono scaricati ciascuno su
un'isola popolata da una trentina di selvaggi, con il compito di impartir
loro i fondamenti della nostra civiltà ed avviarli a un onesto mestiere.
Nessuno dice loro cosa fare o come farlo. Dovranno inventarselo essi stessi
man mano che l'azione procede.
Ciascun insegnante è abbandonato sull'Isola, ma non lo sa. Fuorviato da una
forte credenza religiosa in quella che egli chiama «autonomia
dell'insegnamento»,
è convinto di essere l'unico sovrano dell'Isola, quando invece non è che un
povero naufrago.
Sbertucciato dagli abitanti dell'isola (che poi ne diffondono suoni e
immagini) l'insegnante si sforza di sopravvivere coi pochi viveri
concessigli mensilmente.
Nessun aiuto gli giunge dall'esterno, mentre molti tra i selvaggi attingono
invece alle ricchezze familiari dotandosi di costosi mezzi di trasporto e di
comunicazione.
L'unico a sbarcare talvolta sull'isola è un branco di pirati che inalbera
sul vascello la bandiera confederale e impone al docente un pizzo mensile,
con la promessa di offrirgli una non meglio precisata «protezione». In
molti, per paura o per ignoranza, abboccano, ritrovandosi così qualche soldo
in meno e alcuni padroni in più.
Scopo del gioco è quello di mantenersi in vita.
Non certo quello di civilizzare i selvaggi, cosa della quale nulla interessa
a nessuno: non alle famiglie, che un figlio intellettuale lo temono più d'uno
ebreo, comunista e frocio insieme; non agli insegnanti, che vedono con
piacere affinarsi lo stuolo dei potenziali concorrenti; non agli
industriali, che a un dirigente plurilaureato preferiranno sempre un membro
della famiglia; non allo Stato, che mantiene così i suoi sudditi nell'ignoranza
pur facendo credere al mondo che anche in Italia si faccia scuola; non ai
selvaggi, che con loro somma gioia passeranno un dì dai telefonini
scolastici ai telefononi di qualche call-center, ringraziando Iddio del
fatto che per giocare con la tastiera c'è qualcuno che persino li paga:
cinquecento euro al mese.
(PeterAngel)

In questi giorni migliaia di docenti precari passano le Forche Caudine del Provveditorato, che, come tutti gli anni, non ha saputo completare in tempo per l'inizio dell'anno scolastico le nomine in ruolo e quelle annuali o temporanee (gli impiegati di questa istituzione sono gli unici al mondo ad andare in ferie, qualsiasi incombenza gravi sulle loro spalle e nessun ministro ha mai avuto la forza, o la volontà, di mettere fine a questo scandalo, che fa perdere mensilità preziose a chi è precario). Anche se non ho più da sopportare questo flagello, mi fa inorridire il fatto che si possa agire in questo modo sulla pelle della gente che non ha un posto fisso!

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