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Blog aperto il 16/08/2005


GEMELLI
Chiacchiera, scrive, legge, parla ingrese, domanna, vede, compera, sbaratta,
svolazza, guida, interpreta, contatta, telefona, s'empiccia ma è cortese.
Facile, svelto, fino testa matta, sorte, ritorna, gioca, va' pe' spese,
se fa cinque, sei viaggi drent'un mese, quarziasi cosa già l'ha vista e fatta.
Cammia lavoro, donna, veste, umore, tie' le fette in du' staffe:
è opportunista; nun je chiede costanza ne l'amore.
È spiritoso, ironico, ballista, giovanile, ne fa d'ogni colore.
Si s' ammala è ai pormoni e se rattrista
.



In Italia è molto duro essere un intellettuale di destra.
Quelli di sinistra non ti leggono
perchè sei di destra,
quelli di destra non ti leggono
perchè non leggono niente!!!
Marcello Veneziani
 


Scriviamo per farla finita con noi stessi, ma con il desiderio di essere letti, non c’è modo di sfuggire a questa contraddizione. E come se annegassimo urlando: “Guarda, mamma, so nuotare! “. Quelli che gridano più forte all’autenticità si gettano dal quindicesimo piano, facendo il tuffo d’angelo: “Vedete, sono soltanto io!”. Quanto a sostenere di scrivere senza voler essere letti (tenere un diario, per esempio), significa spingere fino al ridicolo il sogno di essere contemporaneamente l’autore e il lettore. (D.Pennac)

"Amo: la parola più pericolosa per il pesce e l'uomo"
Groucho Marx

Livietta: la nuova arrivata!

Cesare: il mio ex-attempato amante
(ci ha lasciato alla veneranda età di diciotto anni!)

Diva: la gatta della mia adolescenza:trovatella, un po' furastica.

Conan: il mio bellissimo, completamente
 pazzo, gatto americano (stroncato dalla leucemia  a soli due anni)
Benigni dixit:" Se su dieci persone ci sono sei operai, tre impiegati e un ricco. Perchè alle elezioni vince sempre il ricco? Allora o ci sono brogli elettorali o il popolo è stupido"

Paolo Rossi: "La fuga dei cervelli. Un bel problema: i cervelli fuggono e i corpi rimangono qui a fare il ministro o il politico..."

Ho sceso, dandoti il braccio, almeno un milione di scale
e ora che non ci sei è il vuoto ad ogni gradino.
Anche così è stato breve il nostro lungo viaggio.
Il mio dura tuttora, nè più mi occorrono
le coincidenze, le prenotazioni,
le trappole, gli scorni di chi crede
che la realtà sia quella che si vede.
Ho sceso milioni di scale dandoti il braccio
non già perchè con quattr'occhi forse si vede di più.
Con te le ho scese perchè sapevo che di noi due
le sole vere pupille, sebbene tanto offuscate,
erano le tue.
(E.Montale)

Messico 1984: il più bel viaggio della mia vita

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24 febbraio 2015

Differenze etniche

Donna italiana negli spogliatoi della palestra: crema per i capelli, crema per il corpo, crema per il viso, crema per le mani (tempo passaggio circa venti minuti) Vestizione: lingerie in raso di seta nero a pois rossi, con nastrini passanti tra bordini di merletto, calze autoreggenti, corpino smerlettato in tinta con la lingerie sottostante, leggins e stivali alla coscia a mo' di moschettiere, magliettina succinta e scollata (tempo vestizione venti minuti). Asciugatura: ordinati colpi di spazzola a ciocca a ciocca con rovesciamenti alternati in avanti e all'indietro (nel frattempo circa venti minuti di telefonate con le amiche+ venti per l'asciugatura). Donna tedesca: biancheria intima sportiva, calzini corti marca Quechua, capelli corti, jeans, maglietta, scarpe Quechua (tempo per tutte le operazioni 15 minuti) Poi capisci perché la Germania sta così avanti e in mano ad una donna.

19 giugno 2014

Cioè...il mio blog è di nuovo accessibile?.

Sono davvero commossa! Come mai non mi ha avvertito nessuno? E quei bastardi di Fantasiando.net dove sono finiti? Evidentemente il blog non era più portatore di contatti e sono andati a vampirizzare qualche altro blog!


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permalink | inviato da Gattara il 19/6/2014 alle 7:16 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa

23 luglio 2013

Dice...ma perché non ti piace andare in Sardegna?

Come fa a non piacerti caricare l'auto come un Tir americano (visto che tua suocera ha deciso di portare là di tutto, dal parmigiano, al tonno, alla polenta (giuro, non sto scherzando...la polenta ad agosto!)? Come a fa a non piacerti dormire in venticinque in una casa comoda per tre persone? Come fa a non piacerti mangiare a pranzo e a cena in venti persone (quando non c'è nessuno?) e quindi apparecchiare, sparecchiare, differenziare rifiuti, lavare i piatti, fare la spesa per un esercito? Come fa a non piacerti alzarti (con comodo!) alle otto di mattina con un delizioso odore di maialino al forno al posto del caffellatte? Mentre di fronte casa sembra siano in atto già le grandi manovre del Settimo Cavalleggeri? Come fa a non piacerti (dopo che hai faticosamente guadagnato la spiaggia alle dieci di mattina, risalire a mezzogiorno "perché sai qui sono tutti abituati a mangiare presto"? Come fa a non piacerti un posto dove la natura è selvaggia (e anche le zanzare)? Come fa a non piacerti stare in un posto dove, per andare a prenderti un caffè, il posto più vicino è a cinque chilometri?...scusate, me sta a pijà veramente a male! Però sono tornata, so che non ve ne accorgerete neanche..il mio ultimo post (neanche tanto allegro) era del Maggio 2012. Il resto di me è saldamente ormeggiato su facebook...chissà...forse mi tornerà la vena scrittoria!

7 maggio 2012

E chudersi in un angolino per non far vedere gli occhi lucidi...

E' mancato un nostro amico. "Giovane", leggi della nostra età. E' mancato quando tanto avrebbe potuto ancora avere e tanto avrebbe potuto dare. L'ha portato via questa malattia che non voglio neanche più nominare, perchè ha disseminato di lutti la nostra famiglia e i nostri affetti. Ce l'ho troppo su con lei.

Fatto che sta che il dolore rampolla e vorresti condividerlo anche su Facebook, ma ti sembra assurdo. Ti sembra di svilirlo. Non si può condividere un dolore in un gioco. Eppure vorresti mettere quella foto in cui lui sorride felice sugli sci insieme a tua figlia bambina e vorresti scriverci sotto:"Ciao, Lucio!", ma non lo puoi fare. Nascondi quella foto, quel saluto, quelle lacrime in un angolino di una stanza dove nessuno può vederti...


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permalink | inviato da Gattara il 7/5/2012 alle 14:44 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (5) | Versione per la stampa

22 novembre 2011

No, così...tanto per farvi capire che sono ancora viva..

L'altro giorno, discutendo in classe, da argomento ad argomento, si arriva a parlare degli omosessuali e della normalità con cui l'argomento veniva trattato nell'antichità. Un ragazzo dice:"E ma professorè...se quelli poi mi pomiciano davanti...." E io gli dico:"Guarda che a me dà fastidio se mi pomicia davanti chiunque, omosessuale o eterosessuale che sia, perchè ritengo certe effusioni una cosa strettamente intima e privata". Poi mi rivolgo ad un ragazzo, dicendogli che ho notato che, nei corridoi della scuola, si stringe un po' troppo ad una ragazzetta del primo durante le ricreazioni. Gli dico che mi dispiace per la ragazza, perchè forse farsi vedere così fa pensare agli altri cose non molto lusinghiere di lei e che le donne vanno trattate con rispetto e che devono pretendere rispetto anche in questi frangenti. Insomma un discorso un po' da vecchia babbiona, che credevo lasciasse il tempo che ha trovato. Oggi il ragazzo mi si avvicina a ricreazione e mi dice:" Sa, m. ed io ci volevamo scusare per il nostro comportamento. Non succederà mai più!". Quasi non trovando le parole gli ho detto che non c'era assolutamente bisogno di scusarsi, che avevo voluto solo fare con loro una riflessione sui comportamenti... Ma che carino!!!

13 ottobre 2011

Cronache di una giornata disastrosa tra la fabbrica dei sogni e l’incubo peggiore ( che poi però diventa fonte di poesia)

Per un errore madornale della mia capacità (limitata) di organizzazione, ieri mi sono ritrovata coinvolte in due, come si dice in gergo tecnico?, visite d’istruzione. La mattina ho portato la classe I C negli studi di Cinecittà (eccezionalmente aperti al pubblico fino a Novembre). La visita è molto piacevole ed interessante tra vecchie scenografie e abiti di scena dei film più importanti. Permette poi di vedere alcuni documentari sulla storia della costruzione di Cinecittà, con il passaggio glorioso di grandi star come Liz Taylor e Anna Magnani, il grande apporto di Federico Fellini, la postproduzione di un film e alcuni provini di vecchi e nuovi attori. Solo che per me si è aperta con un a enorme discussione con due colleghe, che avevano deciso, senza consultare gli altri colleghi, che avrebbero preso la prima guida disponibile alle 11,30, mentre gli altri avrebbero dovuto partire con il giro delle 11,45. Per me era un problema, perché alle due avevo il pullman per Rebibbia con gli studenti che, nel nostro liceo, partecipano al progetto “Libera”. Mi ha dato fastidio: 1) Che non abbiano tentato nemmeno di giustificarsi, dicendo magari che dovevano ritirare i bambini all’asilo o accudire i vecchi genitori; 2) Che abbiano dato la colpa a me, perché non mi sarei informata adeguatamente sugli orari. Mi hanno dato le spalle per tutto il tempo che siamo stati in biglietteria e poi sono partite di corsa, mentre ancora io stavo dicendo ai ragazzi che saremmo usciti di lì molto più tardi del previsto e quindi che avvertissero i genitori. Fortunatamente poi le guide iniziano a spiegare contemporaneamente tutte alle 11,00. Risolto questo problema comincio a vedere un ragazzino, che si aggira come un’anima in pena e quasi con le lacrime agli occhi, perché ha perso i 10€, che gli hanno dato i genitori. Si rifà tutti i viali che abbiamo percorso e io avanti e indietro per seguire sia il gruppo che lui. Torna disperato, ma, mentre ne parliamo un ragazzo del quarto che è con noi, dice che un suo compagno ha trovato proprio dieci euro. Glieli riconsegna e ricominciamo felicemente a seguire il tour. H.11,30 circa: cado rovinosamente per aver preso una storta in una delle tante buche. Per fortuna (per la terza volta) non mi sono fatta niente. All’una usciamo e di corsa a scuola per prendere il pullman per Rebibbia. Mangio di corsa due panini più che insipidi al bar della scuola. Ma sono le due e un quarto e l’autobus non si vede. Un genitore ci dice che ce n’è uno parcheggiato dalla parte opposta del viadotto. Ripiglio l’auto e vado a chiamarlo. Viene di fronte la scuola, raccoglie tutti e finalmente si parte. Dopo la lunga procedura di riconoscimento e abbandono di tutti gli effetti personali, entriamo. Un settore del teatro rimane completamente vuoto e poi capiamo perché. Si riempie tra guardie carcerarie trafelate di energumeni tatuati. Ai ragazzi intorno a me chiedo:”Indovinate un po’ chi sono?” e sono, non c’è dubbio, perché l’abito fa il monaco, i detenuti del reparto G8 di Rebibbia. La regista Laura Salerno (moglie dell’indimenticato Enrico Maria Salerno) ci racconta in poche parole la trama del testo scelto per la rappresentazione (il sogno di Fitzcarraldo di costruire un teatro dell’opera al centro della foresta amazzonica visto dai marinai imbarcati sulla Balorda) e le sue coincidenze con la storia umana dei carcerati, portata già al teatro Quirino dalla stessa compagnia teatrale dei detenuti. Ridendo ci dice che, fortunatamente, è l’unico teatro in cui non è necessario dire che bisogna spegnere i telefonini ( e ti credo..è stata la prima cosa che ci hanno tolto quando siamo entrati!) Lo spettacolo è bellissimo, i carcerati bravissimi nella loro spontaneità, che è in perfetta sintonia con i personaggi interpretati. Durante il viaggio progressivamente si appassionano ai libri di Fitzcarraldo (soprattutto la storia dell’Olandese Volante, libretto che si litigano pur di sapere come vada a finire questa storia del Vascello sul quale tutti si trasformano in fantasmi, perché il comandante ha venduto l’anima al diavolo) e al grammofono con il quale sentono i dischi con i pezzi più famosi delle opere liriche. Con la voce di Caruso riescono pure a scampare ai tagliatori di teste che pensano che quella sia la voce degli dei e quindi li riempiono di offerte di cibarie varie. L’applauso finale mi fa venire il doppio del groppo in gola che normalmente mi viene quando a teatro il pubblico rende omaggio agli attori e alla storia raccontata. La storia degli uomini che si salvano solo tramite l’amore per le cose belle e quindi per la cultura. Usciamo tra ali di guardie penitenziarie che ci chiedono continuamente il pass (quanto sarebbe facile in questo momento che un detenuto uscisse con il pass di un visitatore??). Mentre aspettiamo che si riaprano quelle porte, quelle pesanti lastre bullonate d’acciaio con le feritoie, mostro ai ragazzi un murales sul recinto esterno, che raffigura un topo gigantesco, che apre un varco con una grossa sega. Ci sentiamo un po’ come Aida e Radames redivivi solo che per noi “si schiude il ciel” della nostra bellissima libertà!


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28 settembre 2011

Figli dell'ultimo banco

Dura, insegnare greco e latino in un liceo di periferia, quando a chiedere "Ma a cosa serve?" non sono solo ragazzetti svogliati nutriti di rap, sms e Grande Fratello. Dura, quando le riforme, le normative ministeriali, i colleghi in cerca solo di un quieto vivere, i presidi burocrati e kapò ti vedono come un granello di sabbia in un ingranaggio. Nel sistema scolastico applicato sulla pelle del professor D'Humierères bisogna essere compiacenti e conformisti. Per non parlare dei certificati medici, dei genitori che t'insultano, o dei ragazzi che in qualche caso ti schiaffeggiano. E poi, latino e greco, suvvia, meglio le materie tecniche, e perfino i corsi di golf, di alpinismo.... Ma se i nuovi studenti che arrivano dalle medie non scelgono il greco, le lezioni verranno soppresse, e l'insegnante? Così, per poter fare il professore, devi fare il piazzista, e nelle giornate di orientamento "vendere" la tua materia. Boigottato, osteggiato, il prof.non molla, e trova aiuto negli ex-alunni, ragazzi che hanno proseguito gli studi e possono fare da testimonial, garantire che serve studiare anche il greco. Per esempio dove sono andati a pescarlo i guru del marketing, il nome delle scarpe che tutti indossano, se non dal greco Nike vittoria? Infatti, quando all'università il gioco si fa duro, è proprio al greco che ti puoi aggrappare per non cadere. Per sostenere la causa di un'educazione completa, l'instancabile professore mette in piedi un progetto che porta il teatro ta i giovani delle periferie più difficili e turbolente, tra famiglie disfunzionali, abbandono scolastico alle stelle, microcriminalità. Sarà un successo." Fin qui la sintesi sul risvolto di copertina. Il libro, però, è mal scritto, mal tradotto, inconcludente ed a tratti disorganico: del come si fa ad interessare i ragazzi al greco non si dice nulla, a parte qualche riferimento al lessico colto come diretta derivazione delle lingue classiche. Alcuni capitoli non hanno nessun nesso logico con il resto della storia: quelli su alcuni colleghi, quello in cui il prof.organizza una rappresentazione teatrale con gli alunni ("Sogno di una notte di mezza estate") senza alcun nesso con i programmi da lui svolti. Ne emerge uno spaccato del sistema scolastico francese ancor più catastrofico di quella italiano con i docenti che devono diventare venditori ambulanti dei loro corsi, perchè se non hanno iscritti rimangono disoccupati. Con la questione delle note di merito e demerito che distruggono la carriera anche dei più bravi.Dopo "La classe", con questo si chiude la mia curiosità verso gli scrittori francesi che scrivono di scuola. Rimpiango pesantemente i 13,50 spesi per acquistarlo!


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14 agosto 2011

Nella calura e silenzio agostani, io scrivo…


Le piccole cose raggiungono il cuore. Due bambini stamattina in un supermercato affollato in maniera incredibile..quasi fosse la vigilia di Natale e non quella di Ferragosto. Hanno massimo cinque anni. Uno è italiano, biondino, capelli con il gel, canottiera e calzoncini di rigore. L’altro è straniero..non saprei..marocchino, tunisino…sono una frana nel riconoscere le nazionalità. Il primo grida: “Nonna, nonna, c’è la mamma di Giairo!” E poco dopo ancora più forte:”E c’è anche Giairo! Giairo! Giairo!”. L’altro bambino vede l’amico da lontano e grida anche lui:”Gianluca, Gianluca!”. Cominciano a cercarsi tra le corsie del supermercato e gli occhi di tutti i clienti, rassegnati, in fila, sono rivolti verso di loro. “Giairo! Giairo!” “Gianluca! Gianluca!”. Si sentono solo le voci e si immagina la loro disperata ricerca tra lattine di pomodoro, farine, spaghetti, birre, biscotti, gelati. Novelli figli stranieri di Marcovaldo nell’era del consumismo. Finalmente si trovano e trasudano gioia dalle loro faccine abbronzate, dai loro sorrisi di dentini bianchi e minuscoli. “Vieni a casa mia, Gianluca!” “No, vieni a casa mia tu, Giairo!” “Ti prego, vieni, vieni! Non puoi dirmi di no!” E questa affermazione adulta su labbra così piccole mi commuove.

I rispettivi genitori cominciano ad inanellare scuse banali: “Ma c’è la valigia da preparare..siamo dalla zia……dobbiamo partire!. Ma tutt’e due non desistono:” No, ti prego, mamma, solo un minutino, solo poco, poco!” Con il ditino alzato sulla manina chiusa. Ti prego, ti prego. Non è importante partire. È importante stare con l’amichetto ritrovato. Mostrare tutti i giochi ottenuti quest’estate. Giocare con i soldatini. Chi se ne importa del mare. Chi se ne importa se è Ferragosto.


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8 giugno 2011

Avrei potuto scriverlo io..quasi con le stesse parole

Sono figlio di un padre mai nato. L’ho capito osservando la sua vita. Da che ho memoria non ricordo di aver mai visto il piacere nei suoi occhi: poche soddisfazioni, forse nessuna gioia.

Questo mi ha sempre impedito di godere pienamente della mia, di vita. Come può infatti un figlio vivere la propria se il padre non ha vissuto la sua? Qualcuno ci riesce, ma è comunque faticoso. E’ un’officina di sensi di colpa che lavora a pieno ritmo.

Mio padre ha sessantasette anni, è magro e ha i capelli grigi. E’ sempre stato un uomo pieno di forza, un lavoratore. Ore però è affaticato, stanco, invecchiato. E’ stato deluso dalla vita. Così deluso che quando ne parla spesso si ripete. Vederlo in questa condizione scatena in me un forte senso di protezione. Mi intenerisce, mi dispiace, vorrei fare qualcosa per lui, vorrei aiutarlo in qualche modo. E mi sento male perché mi sembra di non fare mai abbastanza, di non essere mai abbastanza.

Spesso, soprattutto negli ultimi anni, lo osservo di nascosto. Lo guardo con attenzione e solitamente finisce che mi commuovo senza una ragione valida, se non per quel groviglio interiore che provo da sempre e che mi tiene legato a lui.

Abbiamo avuto una relazione difficile e il nostro è quel tipo di amore che solamente chi ha dovuto il coraggio di odiarsi può conoscere. Quell’amore vero, guadagnato, sudato, cercato, lottato.

Per imparare ad amarlo ho dovuto fare il giro del mondo. E più mi allontanavo da lui, più in realtà mi stavo avvicinando. Il mondo è tondo.

C’è stato un lungo periodo in cui non ci siamo parlati. E non parlare con un genitore significa avere ginocchia fragili, significa aver bisogno all’improvviso di sedersi un attimo. Non perché ti giri la testa, ma perché ti fa male lo stomaco. Mio padre è sempre stato il mio mal di pancia. Per questo ho iniziato ad amarlo veramente solo dopo che sono riuscito a vomitare tutta la mia rabbia, il mio odio e il mio dolore, visto che molte di queste sensazioni portavano il suo nome.

Quand’ero piccolo volevo giocare con lui, però il suo lavoro lo portava sempre via. Lo ricordo soprattutto in due situazioni: mentre si preparava per andare a lavorare o mentre riposava stravolto dal lavoro. In ogni caso dovevo aspettare: io per lui arrivavo sempre dopo.

Mio padre mi è sempre sfuggito, e ancora oggi è così. Prima me lo portava via il lavoro, ora pian piano me lo sta portando via il tempo, un avversario con cui non posso misurarmi, con cui non posso competere. Per questo, ora, vivo la stessa sensazione di impotenza che provavo da bambino. Soprattutto negli ultimi anni, ogni volta che lo vedo mi accorgo che è sempre più vecchio, e lentamente, giorno dopo giorno, sento che mi scivola via dalle mani. E ormai non mi resta che stringere forte la punta delle sue dita.

All’età di trentasette anni, guardando quest’uomo mai nato, mi viene in mente la frase che Marlon Brando aveva appesa in camera: “Non stai vivendo se non sai di vivere”. Ancora oggi mi chiedo cosa posso fare per lui. Anche se adesso lo vedo fragile, indifeso, invecchiato, anche se ormai sembro più forte di lui, in realtà so che non è così. E’ sempre più forte di me. Lo è sempre stato. Perché a lui basta una parola per farmi male. Anzi, anche meno: una parola non detta, un silenzio, una pausa. Uno sguardo rivolto altrove. Io posso sbraitare e dimenarmi per ore, passare alle ingiurie, mentre a lui per stendermi basta una piccola smorfia, fatta con un angolo del labbro.

SE nella vita da adulto lui è stato il mio mal di pancia, da bambino era il mio torcicollo. Perché facevo sempre tutto con la testa rivolta verso di lui, verso un suo sguardo, una sua parola, una semplice risposta. Ma la sua reazione era sbrigativa: una spettinata breve ai capelli, un pizzicotto sulla guancia, il disegno che avevo fatto per lui appoggiato velocemente sulla credenza. Non poteva darmi nulla di più perché non solo mio padre non si è mai reso conto dei miei dolori, delle mie necessità e dei miei desideri, ma non si è mai reso conto nemmeno dei suoi. Non è mai stato abituato ad esprimere i sentimenti, a prenderli in considerazione. Per questo dico che non ha mai vissuto veramente. Perché si è fatto da parte.

Forse per questo motivo anch’io stupidamente non l’ho mai visto come una persona che potesse avere dei desideri, delle paure, dei sogni. Anzi, sono cresciuto senza pensare che fosse una persona: era semplicemente mio padre, come se una cosa escludesse l’altra. Solo diventando grande e dimenticandomi per un istante di essere suo figlio ho capito com’è realmente, e l’ho conosciuto. Avrei voluto essere grande da piccolo per parlare con lui da uomo a uomo, così magari avremmo potuto trovare una soluzione ai nostri problemi, una rotta diversa da percorrere insieme. Invece, adesso che ho capito molte cose di lui, ho la sensazione di essere arrivato tardi. Di avere poco tempo.

Ora, mentre lo osservo, ho la piena certezza di sapere cose di mio padre che nemmeno lui sospetta. Ho imparato a vedere e a capire ciò che nasconde dentro di sé e che non è in grado di tirare fuori.

A quest’uomo per anni ho chiesto amore in maniera sbagliata. Ho cercato in lui quello che non c’era. Non vedevo, non capivo, e adesso un po’ mene vergogno. L’amore che mi dava era nascosto nei suoi sacrifici, nelle privazioni, nelle infinite ore di lavoro e nella scelta di caricarsi di tutte le responsabilità. A guardare bene non era nemmeno una scelta, forse quella era la vita che tutti avevano fatto prima di lui. Mio padre è figlio di una generazione che ha ricevuto insegnamenti chiari ed essenziali:: sposarsi, fare figli, lavorare per la famiglia. Non c’erano argomenti diversi su cui interrogarsi, solo ruoli prestabiliti. E’ come se si fosse sposato e avesse fatto un figlio senza averlo mai desiderato veramente. Sono figlio di un uomo che è stato chiamato dalla vita alle armi, per combattere una guerra privata: non per salvare un paese ma per salvare la sua famiglia. Una guerra fatta non per vincere, ma per pareggiare i conti, per sopravvivere. Per tirare avanti. Amo mio padre. Lo amo con tutto me stesso. Amo quest’uomo che quando ero piccolo non sapeva mai quanti anni avevo.

Amo quest’uomo che ancora oggi non riesce ad abbracciarmi, che ancora oggi non riesce a dirmi:”Ti voglio bene”. In questo siamo uguali. Ho imparato da lui. Nemmeno io riesco a farlo.

 

F.Volo Il tempo che vorrei

8 giugno 2011

Un altro anno scolastico volge alla fine...

.....tra i "Professore', che farà 'st'altr'anno senza di noi " e i "Ma se ciò cinquevirgolanovantacinque di media me lo mette il sei?" e tutti intorno alla cattedra, mentre tenti disperatamente di fare il conto delle assenze per ora per giorno di lezione, sommandole con quelle del primo quadrimestre, detraendo quelle delle Assemblee di Istituto e cerchi di mettere per scritto tutto quello che hai detto e fatto in classe (ma è possibile scrivere tutto quello che hai detto e fatto in classe? Dovresti dire per esempio di quando ieri ad un alunno coatto hai detto che riesci, se vuoi, ad essere molto più coatta di lui? Oppure di quell'altro che hai consolato in corridoio, che piangeva come una fontana pensando che avrebbe chiuso l'anno scolastico con una sonora bocciatura? Oppure della reprimenda, durata molte, anzi moltissime ore, in cui hai tuonato contro il disinteresse, la mancanza di partecipazione, il menefreghismo, il qualunquismo, il consumismo, il nucleare, l'acqua privatizzata, i pantaloni con le mutande di fuori, le discoteche, le droghe, chi urla, chi non va a visitare l'Ara Pacis pur essendo di Roma, chi vede il Grande Fratello, chi mena i compagni, chi tira i cancellini quando non c'è il professore, chi usa il turpiloquio, chi abbrevia con le K, chi getta gli zaini dei compagni, giù dal cavalcavia, chi usa il cellulare per scaricarsi le versioni, chi non sa parlare correttamente neanche quando ti racconta di Barbarossa o di Federico II di Svevia, chi sente solo la musica house, chi non legge un libro neanche se lo minacci metterlo nella Vergine di Norimberga etc.etc.)
Insomma il problema è che io invecchio e loro rimangono e rimarranno per sempre giovani. Loro e i loro genitori, rispetto ai quali, un tempo, ero io la più giovane e mi guardavano quasi con sospetto, perchè è strano che un venticinquenne sappia di greco e di latino, mentre tu che hai quarant'anni non sai neanche chi è il Presidente del Consiglio o quando l'Italia è diventata una Repubblica. Adesso, invece, mi guardano ugualmente con sospetto, perchè "Che cavolo vuoi tu dal figlio con tutti quei tre e quattro che gli appioppi che tanto poi alla fine verrà a lavorare nell'edicola di papa?"
Loro rimangono giovani e sempre uguali: c'è quello timido, quello arrogante, quello in cerca d'affetto e che ti vuole parlare in continuazione e ti chiede sempre" Le posso portare la borsa nell'altra classe, professore'?", quello che tanto non gliene frega niente della scuola e scemo tu che stai lì a sbraitare tanto...
Io invecchierò e contnuerò a camminare per quei corridoi e quelle scale ad ogni rintocco di campanella, finchè le gambe non mi reggeranno più e dovrò chiedere la chiave in segreteria per usare l'ascensore. Anni e anni di su e giù con il registro e i libri in mano, con tutti in piedi che arriva la professoressa, con "Zitti che sennò vi interrogo!", con "Posso andare in bagno?" e "Ma se è la terza volta che ci vai in due ore!". E la distanza tra noi aumenterà ogni giorno di più: io non li capirò più (in effetti li capisco poco già adesso) e penserò:"Mamma mia, ma dove andremo a finire?" ogni giorno di più fintanto che arriverà una lettera dal Ministero che dirà:"La prof.D.I. con la presente è collocata definitivamente a riposo e senza diritto di replica"

8 maggio 2011

Mi fanno tristezza….


Mi fanno tristezza….

 

 

….i luna park, i circhi, gli zoo

Gli uomini con la radiolina all’orecchio da domenica pomeriggio a spasso mano nella mano con la fidanzata/moglie

Le risate sgangherate

I cinepanettoni

L’ignoranza, la grettezza, la maleducazione, il cattivo gusto

Le donne esageratamente truccate, in abiti succinti con tacchi vertiginosi

La gente che urla

Quelli che devono divertirsi per forza

Chi ha il telefonino esclusivamente ultima generazione, il macchinone, le vacanze due giorni dall’altra parte del mondo

Gli adulti che fanno i bambini

Uomini e donne deturpati dai tatuaggi

Chi fuma, beve e non fa altro che dire parolacce

Quelli che portano i calzoni della tuta, sformati sul culo, con la scritta “Frankie garage”

Gli adulti in maschera

Le case senza un libro dentro

Le bomboniere

I soprammobili

 




permalink | inviato da Gattara il 8/5/2011 alle 16:40 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (12) | Versione per la stampa

20 aprile 2011

Habemus Papam



Premetto che per me Moretti potrebbe fare qualsiasi cosa, visto il legame biografico che ho con lui. Infatti suo padre era il mio incredibile, compianto e divertentissimo professore di epigrafia greca all'Università. Alle otto di mattina ci costringeva a leggere incomprensibili epigrafi greche del tutto inedite, sopportando la nostra grassa ignoranza in materia con incredibile sense of humor (istituì, in quel mio primissimo anno d'università, il sistema del "volontario coatto", che consisteva nel suo additare un indifeso studente, fresco di liceo, e costringerlo, per l'appunto a leggere un'epigrafe).
Cominciai così a vedere i film d'esordio del figlio, "Io sono un autarchico" e "Ecce Bombo", in cui il mio corpulento prof. faceva sempre un'apparizione brevissima, in cui interpretava se stesso.
Conosco benissimo, dunque, il modo paradossale di Nanni Moretti di raccontare le cose. Ma stavolta tanto paradossale non è. Anzi. Mi chiedo come mai quest'idea di un Papa dubbioso, in piena crisi esistenziale, quasi depresso non sia mai baluginata neanche lontanamente a nessuno di noi. Abbiamo immaginato madri, padri, casalinghe, figli, nipoti, idraulici, commesse e cassieri, persino hostess e soldati in preda a ripensamenti riguardo il proprio ruolo nel mondo e con gli altri, ma ad un Papa mai.
Invece è perfettamente possibile, anche se sarebbe impossibile da gestire per tutto l'entourage che al Papa gira intorno. Cardinali, suore, portavoce, guardie svizzere, fedeli. Tutti si affretterebbero a negare che una cosa del genere sia davvero accaduta.
Il ruolo dello psicanalista-Moretti è, alla fine, inconsistente e non risolve nulla (poichè nulla si può risolvere con un uomo in crisi e in cerca d'identità). E soprattutto perchè lo psicanalista è il primo ad avere bisogno della psicanalisi: separato, pieno di se stesso, ma al contempo fragile per l'abbandono e il nuovo amore della moglie; rinchiuso in Vaticano senza nulla da fare (perchè il neoeletto intanto è scappato), riesce soltanto ad organizzare un campionato di pallavolo tra i cardinali di tutto il mondo. E questo sottolinea l'anormalità completamenta di un mondo fuori dal mondo, fuori dalla realtà. Il film concede, alla fine, un vero effetto di straniamento da qualsiasi parte uno guardi la storia: dalla parte del Papa che voleva fare l'attore, dalla parte dello psicanalista, che crede di essere il migliore e non riesce a fare nulla, addirittura dalla parte della guardia svizzera, che è stata ingaggiata come controfigura del Papa per fare capolino da dietro le finestre degli appartamenti papali ogni tanto ed è forse quello che si diverte, mangiando a crepapelle, più di tutti...La fine forse vi lascerà insoddisfatti, ma era l'unica fine possibile!


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permalink | inviato da Gattara il 20/4/2011 alle 22:6 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (13) | Versione per la stampa

26 marzo 2011

Quando un genitore tenta di forzarti la mano

Da giorni si ripete, tra le notizie, quella di un Liceo, il Parini, credo di Milano, in cui alcuni professori hanno chiesto il trasferimento pur di non subire le pressioni dei genitori, che rivendicano per i propri rampolli voti migliori o addirittura promozioni.
Proprio martedì scorso è successo anche a me. Mi si presenta questa mamma che non avevo mai visto prima quest'anno e tout court mi dice che devo aiutare il figlio, perchè tanto lei l'anno prossimo lo iscriverà ad un altro liceo. Per di più artistico. Premesso che in mente mi vengono subito gli sgorbi che verga il figlio sui compiti in classe, le chiedo come ritenga sia possibile che io possa promuovere qualcuno che ha tre fisso a latino. Le dico che sono responsabile delle mie decisioni anche nei confronti di tutti quegli altri alunni, che hanno il medesimo voto e che, alla fine dell'anno, automaticamente vorrebbero, anche loro, essere promossi. Le dico che se arrivasse un'ispezione per un eventuale ricorso e vedesse quei compiti disastrosi, qualcuno potrebbe chiedersi come mai io abbia promosso quell'alunno. Le dico che per me la decisione di trasferire il ragazzo è una notizia del tutto ufficiosa, che non posso tenere in considerazione, che potrebbe cambiare e magari la signora potrebbe poi reiscrivere, una volta ottenuta la promozione, il ragazzo di nuovo nel nostro liceo.
Allora il tono cambia. Mi dice che non ho mai incoraggiato il figlio, anzi l'ho minacciato dal primo giorno di scuola (la minaccia sarebbe il fatto che ho detto all'alunno che il compito di riparazione era stato disastroso e anche l'interrogazione, quindi avevo tentato di renderlo consapevole del fatto che era stato promosso l'anno precedente solo per dargli un'ulteriore possibilità).
Prosegue dicendo che, nell'ultimo compito, gli ho corretto un errore che ad un altro non ho corretto. "Signora, le dico, anche fosse così, avrebbe preso 3,5 anzichè 3, il che non avrebbe avuto comunque nessun effetto sulla valutazione generale.
Va avanti affermando che l'ho offeso e io:"Signora, io, per mia abitudine, non dico "Stupida" neanche alla gatta. Si figuri ad un alunno". Precisa allora che io non l'ho offeso, ma che il ragazzo si è sentito offeso e che poi che conta il liceo? Gli studi seri si fanno all'Università da grandi e anche lei ha preso da poco l'ennesima laurea.
Sono sfinita. Cedo le armi e le dico che se vuole può sottoporre i compiti di latino del figlio alla Preside o a qualsiasi altro professore di latino. E poi le chiedo:"Signora, ma invece di fare tutta questa fatica oratoria con me, non era meglio andare da suo figlio a dirgli di prepararsi bene qualche versione e di farsi interrogare, così magari in questi due ultimi mesi recuperava qualcosa?" No, è una soluzione che la signora non prende neanche in considerazione. Tanto io nei confronti del figlio sono da sempre prevenuta. La congedo. "Signora, questa conversazione non ha più nessun senso per me. La saluto. Faccia come crede"


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26 marzo 2011

L'annosa contesa Roma - Milano

Difficilmente ad un romano viene in mente di andare a Milano. Probabilmente anch'io non sarei stata mai presa da questa curiosità se mia figlia non avesse chiesto di andare a vedere un concerto dei Beady Eye. Lo so che non sapete chi siano, ma questi sono i vantaggi dell'avere un figlio o una figlia adolescente, cioè il fatto che, pur se non sei più un pischello o una pischella, sai però che gli Oasis si sono separati ed uno dei due, Liam Gallagher, ha fondato un nuovo gruppo, i "Beady Eye"....che, vabbè, per uno che è vissuto negli anni dei Pink Floyd e dei Deep Purple, fa anche ridere, però lasciamo perdere le valutazioni musicali. Insomma mesi fa prenotiamo questo concerto all'Alcatraz di Milano e io mi chiedo che c'è da vedere di bello a Milano (si sa, noi romani siamo un po' tutti come i Cesaroni e pensiamo che MIlano abbia una sola cosa bella, il treno che ritorna a Roma). Il Duomo, la Galleria, Via Montenapoleone e il cenacolo vinciano....non so come ho fatto, ma sono riuscita, nonostante sia tutto prenotato per mesi e mesi, a prenotare una visita proprio per il 17 Marzo. Insomma prendiamo il freccia rossa, che, è vero, costa una cifra, ma è una meraviglia con tutti i comfort, che ti porta in sole tre ore a Milano. Già la Stazione è un edificio bellissimo ed imponente, pulito e pieno di negozi, molto meno maleodorante della nostra Stazione termini. Prima tappa (lo so, l'ho già detto, siamo tutti un po' Cesaroni...) pranzo in un ristorante sardo di amici di infanzia del socio. Seconda tappa Duomo, Galleria, Via Montenapoleone, Scala e Casa di Manzoni (chiusa). Piove a dirotto, ma i Milanesi non sembrano farci caso. I mezzi funzionano benissimo, sono tirati a lucido, i Milanesi li usano educati, composti e ben vestiti (noi Romani in confronto siamo molto più caciaroni e stramiciati). Se non fosse per l'immagine della Moratti sorridente che ti perseguita dappertutto, una sorta di Grande Fratello onnipresente, sarebbe davvero piacevole scorazzare in lungo e in largo. La sera, sbagliamo tre volte percorso, ma alla fine arriviamo al concerto del tizio inglese, che sembra un po' preda di una paresi che lo fa stare inclinato sul fianco destro per tutta l'oretta (Deo gratis! Finisce subito!) della sua esibizione. Torniamo, sempre con efficentissimi bus notturni, distrutti in albergo,  ("La residenza", molto carino, ecologico e feng shui). La mattina dopo dico la cosa sbagliata, mentre chiacchieriamo con il personale al desktop. Ci stanno dicendo che presto la metro sarà prolungata fino da loro e quindi saranno ancora più facilmente raggiungibili. Sbadatamente dico:"Certo sarà più facile per voi qui a Milano. Da noi appena scavano esce ogni ben di Dio!". L'addetto piccato ci tiene a precisare che quando scavano anche lì a Milano trovano reperti antichi. In effetti sono stata un po' prevenuta nella mia affermazione (d'altronde anche Milano è stata una delle capitali dell'Impero ROMANO!!!)
E poi è il turno del cenacolo. Aspettiamo in una sorta di camera di isolamento alcuni minuti prima di vederlo e già questo ti carica di emozione. Sapere poi che lì ha lavorato lui, faticando e sbagliando la tecnica del suo più grande capolavoro, che poi è stato addirittura bombardato ed è rimasto all'aperto per molti anni e che, quindi, avremmo potuto non vederlo mai, ti fa arrivare lì davanti con il fiato sospeso e te lo tolgono ancor più quegli azzurri incredibili delle vesti e dei mantelli. Un incanto che ti è permesso ammirare nei suoi particolari per un solo quarto d'ora. Poi "Prego, si esce, signori!" Bookshop, libri, guide, souvenir e sei di nuovo nel mondo reale. Ultima tappa al Castello Sforzesco. Piove ancora a dirotto. C'è tanta gente in fila per vedere la Pietà Rondanini, ma noi non abbiamo più tempo. Giusto un'ultima foto ad una fila di orientali vestiti da sposi, armati di ombrello, che escono felici, dopo aver celebrato il loro matrimonio.

1 marzo 2011

Cosa gli dovrei fare?

Trad.Insegnante :

Romolo fondò una città sul monte Palatino e la chiamò Roma dal suo nome; poi accolse nella città una moltitudine di confinanti.

Numa Pompilio non combattè nessuna guerra, ma istituì leggi e tradizioni per i Romani e divise l'anno in dieci mesi.

Tullo Ostilio riprese le guerre, vinse gli Albani, aggiunse alla città il monte Celio.

Poi prese il potere Anco Marzio, nipote di Numa da parte della figlia: combattè contro i Latini, aggiunse il colle Aventino e il Gianicolo alla città, fondò una città presso la foce del Tevere al sedicesimo miliario da Roma.

Tarquinio Prisco raddoppiò il numero dei senatori, edificò il circo, instituì i giochi romani e aggiunse molti terreni dei Sabini al territorio della città di Roma.Dopo Tarquinio Prisco prese il potere Servo Tullio: sottomise i Sabini, aggiunse alla citta il Quirinale, il Viminale e l'Esquilino, circondò le mura con un fossato, ordinò il censimento.



Tarquinio il Superbo sottomise la città di Gabi e stipulò la pace con gli Etruschi.


Poi Bruto sollevò il popolo e tolse il potere a Tarquinio.

Trad.alunno:

Romolo fonda Roma e nomina il Palatino, dove si recavano molti fornitori


Numa Pompilio fu incaricato per i Romani di portare le belve ma lui stoltamente si colloca verso le dieci descritte.

Tullio riprese le ostilità contro gli Albani, verso il monte Caelio.

Dietro prese l'impero Anco Marzio da parte della figlia Numa: combatterono contro i Latini nei monti Giannicolo e Aventino crea le fogne che finiscono vicino Ostia, Tiberio fonda le strade di Roma utilizzando la sedicesima pietra miliare.

Prima Tarquinio Prisco prende Servo Tullio e con lui respinge i Sabini, in città costruiscono il Quirinale, il Viminale ed l'Esquilino, nel circo muore il comandante che istituì il censimento.





Tarquinio Superbo spinge i cittadini di Gabi e con gli Etruschi fece pace.


Prima Bruto aveva spinto il popolo a togliere l'impero a Tarquinio.

28 febbraio 2011

Non se ne può più....

Quousque tandem, Berlusca, abutere patientia nostra?
Un giorno attacca la scuola pubblica, che "non educa ai valori della famiglia" (ma senti poi da che pulpito!) e semmai potrei dire, da addetta ai lavori, che sono molte famiglie che non educano i figli ai stessi valori a cui cerco di convertirli io (solidarietà, rispetto delle leggi e dell'ambiente, rispetto in generale degli altri, etica, onestà in una sola parola). Poi i gay..ma a questo riguardo potremmo scrivere un libro di citazioni dell'omofobia berlusconesca. I magistrati non ne parliamo. La Costituzione? Gli è simpatica la Costituzione? Figuriamoci! E' datata e pensata da un gruppetto di comunisti. La Magistratura? Apriti cielo! Decerebrati, mostri, toghe rosse etc.etc. che ce l'hanno solo con lui. I giornalisti? Tutti contro di lui! I comici? Altro parterre di gente che gli rema contro! Le donne? Quattro radical-chic, che scendono in piazza tanto per non stare ai fornelli!

Oggi anche il Quirinale e i collaboratori del Presidente che fanno le pulci a tutto quello che pensa, propone, legifera...

Quest'uomo è solo, molto solo e già l'ho detto mi fa anche un po' pena: gli rimangono solo i fidi collaboratori prezzolati, un gruppo di parroci di provincia, che lo amano tanto e lo difendono contro ogni logica e un gruppo di donnine allegre...almeno fintanto sia pronto a pagare scarpette di Manolo Blanik, borsette di Prada, automobiline fashion e appartamenti all'Olgettina.

13 febbraio 2011

Se non ora, quando??

All'una siamo partite mia figlia ed io: Prendiamo la metro ed è già uno spasso vedere tante donne, tutte bellissime, ragazze coloratissime, donne di mezza età eleganti, signore anziane molto raffinate e giovanili. La metro è zeppa, ma si svuota d'un colpo alla fermata Flaminio.
Quando arriviamo la piazza, sul fondo, presenta ampi spazi vuoti. Mando un sms a lei , che mi risponde: "Sono sotto al palco, dove vedi un gruppo di ombrelli aperti rossi". E' praticamente dall'altra parte del mondo: provo ad aggirare l'obelisco sulla destra. Impossibile. Esco dalla piazza e cerco di rientrare da sinistra e, dopo un milione di :"Scusi! Posso?" arrivo agli ombrelli rossi. Ancora niente. Poi S.dice (Non l'ha mai visto se non in foto): "Ma quello mi sembra il marito e davanti c'è una ragazza con i ricci.." E infatti è lei: incredibile, l'avrei riconosciuta anch'io tra un miliardo di persone. Ci conosciamo da sei anni solo telematicamente (è lei che fa il conto) e mi sembra di conoscerla come una di famiglia da una vita......Ci salutiamo promettendoci di rivederci presto, ma io devo riaffrontare il taglio della folla, che nel frattempo è diventata oceanica (se stasera dicono che eravamo pochi, spacco il televisore!) per raggiungere un punto dove il socio, che sta per arrivare direttamente da lavoro, mi possa individuare. Un altro milone di :"Scusi! Posso?". All'angolo di Via Ripetta c'è stranamente parcheggiato un double deck bus di quelli che fanno fare il giro di Roma ai turisti. Sembra un buon posto per aspettare, ma poi, ad un certo punto, il tizio mette in moto e la folla si sposta e anche noi, trascinate, siamo costrette a spostarci. Faccio in tempo a veder Veltroni, a stringergli la mano e a piangere un po' con lui, ricordando quante volte ci siamo incontrati e salutati proprio lì, tutti gli anni a Capodanno, quand'era sindaco. Alla fine riesco a trovare un posto stabile di fronte al ristorante Il Bolognese (una pasta cacio e pepe 16€, una caprese 15€: Bolognese non avrai mai i miei soldi!), a fianco al bar Rosati. Una folla continua e immensa scorre ininterrottamente di fronte a noi per più di un'ora. Nel frattempo arriva il socio, vediamo passare e salutiamo un cugino, la moglie e i due figli (mi fa sempre un effetto stranissimo incontrare genete che conosco in queste occasioni), Athina Cenci e, no, non ci posso credere!, il Dandi di Romanzo Criminale. Ricevo anche un messaggio di un'amica archeologa che non vedo da circa vent'anni, che mi scrive: "Sono presso la camionetta della polizia, di fronte la Chiesa degli Artisti". Fortunatamente si tratta di attraversare soltanto la strada e, dopo un po' ci riesco. Facciamo il bilancio delle nostre vite di archeologhe fallite e ci consoliamo dicendo che, in fin dei conti, è toccata la stessa sorte un po' a tutti i nostri ex-colleghi eccetto pochi e ci diamo appuntamento al Fonclea per la prossima cover band dei Beatles.
Sul palco si avvicendano la Finocchiaro, la Camusso, giovani donne universitarie, mamme, precarie. Il momento più bello è quando viene chiesto un minuto e mezza di silenzio e, nonostante la folla, si sente scrosciare addirittura l'acqua delle fontane. Alla fine dal palco chiedono:"Se non ora, quando?" E la folla, alzando le braccia, grida:"Adesso!" Gli altoparlanti mandano a tutto volume "People have the power" E dalla balconata del Pincio viene srotolato un gigantesco striscione con le stesse parole. Molte donne si commuovono, anch'io mi trattengo a stento. Capisco che non fa quest'effetto solo a me la folla, la folla pacifica che protesta, che canta, che balla, che è unanime e concorde su quali siano i diritti di un popolo, di una nazione, su cosa sia la morale, su cosa debbano essere la politica e la dignità e il rispetto.

11 febbraio 2011

Questua

Interpreti:
la prof.; gli alunni del I D; gruppi di ragazze di varie sezioni dei quinti (normalmente in uno scientifico sono per la maggior parte maschi, ma, chissà perchè, in questa occasione vengono in prevalenza ragazze)

Venerdì,seconda ora, grammatica italiana, classe ID, per la terza settimana consecutiva

-
Toc, toc! Possiamo entrà, professorè? Possiamo chiede 'na cosa alla classe?-
-
Prego, prego, entrate pure!
- Ve volevamo dì che, visto che s'avvicina la sega dei cento giorni, stamo a raccoje i soldi e allora amo pensato de fà dei dolci e de venneli....Se volete potete sceglie la sachertorte, lo strudel de mele, la crostata, il rotolo alla nutella, la torta allo yogurt, il ciambellone normale o al cioccolato, la torta pere e cioccolato, il rotolo ai frutti di bosco. La sachertorte costa 15 euro, mentre l'altre solo 10-
-
Ma qui se continuate a vendere dolci a questi gli viene il colesterolo e i genitori devono fare una cessione del quinto dello stipendio: in due settimane hanno già speso dieci euro a testa di dolci-
- E vabbè, su, prof., ce devono aiutà, stamo a organizza pe' andà fuori tre giorni. A Monterotondo c'è 'n amico nostro che cià lo zio che conosce uno co' 'n agriturismo...-
-Dai, su, sbrigatevi che devo spiegare!-
- Allora che avete deciso?-

Tutti nella classe iniziano a gridare rivolti al rappresentante deputato a raccogliere i soldi

-
Io vojo er rotolo al cioccolato! Io no, me vengono i brufoli! Io nun ciò più 'na lira! No, no, regà, piamo la sacher, che l'ho assaggiata 'na volta al Quadraro e è bonissima! Ma ke nn ci 'o sai che che 'a Sacher è ' torta d'i Nazisti! Basta, basta, regà, a torta ve a porto io, che mi nonna 'a fà da Dio così nn cacciamo 'na lira! Ma tu' nonna n'avevi detto ieri che era morta pe' giustificatte a fisika?? Dai,su, decidemose....a me me va bene tutto, basta che poi me 'a fate magna che l'altro giorno se l'è magnata tutta Simone! Lasciamo perde, tanto co 'l latte alle ginocchia che m' è venuto ce potemo fa 'a torta allo yogurt! Si, si!! No, no!! Decido io! Seeeee......

Nel frattempo il gruppetto di ragazze del quinto sta silenzioso sulla porta, cercando di prendere appunti, ma quella con carta e penna in mano non sa da dove cominciare. La prof. tiene china la testa tra le mani, aspettando che tutto finisca e rimpiangendo i bei tempi in cui le seghe dei 100 giorni gli alunni se le pagavano da soli o al massimo giravano in centro con una scatoletta con una fessura in alto a mo' di salvadanaio e ripete tra sè e sè:

- Perchè non li ho buttati subito dalle scale? -

Con la collaborazione di mia figlia.

10 febbraio 2011

Storie dolorose

L. è un ragazzo diverso dagli altri. Per la prima volta quest'anno lo vedo ogni tanto girarsi indietro verso il resto della classe, ridendo con gli altri, rispondendo alle battute degli altri. L'anno scorso sembrava pressochè muto, isolato, su un pianeta lontano e sconosciuto, dal quale riscendeva ogni tanto per dire qualcosa di stentato e frammentario alle interrogazioni. Non che sembrasse non studiare, ma piuttosto uno che fosse assalito da dubbi amletici ogni volta che toccava un argomento.
Non bello, cicciotto, parecchi brufoli, un look opposto a quello dei ragazzi considerati i più "fighi" della classe.
Poi pian piano scopro che ha due grandi passioni: l'informatica e gli scacchi: Ogni cosa chiedo di trovare su internet, lui è il primo a portarmela, a postarmela su facebook, dove ha creato una pagina dedicata alla sua classe. L'anno finisce e viene promosso con un bel sei pieno di media.
Quest'anno è seduto allo stesso posto, in una classe diversa. Vicino alla stessa compagna di banco, silenziosa, un po' come lui, ogni tanto sorride, voltandosi indietro come lui...in fin dei conti si assomigliano: fisicamente, caratterialmente, persino nel rendimento scolastico.
Pochi giorni fa il ricevimento dei genitori: si presenta un tizio, calvo, con un atteggiamento un po' supponente: Si presenta: "Sono il padre non affidatario di L:" e mi dà subito fastidio. Prosegue dicendo che ha un pessimo rapporto con l'ex-moglie e il figlio, che ha un'altra compagna, che ha un'altra figlia più piccola di L., che non riesce ad avere, nonostante i suoi sforzi, un buon rapporto con lui. Gli manda messaggi, auguri di Natale e di buon compleanno, ma non riceve risposta. Intanto penso se la legge, in questi casi, mi permetta di dare notizie sul figlio al genitore "non affidatario". Aggiunge che L. non vuole mai andare da lui, nè tanto meno avere rapporti con la sorella. Continua a ripetere che non si spiega come mai il figlio, alle superiori, non vada un granchè, mentre prima era bravissimo (capirò poi che accusa sottintende con queste parole)

Improvvisamente capisco tante cose e decido di dire a L., che è venuto il padre. Non tanto per farglielo sapere, anzi preferirei che non lo sapessero nè lui nè la madre. Quanto per dirgli che forse non è giusto rinunciare ad un padre e che, magari, tra qualche anno ne sentirà la mancanza, le cose magari cambieranno e potrebbe trovarsi bene con lui.
Incontro L. a ricreazione sulle scale, davanti ad uno dei finestroni, che guardano la campagna romana. Gli dico in breve quello che penso, raccomandandomi di non dire niente alla mamma, perchè è meglio non creare altre occasioni di litigio.
Non l'ho mai sentito mai parlare tanto questo ragazzo: mi dice che odia il padre che l'ha abbandonato a quattro anni, che ha subito una serie infinita di violenze (per fortuna solo verbali) e di cattiverie da parte di quest'uomo, che arrivava a chiuderlo a chiave in una stanza da piccolo e rimaneva dietro la porta a sbraitare contro di lui e la madre. Che una volta si è messo ad urlare sotto al palazzo, perchè lui non voleva andare a casa sua, provocando le ire di tutti i condomini. Che un'altra volta è andato da una sua insegnante delle medie, dicendo che non capiva come facesse, il figlio, a prendere voti così alti e così quella prof. gli aveva diminuito il voto.Che prima si scriveva tutte le malefatte del padre su un quaderno per ricordarsele poi, per fortuna, ha smesso. Conclude dicendo che non vuole vederlo mai più e che spera che la madre riesca a vendere la casa coniugale al più presto così non avranno più motivo di incontrarlo e di parlargli.
E io non so come dargli torto, dar torto a quegli occhi belli, arrabbiati, pieni di rancore, finalmente sicuri di sè nel ricordare il male che gli è stato fatto.

30 gennaio 2011

E un giorno tutti si stancarono di lui...

Se ne stancò la gente, non potendone più di veder campeggiare quel faccione tirato e ghignante e quei capelli d'asfalto su tutte le tv , le radio, i telegiornali, i giornali, le riviste patinate. Anche se non guardavano la voce gli arrivava dai video messaggi; se spegnevano tutto e non compravano nulla, arrivava ad inviargli per posta libretti con la sua storia e le sue imprese eccezionali. Se diffidavano il postino dal consegnare tale materiale nelle loro cassette, arrivava persino a telefonare a ciascuno di loro, a tutte le ore, compresi numeri privati e telefonini.

Se ne stancarono tutte quelle povere e giovani ragazze: non ne potevano più di vestirsi da crocerossina o da poliziotta, di guardare ogni sera "Baarìa", bere solo coca cola e ricevere in cambio un sacco di soldi da quello che per loro era solo un nonnetto molto invadente. Flaccido ed egocentrico pretendeva che tutte ridessero delle sue barzellette e intonassero in coro le squallide canzoni scritte a quattro mani con il suo pianista preferito. Non ne potevano più di abitare tutte insieme in quel condominio-alveare in monolocali un po' squallidi, da dove venivano chiamate ogni volta che magari avevano un piacevole appuntamento con un baldo giovane muscoloso.

Se ne stancò il suo alleato politico, tanto ormai il figlio un po' scemo l'aveva sistemato e quindi non aveva più niente da chiedere alla vita. Dividere l'Italia non gli era mai interessato visto che tanto era già divisa da sè. Aevava imparato poi ad apprezzare la collaborazione di uno stuolo di extracomunitari, che lustravano la casa, cucinavano benissimo e ogni tanto sopportavano pure la sua compagnia.

Se ne stancarono i figli visto il ritmo con cui sperperava la loro eredità con donnine allegre. Lo fecero interdire per incapacità di intendere e di volere. Lo rinchiusero in un ospizio con personale esclusivamente maschile di tendenze sessuali neanche tanto misteriose.

E fu presto dimenticato e visse i suoi ultimi anni raccontando a tutti di quando organizzzava feste meravigliose nelle sue fastose residenze insieme a donne giovani e bellissime, amato da tutti, confidente degli uomini più importanti di tutto il globo, padrone di radio, tv, case editrici, padrone dell'Italia, ma che dico del mondo, ma che dico dell'Universo.

Dopo la sua morte un oscuro poeta di provincia scrisse un carme a lui intitolato, che così cominciava: Ei fu. siccome immobile....

26 gennaio 2011

Lezione sotto il mare

A un miglio di profondità, nell'Oceano Pacifico, nella fossa di Buenas Umbras, era in corso uno strano assembramento di balene.

Un capodoglio enorme, più di venti metri, pinneggiava in surplace.

Almeno una ventina di giovani balenottere gli stavano di fronte, in fila per quattro.

Qual era il mistero di questo anomalo branco?

Nessun mistero: era una scuola, il capodoglio era il maestro e le venti balenottere le allieve.

La lezione si teneva in ultrasuoni e il titolo era: Capolavori della letteratura cetacea.

- Care scolare- disse il maestro- parleremo oggi di quello che è ritenuto il libro più importante della nostra storia. E cioè Il diavolo zoppo. Voi lo conoscete, vero?

Le belenottere annuirono scodando, senza molta convinzione.

-Come sapete, il libro è stato scritto nell'anno dei sette iceberg, da un capodoglio albino di nome Moebius Benedicktus. Egli fu perseguitato tutta la vita da un baleniere al quale, in leale duello marino, aveva staccato una gamba. Ovviamente a provocare, come sempre, era stato l'umano. Ma costui, gonfio d'odio, si mise a perseguitare Moebius per tutti gli oceani....Qualcuno sa come si chiamava questo baleniere?

- Crab?- suggerì una balenottera rotonda.

- No - sospirò il maestro.

- Calab...no, anzi, Ahab- disse una balenottera tigrata.

- Brava Rigutina, così suona il suo nome nella lingua degli uomini. Ebbene, il racconto di Moebius Benedicktus inseguito da Ahab,Le sue riflessioni sulla morte e sulla caducità dell'esistenza, le avventure e i colpi di scena, fino al tragico finale, fanno di questo libro un capolavoro pelagico che non può mancare nell'archivio ultrasonico di nessuna balena....Ora, sapete dirmi come gli umani chiamavano Moebius Benedicktus, il nostro niveo, grande scrittore? Tu, Pinnamozza, là in fondo, mi stai ascoltando o fai merenda di meduse? Sai rispondere?

- Ehm...ecco...

- Cosa stavo dicendo?

- Dinque...parlava di iceberg...e di un marinaio con un occhio solo.

- Uffa, Pinnamozza, come al solito non sei stata attenta...e io non so perchè... La tua membrana sta ascoltando un altro ultrasuono...dimmi cos'è.

- Ma veramente, signor maestro....

- Dimmelo!

- Stavo ascoltando Ventimila baci sotto il mare , ovvero la storia di Balenonzolo e Balenadia, una bella storia d'amore...

- E tu, Pinnablù?

- Io....stavo ascoltando una raccolta di barzellette sui trichechi.

- E tu, Codaforata?

- Io ascoltavo musica, i Killerwhales, un gruppo heavy-ocean molto tosto...Vuol sentire anche lei?

Il maestro sospirò con grandi bolle, poi disse:

- Va bene, intervallo, tutte in superficie.

E mentre le balenottere gioiose correvano verso l'aria per schizzarsi e per giocare, pensava:

- Che senso ha ancora studiare Moebius Benedicktus? E' sempre più difficile far leggere queste giovani bestie. E soprattutto, ne vale la pena?

Poi emerse, e guardando un'isola lontana pensò: che solitaria fatica insegnare i classici! Chissà se gli umani stanno meglio....

Stefano Benni da "La grammatica di Dio"

21 gennaio 2011

Tema in classe

 

 

 

Tema

Scrivi una lettera o alcune pagine di diario, raccontando un’esperienza di viaggio, che ricordi con particolare piacere. Privilegia le descrizioni soggettive dei luoghi e/o delle persone, inserendo in ciascuna suggestini provenienti dai cinque sensi

 

Svolgimento

15 Gennaio 2010

Caro diario, in queste pagine ti racconterò della mia ultima vacanza estiva. Te la racconto a sei mesi di distanza, perché ti ho appena ricevuto in regalo e mi sono messo subito a scriverti. La vacanza è durata una settimana, è iniziata il 24 Luglio ed è finita il 30 Luglio. Destinazione: La Caletta, Sardegna.

Sono andato in vacanza con mio fratello, mio padre, mia madre, i miei zii e i cugini . I nomi non sono importanti, non se scrivo ad un oggetto inanimato. L’importante è che io sappia come si chiamano.

Il 24 Luglio, di mattina, avremmo dovuto imbarcarci. Ma la nave ha fatto ritardo di 7 ore e quindi siamo partiti di pomeriggio. Alle 11 di sera siamo arrivati in Sardegna. Per arrivare alla Caletta ci abbiamo messo mezz’ora. A mezzanotte passata siamo arrivati a destinazione. Subito mia zia ci ha mostrato la casa che avevamo pagato. Arrivati in questa casa, abbiamo svuotato le valigie. La casa era formata da quattro stanze: il bagno, un salone e due camere. La città era più bella della casa ed ogni sera c’erano le bancarelle eed ad una ho comprato un anello. Le strade erano pulite, non c’erano odori sgradevoli ed ogni sera era bello poter toccare la sabbia con le mani. I cibi sulle bancarelle erano ottimi. Caos non ve ne era se non alle bancarelle. Quando tornavo a casa vi era un silenzio tombale. Ma ritorniamo al viaggio. Considerando che un giorno va dalle 00.00 alle 23.59, posso dire tranquillamente che quando andammo a dormire era già il 25. Ci siamo alzati il 25 alle otto. Siamo andati in spiaggia e ci siamo rimasti per tutta la mattinata. Prima abbiamo pranzato a casa di mia zia e abbiamo giocato a carte con mio fratello e i miei cugini, poi siamo ritornati in spiaggia. La sera siamo ritornati a casa e ci siamo fatti la doccia. Dopo di che ci siamo diretti da mia zia e abbiamo cenato. Non serve raccontare gli altri giorni perché siamo sono andati nello stesso modo del 25. Unica differenza che c’è stata è che il 27 sono stato con una canzone messa da mio fratello nel mio orecchio. La spiaggia era molto pulita, il mare molto calmo. Mio cugino ha conosciuto una ragazza molto carina ed io ed il suo fratellastro siamo stati campioni di calcio in spiaggia. Ho visto anche la casa di mia zia. Molto pulita, ordinata e grande. Ora ho finito il mio racconto e non credo serva aggiungere altro se non una frase di chiusura

A domani

S.

 Zzzzzzzzzzzzzzzzzz………


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permalink | inviato da Gattara il 21/1/2011 alle 16:55 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa

19 gennaio 2011

Problemi di crescita

La prof. ad un alunno di cui rileva grandi difficoltà espressive:" Ma tu parlavi da piccolo? A che età hai parlato?" Risposta: "Sissì, prof., parlavo tanto e gesticolavo con le mani. Poi mi hanno di detto di non farlo e io non ho parlato più!"

19 gennaio 2011

"Ma l'impresa eccezionale, dammi retta, è essere normale." [Lucio Dalla, Disperato erotico stomp]

:))))))))




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17 gennaio 2011

Si è fidanzato....

Prima reazione: echissenefrega!
Seconda reazione: guarda che volpino! Come quelli che toccano il culo ad una in autobus e poi dicono:"Ma cosa crede? Io sono una persona rispettabile! Sono un uomo sposato!"
Terza reazione. "Fidanzato?" Ma "fidanzato" è un termine che è ancora lecito usare per un uomo che è nato nel 1936? Un uomo di settantacinque anni? Gli adolescenti si fidanzano, anzi neanche quelli che al massimo "stanno insieme". Ci si fidanzava un tempo, quando si andava a chiedere la mano di una fanciulla ad un padre. Ci si fidanzava con l'approvazione degli adulti per poi poter mettere su casa e sposarsi. Visto il toto-fidanzata (nessuna oltre i venticinque anni), cosa farà adesso questo signore? Si sposerà, per l'ennesima volta (in Comune lui integerrimo tutore della Chiesa Cattolica e della Famiglia), con una ragazza che ha cinquant'anni meno di lui??? Gli faranno da testimoni Fede, Lele Mora, Signorini, la Santanchè, Bondi o Feltri? Troppo lunga infatti la lista dei suoi parvenu...rischia di scontentare molti.

6 gennaio 2011

Bilancio delle feste trascorse





Bilancio delle feste trascorse

 

26 giorni di vacanza

3 giorni di malattia

1 ginocchio rotto

1 matrimonio triste

2 pranzi con parenti

6 invitati spilorci

1 Capodanno in piazza

3 invitati indesiderati

4 passeggiate in centro

0 visite a mostre e musei

1 serata a teatro

1 pizza napoletana con cameriere invadente

1 concerto rock

5 giri a tombola

3 libri letti

10 puntate di romanzo criminale II serie viste

0 volte al cinema

3 film alla tv

 

 

Un numero imprecisato di chili in più......



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1 gennaio 2011

Buon Anno...

Buon anno fratello buon anno davvero e spero
sia bello sia bello e leggero
che voli sul filo dei tuoi desideri
ti porti momenti profondi e i misteri
rimangano dolci misteri
...che niente modifichi i fatti di ieri
ti auguro pace risate e fatica
trovare dei fiori nei campi d'ortica
ti auguro viaggi in paesi lontani
lavori da compiere con le tue mani
e figli che crescono e poi vanno via
attratti dal volto della fantasia
buon anno fratello buon anno ai tuoi occhi
alle mani alle braccia ai polpacci ai ginocchi
buon anno ai tuoi piedi alla spina dorsale
alla pelle alle spalle al tuo grande ideale
buon anno fratello buon anno davvero...
che ti porti scompiglio e progetti sballati
e frutta e panini ai tuoi sogni affamati
ti porti chilometri e guance arrossate
albe azzurre e tramonti di belle giornate
e semafori verdi e prudenza e coraggio
ed un pesce d'aprile e una festa di maggio
buon anno alla tua luna buon anno al tuo sole
buon anno alle tue orecchie e alle mie parole
buon anno a tutto il sangue che ti scorre nelle vene
e che quando batte a tempo dice andrà tutto bene
buon anno fratello e non fare cazzate
le pene van via così come son nate
ti auguro amore quintali d'amore
palazzi quartieri paesi d'amore
pianeti d'amore universi d'amore
istanti minuti giornate d'amore
ti auguro un anno d'amore fratello mio
l'amore del mondo e quello di Dio...
Jovanotti


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27 dicembre 2010

Mi sto divertendo molto....




...con questa pagina QUI


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27 dicembre 2010

Passata la festa...



...rimane sempre un fondo di insoddisfazione e amarezza. Insoddisfazione, perchè mi sembra di non aver fatto ciò che avrei voluto. Amarezza, perchè mi rendo conto di non trovare mai l'atmosfera che vorrei. I gesti che vorrei vedere. Le parole che vorrei sentire. Dare piccole cose ed avere in mano solo un pugno di mosche. Fai regali e t'accorgi che l'altra persona non s'è manco ricordata che t'avrebbe incontrata. Non s'è neanche posta il problema. Obtorto collo invitare parenti, che non si vedono mai o quasi mai. Dire che non hai niente in frigo, perchè sei stata ad un matrimonio prima ed ospite per le feste poi e vederli presentarsi in sei,senza neanche una bottiglia di vino o le classiche pastarelle (eppure il 26 le pasticcerie erano aperte...). Preparare comunque un piatto di pasta e vari sfizi. Realizzare che, mentre sono stati più volte ospiti tuoi, loro non hanno mai trovato l'occasione per invitarti da loro.....


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16 dicembre 2010

Due temi difficili da valutare per motivi molto diversi.....

Cercherò di lasciare intatte ortografia e punteggiatura, sintassi, maiuscole e minuscole degli originali. Da ricordare che frequentano un primo liceo scientifico...a me in vari punti è sembrato di correggere un tema di Checco Zalone.....

1) La lettura ed io: perchè mi piace o non mi piace leggere

Io ho letto tanti libri tra cui:

  1. la fondazione di Asimov
  2. Il Signore degli Anelli di Tolkien
  3. Harry Potter della Rowling
  4. Il padrino

Harry Potter l'ho letto circa quattordici volte a libro, la fondazione e Il Signore degli Anelli due volte e il padrino una volta sola. Ho letto anche altri libri interessanti, tra cui Il signore delle mosche, ma questi quattro sono i miei preferiti. Inoltre, sto creando io stesso un libro, che se lo finisco, dovrei riuscire anche a pubblicarlo grazie a mia nonna. Infatti, anche lei è una scrittrice. si chiama M.L. ed ha scritto libri molto belli tra cui ***. Però quello di cui vorrei scrivere in questo tema, si basa sul mio libro. Secondo me scrivere un libro dimostra il mio piacere per la lettura, in quanto non la leggo, ma la uso. Il libro non ha ancora un titolo, perchè io penso che questo vada messo come ultima cosa. L'ispirazione per crearlo mi è venuta mentre dormivo. Ho fatto lo stesso sogno due volte, dopo di che ho deciso di trascriverlo. Anche per me il libro è una sorpresa, come se non lo stessi scrivendo io, ma lo stesse scrivendo un'altro e io lo stessi leggendo. Per scrivere la frase seguente non ci penso. Mi viene spontanea. Inoltre, grazie alla mia professoressa delle superiori, che ci dà un libro al mese, imparo nuove forme di scrittura. Il libro racconta di un mondo futuro nel quale ci sono creature fantastiche. Esse si chiamano Seraf, e sono volpi con la testa umana. Il protagonista è un Seraf di nome Marcus. Esso ha perso entrambi i genitori e pensa di non avere sorelle né fratelli. Marcus ruba all'impero, suo nemico, degli oggetti che erano appartenuti al padre. Il padre, infatti, era morto in guerra, e le guardie imperiali gli avevano rubato tutti i suoi oggetti.Così un giorno, dopo aver fatto l'ennesimo furto, Marcus ritorna nella sua casa dove, per la prima volta nella sua vita, incontra sua sorella, Sanja. Quest' ultima, tra un'ostacolo e l'altro, deve dare motivo di fidarsi al fratello. Però durante un furto, Sanja sarà catturata, e Marcus la dovrà liberare. E mentre cerca di farlo, viene catturato anche lui e viene portato in una aereo-nave insieme alla sorella. Qui ci resta per due anni. Ma una notte c'è un attacco ribbelle e lui e la sorella riescono a fuggire. Dopo di che si unirono ai ribelli e....Purtroppo non posso raccontare tutta la storia, perchè non la so neanche io. Sò solo che se riesco a finirlo, darò una copia alla mia professoressa , una ai miei compagni di classe e, naturalmente, l'originale la terrò per me. Ho voluto parlare del mio libro, lo ripeto, per far capire quanto mi piace leggere. Se non è chiaro, a me piace leggere tantissimo. Quindi io continuerò a leggere e a scrivere. Questo è il mio pensiero sulla lettura.

2) Un fatto dell'attualità che mi ha colpito molto...

Il fatto di attualità che più mi ha colpito è quello di cui hanno parlato tutti i giornali lo scorso mese, lo scandalo politico che ha visto coinvolti il nostro presidente del consiglio e Ruby, la giovane diciassettenne Marocchina, il Bunga Bunga. Il Bunga Bunga, oltre ad essere il soprannome di un famoso fiore indonesiano, è anche un particolare balletto erotico molto in "voga" sulle coste settentrionali dell'Africa settentrionale. Ruby, co-protagonista in questa storia (anche se in questo caso non c'è da vantarsi) parla della villa di Arcore, dove il premier portava varie ragazze tra cui Ruby, per sottoporle a questo "bizzarro"rito. Anche se il presidente aveva avuto già molti scandali in passato, dal "papi" di Noemi (escort pagata dal premier) alla fatidica frase (corretta da me) " meglio inneggiare alla prostituzione che essere omosessuali" (che sotto il mio punto di vista, totalmente apolitico, è un pensiero che a volte mi fa vergognare di avere un presidente del genere), per non parlare del soprannome che si è permesso di dare al Presidente degli Stati uniti Barack Obama ("cappuccino"), questa volta rischia veramente che le sue accuse diventino definitive, ovvero quella di abuso di minore (Ruby) e inneggio alla prostituzione. "Questo ballo mi è stato mostrato da Gheddafi e mi aveva assicurato che questo ballo fa parte della cultura Africana e che non riguardava assolutamente nessun fatto erotico" così controbatte il premier, che non si ritiene minimamente colpevole di alcun crimine, riguardo al pensiero dei giornalisti, Emilio Fede commenta così alle domande riguardo lo scandalo del Bunga Bunga, "Bunga Bunga???l'unica cosa che so riguardo a questo rito, è una barzelletta raccontatami dal premier qualche hanno (sic!) fa". Anche Noemi parla unicamente di questa barzelletta quando gli poniamo la medesima domanda. Per questo ed altro tutto il mondo ci reputa arretrati sotto tutti i punti di vista, sopratutto quello della mentalità e solamente perche la persona che abbiamo incaricato per farlo si diletta nei piaceri della vita o non si comporta come dovrebbe. Ma secondo il mio giudizio, totalmente apolitico ci tengo a dirlo, è il troppo potere che si da in mano a questi uomini la causa di tutto, infatti tutto questo potere gli da alla testa ed è questo che li porta ad approfittarsi o a truffare per arricchirsi e quindi prima di giudicare male i politici (anche se a volte si dovrebbe) bisognerebbe provare a mettersi nei panni di questi uomini e vedere se veramente anche noi non c'è ne approfitteremmo come fanno loro adesso


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