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Blog aperto il 16/08/2005


GEMELLI
Chiacchiera, scrive, legge, parla ingrese, domanna, vede, compera, sbaratta,
svolazza, guida, interpreta, contatta, telefona, s'empiccia ma è cortese.
Facile, svelto, fino testa matta, sorte, ritorna, gioca, va' pe' spese,
se fa cinque, sei viaggi drent'un mese, quarziasi cosa già l'ha vista e fatta.
Cammia lavoro, donna, veste, umore, tie' le fette in du' staffe:
è opportunista; nun je chiede costanza ne l'amore.
È spiritoso, ironico, ballista, giovanile, ne fa d'ogni colore.
Si s' ammala è ai pormoni e se rattrista
.



In Italia è molto duro essere un intellettuale di destra.
Quelli di sinistra non ti leggono
perchè sei di destra,
quelli di destra non ti leggono
perchè non leggono niente!!!
Marcello Veneziani
 


Scriviamo per farla finita con noi stessi, ma con il desiderio di essere letti, non c’è modo di sfuggire a questa contraddizione. E come se annegassimo urlando: “Guarda, mamma, so nuotare! “. Quelli che gridano più forte all’autenticità si gettano dal quindicesimo piano, facendo il tuffo d’angelo: “Vedete, sono soltanto io!”. Quanto a sostenere di scrivere senza voler essere letti (tenere un diario, per esempio), significa spingere fino al ridicolo il sogno di essere contemporaneamente l’autore e il lettore. (D.Pennac)

"Amo: la parola più pericolosa per il pesce e l'uomo"
Groucho Marx

Livietta: la nuova arrivata!

Cesare: il mio ex-attempato amante
(ci ha lasciato alla veneranda età di diciotto anni!)

Diva: la gatta della mia adolescenza:trovatella, un po' furastica.

Conan: il mio bellissimo, completamente
 pazzo, gatto americano (stroncato dalla leucemia  a soli due anni)
Benigni dixit:" Se su dieci persone ci sono sei operai, tre impiegati e un ricco. Perchè alle elezioni vince sempre il ricco? Allora o ci sono brogli elettorali o il popolo è stupido"

Paolo Rossi: "La fuga dei cervelli. Un bel problema: i cervelli fuggono e i corpi rimangono qui a fare il ministro o il politico..."

Ho sceso, dandoti il braccio, almeno un milione di scale
e ora che non ci sei è il vuoto ad ogni gradino.
Anche così è stato breve il nostro lungo viaggio.
Il mio dura tuttora, nè più mi occorrono
le coincidenze, le prenotazioni,
le trappole, gli scorni di chi crede
che la realtà sia quella che si vede.
Ho sceso milioni di scale dandoti il braccio
non già perchè con quattr'occhi forse si vede di più.
Con te le ho scese perchè sapevo che di noi due
le sole vere pupille, sebbene tanto offuscate,
erano le tue.
(E.Montale)

Messico 1984: il più bel viaggio della mia vita

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16 marzo 2009

L'idea di "risparmio" del Pdl

E' di oggi questa notizia sulla correttezza (e il costo esorbitante)delle assegnazioni degli incarichi di collaborazione del comune di Milano. Alcuni giorni fa sull'Espresso è apparsa quella che segue (un'accurata indagine sul modo di rendere efficiente il Comune di Roma da parte di Alemanno). A tutto si assomma l'altra notizia della scelta di un giorno separato per il referendum (costo 400 milioni di euro). Allora qui i risparmi si devono fare solo e sempre sulle spalle del privato cittadino, meglio se dipendente o precario di una pubblica amministrazione..............................

Poltronissime Alemanno

di Emiliano Fittipaldi
Il Comune è nella paralisi. Saltano i grandi progetti per il caos traffico. E manca un piano di sviluppo. Ma assunzioni e consulenze si moltiplicano
 
Gianni Alemanno
In Italia c'è un'azienda che va in controtendenza. Se la crisi mondiale morde come mai, le fabbriche chiudono, i negozi sono deserti, le famiglie boccheggiano e le banche falliscono, il Comune di Roma assume con ritmi frenetici. Nemmeno fossimo in pieno boom anni '60. La nuova gestione firmata Gianni Alemanno crede nel capitale umano. Precari doc, amici degli amici, figli di, esperti assortiti e professori universitari, un contrattino non lo si nega a nessuno. Basta che il candidato sia vicino all'area politica giusta. In fondo a destra, of course. Dalla trionfale scalata in Campidoglio è passato meno di un anno, ma alla faccia del buco in bilancio e delle promesse, il sindaco ha chiamato alla sua corte la bellezza di 182 collaboratori esterni. Escludendo agosto e i weekend, tra segreterie, uffici stampa, assessorati e distacchi si conta in media un'assunzione al giorno. Un esercito che costerà alle casse pubbliche, tra stipendi e oneri previdenziali, 18 milioni e mezzo di euro. La mostruosa somma andrà rifinanziata alla fine del 2010: la grande maggioranza dei contratti scade a dicembre del prossimo anno. Non è tutto. 'L'espresso' ha spulciato le delibere complete comunali e di giunta, dall'assunzione del caposegreteria del sindaco Antonio Lucarelli (maggio 2008) a quella di Emilio Frezza, testa d'uovo del Cnipa diventato il 25 febbraio nuovo direttore del dipartimento Telecomunicazioni. Ebbene: sul totale delle poche delibere fin qui approvate, oltre un terzo delle decisioni hanno riguardato poltrone e scrivanie. Per mandare avanti la capitale e mantenere la parola data in campagna elettorale, dal punto di vista operativo non si è fatto nulla. O quasi.

Avanti sprechi "Le assunzioni? Normale spoil system", sostiene il centrodestra. Ma i numeri non tornano. E, soprattutto, fanno a cazzotti con gli impegni del sindaco, grande accusatore del sistema di potere targato Veltroni. "Si devono ridurre gli sprechi. Cancelleremo le consulenze, le nomine e le integrazioni economiche dettate da logiche politiche", tuonava Alemanno. E invece eccoti l'assunzione in blocco della lobby dell'Unire, l'Unione nazionale per l'incremento delle razze equine, a cui l'ex ministro dell'Agricoltura è assai legato: se Franco Panzironi è diventato amministratore dell'Ama, il figlio Dario è finito nella segreteria del sindaco (due anni e rotti di contratto costano ai romani 164 mila euro), mentre Raffaele Marra, assunto come dirigente, sembra destinato a diventare il nuovo capo della Multiservizi. Anche un altro dipendente dell'ente, Marco Mugavero, ha avuto un comando nel gruppo consiliare del Pdl. "Da questa radicale opera di disboscamento", chiosava Gianni, "trarremo le risorse necessarie per valorizzare i dipendenti comunali e per stabilizzare il precariato attraverso un concorso". I soldi sono finiti altrove, tanto che persino i vincitori del bando chiuso l'anno scorso (400 amministrativi e 600 vigili) non sono ancora entrati in servizio. Lavora a pieno ritmo, invece, il figlio del direttore dell'Ice Umberto Vattani, il giovane Andrea, chiamato a gestire le relazioni internazionali e il cerimoniale di Alemanno fino al 2013, per una modica spesa di 488 mila euro. Nessun risparmio nemmeno per i direttori di dipartimento e i loro vice: invece di promuovere tecnici interni, il sindaco ne ha assunti una trentina nuovi di zecca. Sergio Gallo, ex giudice e neo capo di gabinetto, costa 292 mila euro l'anno. Maurizio Meschino, spalla legale di Veltroni, pesava sul bilancio quattro volte meno. Luigi Di Gregorio, ricercatore di scienze politiche e autore con Angelo Mellone di un saggio sulla politica, è stato piazzato alla Semplificazione amministrativa, mentre Umberto Broccoli è da luglio il nuovo sovrintendente. Laureato in archeologia cristiana e già direttore del Castello di Giulio II a Ostia, con il tempo Broccoli s'è buttato sulla tv: autore e conduttore di 'Telesogni', 'Luna Park', 'Signori illustrissimi' e 'Amando', striscia sulla poesia, tutti i giorni continua a condurre un programma radio, 'Con parole mie'. Il sabato è in diretta con 'In Europa'. Da sovrintendente, costa al Comune 396 mila euro. Solo fino al 2010, dopo bisognerà staccare un altro assegno. Stesso trattamento per Alessandro D'Armini, messo alla guida della Mobilità. Considerato vicino ad An, direttore generale dell'assessorato regionale ai Trasporti sia con Storace che con Marrazzo, è una celebrità nel settore impianti a fune: nel 2005, rilanciando un progetto del padre, ha proposto la realizzazione di una funivia per l'attraversamento dello stretto di Messina. Pure per la comunicazione non c'è crisi che tenga. C'è un direttore apposito per pubblicizzare l'attività dell'amministrazione che in due anni e mezzo prenderà, tra redditi lordi e oneri aggiunti, 328 mila euro, mentre il contratto del capo dell'Uffico stampa, l'enfant prodige Simone Turbolente, sfiora i 400 mila. Gli addetti stampa neo assunti sono ben 24, per un costo che, solo per il 2008 e il 2009, supera gli 1,4 milioni di euro. Anche per la task-force per la sicurezza Alemanno non ha badato a spese. L'ex generale Mario Mori, sotto processo a Palermo con l'accusa di favoreggiamento al boss Bernardo Provenzano, è stato messo a capo dell'ufficio insieme a tre collaboratori di rango, per uno stanziamento complessivo che, in stipendi, arriva al milione di euro. Con meno soldi il Comune ha prorogato il contratto a tre architetti, 17 geometri e 13 istruttori economici.
(12 marzo 2009)

9 febbraio 2009

Vorrei fare una domanda, posso?

Se un ministro dell'istruzione vero, nella fattispecie Maria Star Gelmini (ma anche tutti quelli prima di lei che non erano certo meglio), avesse visto la puntata di ieri sera di "Presadiretta" di Riccardo Iacona su Rai Tre, stamattina non sarebbe dovuto partire per andare in quella scuola di Caivano, dalla quale la Preside ogni mattina esce per andare a prendere gli alunni, che non frequentano direttamente nelle loro case, e non avrebbe dovuto denunciare tutti (carabinieri, servizi sociali e famiglie), cioè tutti quelli che non fanno sì che l'obbligo scolastico sia rispettato?
 E lo stesso ministro stamattina non avrebbe dovuto mandare ispezioni a tutte quelle scuole private che non pagano i professori, ma concedono loro solo il premio dei dodici punti per anno di servizio e, nel contempo, promuovono tutti senza interrogazioni, compiti in classe, lezioni ed esami basta che paghino rette sostanziose???
E tale ministro, ammesso che fosse sempre un vero ministro, non avrebbe dovuto, invece, sempre da stamattina in poi, non far vedere mai più la sua faccia, dopo aver saputo dalla stessa trasmissione quello che, al contrario, succedde in Svezia, dove vengono investite cifre maggiori proprio nelle scuole delle zone più disagiate, con più extracomunitari, scuole dove tutto è gratis (dalla matita, alla penna, ai libri, alla mensa), la struttura è meravigliosa, i professori sono i lavoratori più pagati (dai 2.100 ai 3.500 euro al mese! SIGH!!!!), la sala docenti è una biblioteca con salotti e un angolo, dove possono cucinarsi e prendersi caffè e thè visto che stanno a scuola tutto il giorno?????
E sempre lo stesso ministro non dovrebbe scomparire, dopo aver visto tutta quella gente dai 45 anni in su che quest'anno, dopo aver dedicato la vita alla scuola come precario, non lavorerà più grazie ai suoi tagli??? E non dovrebbe cambiare città, paese, nazione dopo aver visto che sempre gli stessi precari, oltre ad aver lavorato una vita, hanno versato migliaia e migliaia di euro nelle casse delle Università per un decreto della Moratti, che li costringeva a fare costosissimi corsi universitari ( corsi-farsa, per altro, con esami finali on-line con risposte già date o nelle varie sedi con possibilità di copiare) ogni anno per avere ulteriori tre punti in graduatoria???

4 aprile 2008

No, le tre "i", no, vi prego, chiamate l'esorcista!!!!

 

Unità: Allarme scuola: Berlusconi rispolvera le «tre i»
02-04-2008

Marina Boscaino

Allarme per tutti gli insegnanti - di ruolo e non di ruolo - per il personale Ata, per i bambini e i ragazzi, per le famiglie: «Dopo la nostra vittoria la riforma della scuola voluta dal sindaco di Milano tornerà in auge, dopo che la sinistra ha voluto metterla da parte». Proprio durante un comizio tenuto nel capoluogo lombardo, Silvio Berlusconi ha definitivamente confermato che il programma sulla scuola del Partito delle Libertà coincide con la cosiddetta (contro)riforma Moratti. La legge 53, neutralizzata temporaneamente dal "cacciavite" del ministro Fioroni che - prevedendo una maggior durata del governo Prodi e non volendo abrogare l'ennesima riforma, cominciò, due anni fa, a depotenziarla - potrebbe ritornare ad essere la puntuale concretizzazione dell'idea arbitraria e mercantile che Berlusconi & C propagandarono sin dallo slogan più famoso della campagna elettorale: la scuola delle "tre i". Dove, assieme a Inglese e Internet (tributi ad un'idea di modernità ed efficienza solo di facciata, considerato il modo in cui vennero formati gli insegnanti) la faceva da padrona l'impresa; privata, naturalmente.
Per rinfrescarci la memoria, una veloce carrellata sulle più violente prevaricazioni imposte dalla legge Moratti alla scuola pubblica: dove le famiglie potevano decidere se assecondare l'orgoglio per i propri bimbi precoci e iperstimolati, mandandoli a scuola - dell'infanzia e primaria - in anticipo. Anticipo possibile solo nelle zone "bene", impossibile in quelle ad alta densità demografica: una prima divaricazione su base sociale, che sottolineava destini diversi fin dai primi anni di vita. Destini disomogenei sempre in deroga a quei principi che dovrebbero essere fondanti della scuola pubblica: il portfolio (quasi una parodia, nell'inopportuno uso del linguaggio bancario), vademecum dell'alunno con tanto di attestazioni e interviste ai genitori a base di incursioni nella vita privata, livelli culturale, sociale, economico; il tutor - figura non prevista dal contratto degli insegnanti - ritorno al maestro unico in una logica di risparmio e di pensiero unico, con la repressione di qualunque criterio di collegialità tra gli insegnanti; la soppressione del tempo pieno; i tagli agli insegnanti di sostegno; la laborialità intesa come raggruppamento di bravi con bravi, somari con somari. Infine le Indicazioni Nazionali, i programmi, improntati all'"antropologia cristiana", contro ogni istanza di laicità della scuola pubblica. Dopo la selezione e l'indottrinamento indotti dal passaggio nella scuola dell'infanzia, elementare e media, il colpo di grazia veniva assestato alla conclusione di questo ciclo: al termine del quale famiglie e ragazzi erano chiamati a decidere se proseguire gli studi o andare a lavorare. In una definitiva, odiosa divaricazione dei destini individuali, determinata dalla provenienza sociale, economica e culturale: gli "sfigati" a lavorare, i nati bene a curare il proprio pedegree, che li avrebbe naturalmente condotti alla laurea. Il tutto condito dall'ipocrisia delle definizioni: si propagandò alla stampa l'innalzamento dell'obbligo, là dove la scelta del "diritto-dovere" alla formazione rappresenta qualcosa di terribilmente differente. Perché obbligo scolastico significa tutti a scuola, senza se e senza ma: qualunque cosa si farà nella vita, cultura ed esercizio critico creano cittadini e lavoratori più autonomi e consapevoli. Al progetto ulteriore previsto dalla Moratti, per fortuna, non abbiamo potuto assistere: le elezioni del 2006 allontanarono l'incubo. Che rischia - una vera e propria minaccia, quella di Berlusconi - di riabbattersi rapidamente sulla nostra scuola. Un motivo di più perché il mondo della scuola non diserti l'appuntamento del 13 e 14 aprile. E confermi la centralità di principi come democrazia e pluralismo che ne hanno da sempre orientato il voto

8 febbraio 2008

Anche per la scuola la caduta del governo non promette niente di buono...

 

La scuola preda dei vincitori:
chi governa detta le sue leggi.

Pasquale Almirante, da La Sicilia del 3.2.2008

 

Se torniamo al governo della Nazione sarà rilanciata la riforma Moratti che è stata il fiore all'occhiello della legislatura del centrodestra: parola di Cavaliere, ma che dimostra come la democrazia sia appollaiata paradossalmente sulla bilancia di Brenno dove al posto della spada si mettono i voti per affermare dittature. Il vecchio Gentile, che era fascista e ministro di un dittatore, anche lui cavaliere, spiegava agli oppositori che la sua granitica riforma della scuola si era avvalsa del contributo di socialisti come Giuseppe Lombardo Radice o di intellettuali come Salvemini mentre l'esame di stato era stato ripreso dalla proposta di un liberale come Benedetto Croce.

Il meglio dunque della cultura d'inizio secolo per erigere una architettura educativa e formativa che ha resistito come roccia alla guerra, al sessantotto, alla prima e alla seconda repubblica. Ma Gentile, prima di essere fascista, era un filosofo e sapeva bene che certe leggi, che riguardano il futuro della Nazione, devono avere fondamenta profonde che solo l'apporto di esperti qualificati e di qualunque formazione ideologica possono scavare. Nel terzo millennio invece, il libero campo della democrazia parlamentare è preda della squadra che lo invade per dettarne le regole, seminando personali Ogm per assicurare una lunga discendenza alla propria corporazione di braccianti e che prende nello stesso tempo a randellate i precedenti colonizzatori. E infatti, dopo anni di dibattiti e di disegni di leggi andati a male, come la mortadella fuori dal frigorifero, fin dagli anni ottanta, ecco la riforma della scuola di Belinguer che, caduto sul concorsone, viene gettato a mare da Moratti che a sua volta viene smontata come un giocattolo d'epoca da Fioroni perché non ha il coraggio o la forza di prendere un trattore per abbattere del tutto e ricostruire.

In mezzo i professori, perplessi e disorientati, in attesa dell'ennesima tegola sul loro groppone: che ne sarà di loro? Ma soprattutto: che ne sarà della scuola del futuro? Mugugnano tanti, pochi s'incazzano, altri sospendono il giudizio in attesa che la piena passi per risollevare il giungo che s'è calato per farla passare. Si dimentica però che con lo scorrere degli anni scorre pure la credibilità europea della nostra scuola, agli ultimi posti nella graduatoria mondiale dopo anni di successi. Il concime per darle vigore poteva essere la formazione universitaria dei docenti la cui regolamentazione era stata avocata direttamente dal ministro che però, cadendo, ha portato con sé le norme necessarie per attuarle. Le fatidiche graduatorie a esaurimento dunque rischiano di non essere più tali, mentre i precari, ai quali sarebbe aspettata la metà dei posti disponibili, possono accaparrarseli tutti dal momento che i concorsi ordinari con la crisi di governo sicuramente salteranno.

Ma salterà pure il disegno di legge sulla educazione permanente e rimane in bilico il decreto sugli Istituti tecnici e i professionali che da competenza delle Regioni, come stabilito da Moratti, sono poi passati di nuovo allo Stato e per i quali si stavano elaborando i regolamenti di attuazione: che ne sarà di loro? Passeranno, così assicura Fioroni, gli in fase sperimentale nuovi programmi della primaria e delle secondaria di primo grado: ma fino a quando? Queste le norme a rischio immediato e per il futuro se torna il centrodestra?

Se le dichiarazione del cavaliere sono pietre Fioroni sarà lapidato e con lui gli esami cosiddetti di riparazione, compresi quelli di stato con commissione mista e ritornerà pure la liceizzazione della istruzione e un solo ministero per la scuola e per l'università. Tutto da rifare allora se una nuova invasione scalza i precedenti occupatori del governo in una contrapposizione scambista scandalosa dove però manca la logica e la ragione. Tranne che lo scontro sia tra due visioni del mondo differente e allora bisogna solo rassegnarsi e blandire i vincitori. E i vinti? Guai ai vinti, disse Brenno. Ma vinta per ora è solo la scuola.
 


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permalink | inviato da Gattara il 8/2/2008 alle 17:29 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa

24 ottobre 2007

Lo so, è una mia fissazione.....

 

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Repubblica: Religione, il dogma in aula un´ora che vale un miliardo

L´insegnamento in classe è la seconda voce di finanziamento dello Stato

 di CURZIO MALTESE

L´ultima ondata di bullismo nelle scuole ha convinto il governo a istituire
dal prossimo anno due ore di educazione civica obbligatoria, chiamata
Cittadinanza e Diritti Umani, in ogni ordine d´insegnamento, dalle materne
ai licei. Durissima la protesta dei vescovi, che hanno parlato di
«catechismo socialista» e invitato le associazioni di insegnanti e genitori
cattolici a scendere in piazza e avvalersi dell´obiezione di coscienza.
Il presidente del consiglio ha risposto in televisione che, nel rispetto
totale della maggioranza cattolica del paese, la laicità dello Stato resta
un valore fondante della democrazia e l´educazione civica non è né può
essere in competizione con l´ora facoltativa di religioni (cattolica come
ebraica, islamica o luterana) già prevista nei programmi. Il premier ha
aggiunto di voler confermare i tagli ai finanziamenti delle scuole private
cattoliche e non, definiti «un ritorno alla legalità costituzionale»
rispetto alla politica del precedente governo di destra.

A questo punto forse il lettore si sarà domandato: ma dov´ero quando è
successo tutto questo? In Italia. Mentre la vicenda naturalmente si è svolta
altrove, nella Spagna del governo Zapatero, otto mesi fa. Il braccio di
ferro fra stato laico e vescovi è andato avanti e oggi il governo spagnolo
studia addirittura una revisione del Concordato del 1979. Una realtà lontana
da noi. Nelle scuole italiane, più devastate dal bullismo di quelle
spagnole, l´ora di educazione civica è abolita nelle primarie e quasi
inesistente nelle superiori. Lo Stato in compenso si preoccupa di tutelare
il più possibile l´ora di religione, al singolare: cattolica. Quanto ai
finanziamenti alle scuole private cattoliche, in teoria vietati
dall´articolo 33 della Costituzione («Enti e privati hanno il diritto di
istituire scuole ed istituti di educazione, senza oneri per lo Stato»),
l´attuale governo di centrosinistra, con il ministro Fioroni all´Istruzione,
è impegnato al momento a battere i record di generosità stabiliti ai tempi
di Berlusconi e Letizia Moratti.

L´ora facoltativa di religione costa ai contribuenti italiani circa un
miliardo di euro all´anno. E´ la seconda voce di finanziamento diretto dello
Stato alla confessione cattolica, di pochi milioni inferiore all´otto per
mille. Ma rischia di diventare in breve la prima. L´ultimo dato ufficiale
del ministero parla di 650 milioni di spesa per gli stipendi agli insegnanti
di religione, ma risale al 2001 quando erano 22 mila e tutti precari. Ora
sono diventati 25.679, dei quali 14.670 passati di ruolo, grazie a una
rapida e un po´ farsesca serie di concorsi di massa inaugurati dal governo
Berlusconi nel 2004 e proseguita dall´attuale.

Il regalo del posto fisso agli insegnanti di religione è al centro
d´infinite diatribe legali. Per almeno due ordini di ragioni. La prima
obiezione è di principio. L´ora di religione è un insegnamento facoltativo e
come tale non dovrebbe prevedere docenti di ruolo. Per giunta, gli
insegnanti di religione sono scelti dai vescovi e non dallo Stato. Ma se la
diocesi ritira l´idoneità, come può accadere per mille motivi (per esempio,
una separazione), lo Stato deve comunque accollarsi l´ex insegnante di
religione fino alla pensione.

L´altra fonte di polemiche è la disparità di trattamento economico fra
insegnanti «normali» e di religione. A parità di prestazioni, gli insegnanti
di religione guadagnano infatti più dei colleghi delle materie obbligatorie.
Erano già i precari della scuola più pagati d´Italia. Nel 1996 e nel 2000,
con due circolari, i governi ulivisti avevano infatti deciso di applicare
soltanto agli insegnanti di religione gli scatti biennali di stipendio (2,5
per cento) e di anzianità previsti per tutti i precari della scuola da due
leggi, una del 1961 e l´altra del 1980. Il vantaggio è stato confermato e
anzi consolidato con il passaggio di ruolo, a differenza ancora una volta di
tutti gli altri colleghi. L´inspiegabile privilegio ha spinto prima decine
di precari e ora centinaia di insegnanti di ruolo di altre materie a
promuovere cause legali di risarcimento. Nel caso, per nulla remoto, in cui
le richieste fossero accolte dai tribunali del lavoro, lo Stato dovrebbe
sborsare una cifra valutabile fra i due miliardi e mezzo e i tre miliardi di
euro.

A parte le questioni economiche e legali, chiunque ricordi che cos´era l´ora
di religione ai suoi tempi e oggi chiunque trascorra una mattinata nella
scuola dei figli non può evitare di porsi una domanda. Vale la pena di
spendere un miliardo di euro all´anno, in tempi di tagli feroci
all´istruzione, per mantenere questa ora di religione? Uno strano ibrido di
animazione sociale e vaghi concetti etici destinati a rimanere nella testa
degli studenti forse lo spazio d´un mattino. Pochi cenni sulla Bibbia, quasi
mai letta, brevi e reticenti riassunti di storia della religione.
In Europa il tema dell´insegnamento religioso nelle scuole pubbliche è al
centro di un vivace e colto dibattito, ben al di sopra delle vecchie risse
fra clericali e anticlericali. Nello stato più laico del mondo, la Francia,
il regista Regis Debray, amico del Che Guevara e consigliere di Mitterrand,
a suo tempo ha rotto il monolitico fronte laicista sostenendo l´utilità
d´inserire nei programmi scolastici lo studio della storia delle religioni.
In Gran Bretagna la teoria del celebre biologo Roger Dawkins ( «L´illusione
di Dio»), ripresa dallo scienziato Nicholas Humprey, secondo il quale
«l´insegnamento scolastico di fatti non oggettivi e non provabili, come per
esempio che Dio ha creato il mondo in sei giorni, rappresenta una violazione
dei diritti dell´infanzia, un vero abuso», ha suscitato un ricco dibattito
pedagogico. Ma è un fatto, sostiene Dawkins, che «noi non esitiamo a
definire un bambino cristiano o musulmano, quando è troppo piccolo per
comprendere questi argomenti, mentre non diremmo mai di un bambino che è
marxista o keynesiano, Con la religione si fa un´eccezione». In Germania,
Spagna, perfino nella cattolicissima Polonia di Karol Woytjla, il dibattito
non si è limitato alle pagine dei giornali ma ha prodotto cambiamenti nelle
leggi e nei programmi scolastici, come l´inserimento di altre religioni
(Islam e ebraismo, per esempio) fra le scelte possibili o la trasformazione
dell´ora di religione in storia delle religioni comparate, tendenze ormai
generali nei sistemi continentali.

In Italia ogni timido tentativo di discussione è stroncato sul nascere da
una ferrea censura. L´ora di religione cattolica è un dogma. La sola ipotesi
di affiancare all´ora di cattolicesimo altre religioni, come avviene in
tutta Europa con le sole eccezioni di Irlanda e dell´ortodossa Cipro,
procura un immediata patente di estremismo, anticlericalismo viscerale,
lobbismo ebraico o addirittura simpatie per Al Quaeda. Quanto ad abolirla,
come in Francia, è un´ipotesi che non sfiora neppure le menti laiche. Gli
unici ad avere il coraggio di proporlo sono stati, come spesso accade,
alcuni intellettuali cattolici. Lo scrittore Vittorio Messori, per esempio:
«Fosse per me cancellerei un vecchio relitto concordatario come l´attuale
ora di religione. In una prospettiva cattolica la formazione religiosa può
essere solo una catechesi e nelle scuole statali, che sono pagate da tutti,
non si può e non si deve insegnare il catechismo. Lo facciano le parrocchie
a spese dei fedeli. Perciò ritiriamo i professori di religione dalle scuole
pubbliche e assumiamoli nelle parrocchie tassandoci noi credenti». Messori
non manca di liquidare anche gli aiuti di Stato alle scuole cattoliche,
negati per mezzo secolo dalla Democrazia Cristiana, inaugurati con la legge
62 del 10 marzo 2000 dal governo D´Alema con Berlinguer all´Istruzione,
dilagati nel periodo Berlusconi-Moratti (con il trucco dei «bonus» agli
studenti per aggirare la Costituzione) e mantenuti dall´attuale ministro
Fioroni, con giuramento solenne davanti alla platea ciellina del meeting di
Rimini. «Lo Stato si limiti a riconoscere che ogni scuola non statale in più
consente risparmio di danaro pubblico e di conseguenza conceda sgravi
fiscali. Niente di più».

Il cardinale Carlo Maria Martini, da arcivescovo di Milano, aveva dichiarato
che l´ora di religione delle scuole italiane doveva ritenersi inutile o
anche «offensiva», raccomandando di raddoppiarla e farne una materia seria
di studio oppure lasciar perdere.

La Cei ha sempre risposto che l´ora di religione è un successo, raccoglie il
92 per cento di adesioni, a riprova delle profonde radici del cattolicesimo
in Italia. Ma se la Cei ha tanta fiducia nei fedeli non si capisce perché
chieda (e ottenga dallo Stato) che l´ora di religione sia sempre inserita a
metà mattinata e mai all´inizio o alla fine delle lezioni, come sarebbe
ovvio per un insegnamento facoltativo. Perché chieda (e sempre ottenga) il
non svolgimento nei fatti dell´ora alternativa. In molte materne ed
elementari romane ai genitori è stato comunicato che i bambini di 5 o 6 anni
non iscritti all´ora di religione «potevano rimanere nei corridoi».
Prospettiva terrorizzante per qualsiasi madre o padre. D´altra parte la
sicurezza ostentata dai vescovi si scontra con l´allarme lanciato nella
relazione della Cei dell´aprile scorso sul progressivo abbandono dell´ora di
religione, con un tasso di rinuncia che parte dal 5,4 delle elementari e
arriva al 15,4 per cento delle superiori (con punte del 50 non solo nelle
regioni «rosse» ...

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